Asolo: dove la cultura è di casa. Intervista con la Dottoressa Beatrice Bonsembiante ed il Maestro Federico Pupo

di Alessandra Fiorilli

“Asolo, città dai cento orizzonti”: è così che il poeta Giosuè Carducci definì la cittadina posizionata sul monte Ricco, tra il Massiccio del Grappa a nord e la pianura a sud, che si allunga sin verso Padova e Venezia.

“E’ al centro di un crocevia tra le direttrici nord-sud ed est-ovest, e proprio ad est troviamo il letto del Piave  mentre ad ovest il Brentadichiara la Dottoressa Beatrice  Bonsembiante, Assessore alla Cultura  e Turismo del Comune di Asolo, la quale prosegue il suo racconto su questo borgo inserito tra quelli più belli d’Italia: “ Il primo insediamento umano della zona appartiene al popolo veneto, un popolo semplice, la cui edilizia era caratterizzata da strutture basiche, delle quali rimane in realtà pochissimo, infatti solo alcuni degli oggetti risalenti a quell’epoca sono conservati nel Museo Civico”.

La Dottoressa Beatrice Bonsembiante, Assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Asolo (Foto per gentile concessione della Dottoressa Beatrice Bonsembiante)

L’arrivo dei Romani nel I secolo A.C. segnò per Asolo: “Un grande sviluppo, tanto da diventare municipium romano grazie alla sua posizione strategica. E proprio i Romani costruirono le terme, l’acquedotto ed il teatro che ha una particolarità, tanto da distinguersi da tutti gli altri: è l’unico in contro pendio; quindi, la cavea non era situata nella parte bassa, ma in quella alta, e questo perché i Romani volevano che, alla fine della via Aurelia, tutti dovessero vedere, già a lunga distanza, la facciata del teatro stesso”.

Con la caduta dell’Impero, anche Asolo conosce un periodo buio che termina:”Dopo il 1288, con la presa del borgo da parte di Venezia: Asolo rimarrà una podesteria veneta fino al 1796, quando, con l’arrivo di Napoleone, la stessa città lagunare decadde”.

Ma torniamo alla fine del 1400, quando ad Asolo: “Giunge la Regina Caterina Cornaro, che era stata data in sposa per procura, all’età di 14 anni, al Re di Cipro Giacomo di Lusignano, in quanto il sovrano aveva molti debiti con Venezia e, quindi, il matrimonio li avrebbe, di fatto, cancellati. Ma il re attende quattro anni per far arrivare Caterina nella sua città”.

Caterina si adatta subito alla vita di Cipro ma: “Dopo la morte del marito e del figlio, dopo  appena un anno dalla scomparsa del consorte, regge da sola il trono. Venezia, però, la fa tornare in patria dandole la Podesteria di Asolo”.

Veduta di Asolo (Foto per gentile concessione dell’Ufficio Cultura del Comune di Asolo)

Ma nonostante questo potesse sembrare un esilio dorato: Caterina inizia a realizzare un progetto di corte rinascimentale e chiama ad Asolo artisti di grande spessore che danno slancio alla città, ma l’arrivo della Lega di Cambrai la costringe a dover fuggire a Venezia, dove poi muore”

Una delle caratteristiche vie di Asolo (Foto per gentile concessione dell’Ufficio Cultura del Comune di Asolo)

Dopo l’arrivo di Napoleone ed un periodo di decadenza generale per Venezia e i luoghi limitrofi : “Nasce il fenomeno del Grand Tour e così in Italia arrivano dall’estero i nuovi aristocratici che acquistano palazzi, acquisiscono i comportamenti dei locali, in quanto già da tempo i nobili di Venezia erano soliti trasferirsi ad Asolo, specie in estate, alla ricerca di un po’ di refrigerio”. 

E così: “Gli Inglesi e gli americani cominciarono a prendere casa ad Asolo, dove c’è ancora   una comunità anglofona”.

Tra gli anglosassoni spicca Robert Browning, ma come dimenticare la diva nostrana Eleonora Duse la quale: “Decide di comprare casa ad Asolo, ma muore nel 1924 di tisi, proprio durante quella stessa tournée con la quale avrebbe finito di pagare la casa da lei tanto amata”.

