A colloquio con il Dottor Raffaele Leuzzi, Medico Oncologo: “Dobbiamo affamare il cancro”

 

 

Il Dottor Leuzzi, Medico Oncologo prestato alla senologia diagnostica, è quanto mai chiaro e diretto: “Dobbiamo affamare il cancro”.

Il Dottor Raffaele Leuzzi

Quattro parole coincise, che non lasciano margini a dubbi: il Dottor Leuzzi le pronuncia forte della sua formazione e del uso impegno nel campo dell’oncologia.: laureatosi in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Padova, specializzatosi in Oncologia Chirurgica presso l’Università degli Studi di Napoli, diventa Borsista Ricercatore Universitario di Senologia Diagnostica. Attualmente svolge e dirige l’attività ambulatoriale nell’Unità Diagnostica della SIRP (Servizio Interdisciplinare Ricerche e Prevenzione) a Roma, dove effettua, annualmente, circa 5000 esami clinico-strumentali tra Tomosintesi, Cesm, ecografia 3D. Relatore a molti congressi, partecipa a molteplici corsi e congressi riguardanti la prevenzione primaria del tumore al seno e la diagnostica della patologia mammaria, partecipando, in particolare, ad organismi quali la FONCaM(Forza Operativa Nazionale Carcinoma alla Mammella).  Dal 2016 è Presidente dell’Associazione di volontariato “Le donne scelgono”, operante  a Roma  dal 1991 nel campo della prevenzione e diagnosi precoce del tumore alla mammella. E’ altresì  Responsabile Editoriale dei siti  web www.senologiadiagnostica.it, www.ledonnescelgono.it, www.associazionesirp.it.

 

Quello che fa bene alla nostra salute- afferma il Dottor Leuzzi- fa male al cancro che si nutre di glucosio, un energizzante. I picchi glicemici vanno a nutrire il tumore. Sappiamo ciò dagli anni ’30, da quando un medico, il quale venne insignito del Premio Nobel per la Medicina, parlò per primo di questa connessione. Le cellule tumorali necessitano 20 volte di più, rispetto a quelle normali, di zuccheri, ecco perché quando ha bisogno di energia la va a prendere dal glucosio e attraverso i picchi glicemici va a creare vascolarizzazioni e con l’insulina le cellule tumorali crescono”.

 

Con un’alimentazione consapevole, potremmo ridurre l’incidenza dei due tumori più diffusi, quelli al colon retto e alla mammella “Anche del 30%” come dichiara Leuzzi per il quale “Il cittadino, attraverso una scelta mirata del cibo, potrebbe salvarsi da solo”.

Invece siamo ancora lontani dal seguire questi semplici consigli, mentre sarebbe sufficiente sapere  almeno cosa non acquistare:” Carne da allevamenti intensivi e cereali raffinati, preferiti ancora oggi dal 65% degli italiani.  Bene, invece, il pesce azzurro e soprattutto i cereali integrali e i legumi, che invece registrano un consumo pro capite annuo molto basso, siamo infatti attorno ai 4 chili e mezzo. Sul consumo di carne che attualmente si aggira intorno ai 70 chili pro capite annuo, dobbiamo pensare che ciò che danno loro da mangiare a noi fa male. Ormai gli animali sono diventati macchine di produzione per il cibo, basti penare alla velocità con la quale sono pronti per finire sulle tavole: 6 mesi per un manzo, 4  per un maiale e addirittura 35 giorni per un pollo Broiler”.

Scegliere consapevolmente, dunque, porre attenzione a ciò che portiamo in tavola, perché ciò che mangiamo avrà una ricaduta sulla  nostra salute: La pasta da consumare è quella di grano duro ed essiccata a basse temperature. Il grano deve essere il nostro, quello che cresce con il nostro sole, mentre quello importato, specie da nazioni fredde e umide, è piena di glifosato, un pesticida cancerogeno per l’uomo”.

E’ arrivato davvero il momento di invertire la rotta: Dovremmo alimentarci per nutrirci…oggi, invece, ci alimentiamo per ammalarci. E non solo di tumore, ma anche patologie cardio-vascolari, di diabete. Zuccheri e grassi saturi, inoltre, incidono molto anche sull’aumento dell’obesità, specie di quella infantile, con tutte le conseguenze che ne derivano. Un quarantenne di oggi non ricorda, della sua infanzia, tanti bambini in sovrappeso ed obesi come oggi. Nella fascia tra gli 8 e i 9 anni, i ragazzi obesi in Italia sono circa il 30%. Questo vuol dire che i bambini oggi non i nutrono, si malnutrono, così come purtroppo stanno facendo gli adulti”.

Eppure dovremmo cominciare ad avere una maggiore consapevolezza del cibo, di quello stesso cibo che, come dice il dottor Leuzzi:” Dovrebbe diventare un’arma contro il cancro se solo scegliessimo un regime alimentare che ci nutre e non ci avvelena. Il cibo potrebbe essere la nostra medicina: solo in quel caso possiamo parlare di prevenzione che è cosa ben diversa dalla diagnosi precoce. Effettuare la mammografia, ad esempio, così come qualsiasi altro screening, è diagnosi precoce, mentre preservare la salute, impedendo al cancro di prodursi e crescere è prevenzione”.

In una nazione come la nostra, dove la dieta mediterranea dovrebbe essere la protagonista incontrastata della tavole di tutti i giorni, non siamo in grado di preservare quella cultura del cibo dei nostri avi, avvezze a mangiare piatti poveri, frutto della migliore tradizione contadina, la stessa alla quale dovremmo tornare, come dichiara il dottor Leuzzi”: Nel momento stesso in cui, negli anni ’90, si è cominciato a parlare di dieta mediterranea, noi ce ne siamo allontanati, preferendo diventare dei clienti, pronti ad acquistare il cibo industriale. E più compriamo, più sprechiamo: sono andati in fumo 13 miliardi di euro in cibo buttato, lo scorso anno in Italia. Oggi la cucina è diventata l’ossessione di tutti, ne siamo costantemente bombardati, mentre invece dovremmo porre attenzione al cibo che non deve essere considerato come merce ma come strumento di prevenzione e salute”.

Alessandra Fiorilli

I mitici anni ’60…

 

Carissimi lettori, oggi i protagonisti della mia rubrica sono i mitici anni ’60…iniziamo, dunque,  con due abiti rappresentativi dell’epoca: una salopette a campana e un miniabito multicolore…

I miei bozzetti

 

La salopette raffigurata ha una linea aderente fin sopra il ginocchio, da dove, poi, parte una linea ampia, chiamata a “campana”. La maglia raffigurata sotto ha delle righe bianche e nere e una scollatura detta “girocollo”.

La salopette a campana…

L’abito raffigurato arriva al dì sopra del ginocchio, ha una linea svasata. La stoffa ha dei riquadri di colori differenti, come richiedeva la moda degli anni ‘60

…e il miniabito  multicolore

Giulia Di Giacomantonio