La Sezione Eleonora Duse nel Museo Civico (Foto per gentile concessione dell’Ufficio Cultura del Comune di Asolo)

La diva, però, scelse Asolo come sua residenza per l’eternità, infatti: “E’ qui seppellita”.

Particolari della Sezione Eleonora Duse (Foto per gentile concessione dell’Ufficio Cultura del Comune di Asolo)

La terza donna di Asolo, dopo Caterina ed Eleonora sarà:” Freya Stark, amica della Regina Madre, tanto che Filippo di Edimburgo era solito trascorrere del tempo proprio qui ad Asolo. Freya era una viaggiatrice, fece lavori di cartografia conservati ancora a Londra e scrisse romanzi di viaggio”.

Il Museo Civico si snoda su tre piani: “Al primo è ospitata la Sezione Archeologica, al secondo la Pinacoteca, mentre il terzo piano è tutto dedicato alle tre donne simbolo di Asolo, e si articola infatti nella Sezione Eleonora Duse, Sezione Freya Stark, e Sezione Caterina Cornaro. “Visitare il Museo è come sfogliare un album di famiglia”.

Una suggestiva veduta di Asolo (Foto per gentile concessione dell’Ufficio Cultura del Comune di Asolo)

Oggi Asolo è un luogo di incontri: Una città murata con i portoni sempre aperti, incline all’accoglienza”, conclude la Dottoressa Bonsembiante, la quale mi ha incantato con il racconto sulla sua città di Asolo, grazie alla passione non solo per il settore della comunicazione ma anche per la diffusione della cultura locale.

Veduta d’insieme di Asolo (Foto per gentile concessione dell’Ufficio Cultura del Comune di Asolo)

Asolo ha saputo mantenere viva questa tradizione culturale che da Caterina Cornaro è giunta fino a noi, e non è un caso che da 47 anni si svolge, ogni estate, il Festival Internazionale di Musica da Camera significativamente intitolato “Incontri Asolani” che si tiene, anche quest’anno, come ormai è consuetudine da dieci stagioni, nella suggestiva cornice della Chiesa di San Gottardo, la quale domina la vallata, dall’ 1 al 12 settembre. Questa manifestazione di grande spessore: “E’ nata per iniziativa dell’allora Segretario Generale degli “Amici della Musica Attilio Zamperoni” dichiara il Maestro Federico Pupo che da 30 anni è alla guida di questo evento.

Il Maestro Federico Pupo (Credit Katia Bonaventura, per gentile concessione di Federico Pupo)

Il Maestro Pupo, che vanta un curriculum ricchissimo nell’ambito dell’attività concertistica, dell’insegnamento e di progetti volti alla divulgazione della bellezza della musica, ci tiene a sottolineare come:” Il festival ha un pubblico appassionato”.

Nel programma conferme e novità, anche se:” Quando ci sono nomi di grosso calibro si registra sempre un sold out.”.

La suggestiva Chiesa di San Gottardo (Credit Claudio Sartorato)

Quest’anno il Beethoven 198, che sta ad indicare il conto alla rovescia del bicentenario della morte del grande compositore, si fa in due: “ Si inizia Mercoledì 3 settembre alle 21.00, sempre nella Chiesa di San Gottardo, con le due  Sinfonie beethoveniane nella rara trascrizione ottocentesca per due pianoforti a otto mani di Theodor Kirchner mentre il 12 settembre, giorno di chiusura, ci sono in programma due sinfonie tra le più amate del catalogo beethoveniano, la Sinfonia n. 1 in do maggiore Op. 21 e la Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore, op. 55 “Eroica”, nella trascrizione per violino e pianoforte di Hans Sitt. Questi due concerti rientrano in un progetto triennale dedicato a Beethoven che prevede l’esecuzione integrale delle 9 sinfonie nelle versioni ‘domestiche’ realizzate da Kirchner e Sitt, perfette per un festival di musica da camera”.

Per il Maestro Pupo il Festival è un insieme di sentimenti: “Mi emoziono doppiamente quando, osservando il pubblico da dietro le quinte, ne percepisco le emozioni e quando, andando via, mi ringraziamo per ciò che hanno provato. E tutto ciò è una dimostrazione della qualità che il Festival riesce sempre a proporre”.

                        Alessandra Fiorilli