…e il TEMPO rivolle indietro il tempo che aveva regalato agli uomini

Privi di libertà e pieni di tempo…un tempo che, talvolta, ci sembra infinito, rallentato da una non-azione a cui ci ha costretto l’epidemia.

Da settimane, ormai, non diciamo più : “Ti chiamo io dopo, ora non ho tempo”, “Semmai ci vediamo un’altra volta, adesso devo correre”, Appena mi sarà possibile, verrò a trovarti, tempo permettendo”.

Ecco, ora il tempo abbonda in queste nostre vite trasformate, piene di interrogativi e di paure:  paura del contagio, paura dell’altro, paura di ammalarci, paura di diventare uno dei numeri che, quotidianamente, affollano l’ormai consueto e triste bollettino della Protezione Civile.

In questa dimensione mai sperimentata prima d’ora, in bilico tra l’assenza di libertà e l’assoluta necessità di questa “prigionia” forzata che è l’unico mezzo per lottare, tutti insieme, contro il virus, lui, il TEMPO sembra essere lì, in un angolo a guardarci, sembra che ci voglia dire: “Voi fermi e io che trascorro libero, secondo dopo secondo, minuto dopo minuto, ora dopo ora. Quanto tempo  vi ho dato, nei mesi e negli anni passati… e quanto ne avete sprecato, buttato via, in sterili litigi, in vane lamentele, in fumosi chiacchiericci. E ora che ne avreste in abbondanza, e che vorreste riempirlo di abbracci, incontri, baci, strette di mano….ecco, ora siete lì, immobili, in attesa. E io, allora, mi prendo il mio tempo, il tempo che voi avete riempito con le vostre sciocchezze insulse, con le promesse che sapevano di falsità. Il tempo che non avete assaporato, quel tempo che non vi sarà più reso. Ricordatevelo, uomini, quando ne diventerete di nuovo padroni”.

                                                   Alessandra Fiorilli 

Il tramonto che ci manca e la libertà che tornerà, se rimaniamo uniti

Sono giorni  difficili per la nostra nazione, con un bollettino giornaliero di contagiati, ricoverati e morti che ci fa sentire in guerra, con i nostri sanitari in lotta contro il tempo e con i posti in terapia intensiva al limite del collasso. Chi ha la fortuna solo di rimanere a casa, sta sperimentando, forse per la prima volta, una limitazione di quelle libertà che sembravano scontate e una cancellazione pressoché totale di quella vita che poteva sembrare, talvolta, banale.

E’ indubbio che lo stare in casa per impedire il diffondersi della catena di contagio, diventa sopportabile al pensiero di coloro che si trovano ricoverati nelle terapie intensive, dove non possono incontrare i propri cari e dove la paura della morte si accompagna allo strazio di non poterli vedere neanche un’ultima volta.

Ciò che sta accadendo ha contorni apocalittici e se solo qualcuno, un po’ di tempo fa, ci avesse predetto un tale scenario, saremmo andati via con una smorfia di disgusto, tanto era impossibile credere che, nell’arco di qualche settimana, ci avrebbero chiesto un’autocertificazione per andare a fare la spesa e ci saremmo trovati separati dai nostri familiari solo perché non vivono nella nostra stessa casa.

Il momento che manca di più, specie per coloro che hanno la fortuna di vivere in un paese o in una città sul mare, è quello del tramonto. Non a caso, su Facebook e su Instagram, le foto che più spesso vengono pubblicate e condivise sono quelle che immortalano i minuti dopo che il sole è scomparso all’orizzonte, “gettandosi in mare”.

E lì,ogni sera, il cielo si tinge di arancione carico e di rosso, e l’animo si apre, accogliendo in sé la forza e l’incomparabile bellezza della natura.

Ecco, oggi, questo editoriale, è dedicato al tramonto che ci manca guardare in silenzio.

In questa foto si vedono degli uccelli in volo, da sempre simbolo massimo della libertà,  di questa libertà che oggi tanto ci manca.

Potranno arrivare altri tramonti e altri voli da guardare ma per tornare alla nostra vita dobbiamo restare a casa e credere ciascuno nel sacrificio dell’altro.

Uniti ce la faremo.

                                             Alessandra Fiorilli

L’Alfabeto dei Ricordi- Lettera R

Giunge da un glorioso passato, giunge sui sorrisi di una gioventù che sapeva e voleva sognare, giunge su note coinvolgenti, giunge su ritmi che ti dicono “Muoviti, non puoi star fermo”, giunge dagli Stati Uniti ma contagia tutti perché lui, il ROCK’N’ROLL , protagonista stasera del nostro “Alfabeto dei Ricordi”, è diventato davvero il simbolo di un’intera generazione ed oltre. Eccoli i giovani che lo ballano: sono agili, volteggiano e fanno, a loro volta, volteggiare, con grande facilità, le ragazze che indossano gonne a ruota e scarpe basse. Gli anni ‘50 incarnano alla perfezione il ROCK’N’ROLL: sono anni veloci, pieni di novità, di ritmo…non c’è tempo da perdere perché dopo gli anni bui della guerra si vuole recuperare tutto quello che si è perso…quindi si va, si va al ritmo di musica, si volteggia sui mille sogni di una società che sta cambiando volto, che balla senza stancarsi perché ha chiaro dove vuole arrivare…il ROCK’N’ROLL affascina, strega, e non sarà solo la moda del momento ma in moltissimi continueranno a suonarlo, perché quando ti entra dentro davvero non ti lascia più…

 

Pronti ad impiattare? Sì? Allora iniziamo con una salsa…

Cari lettori sono tornato questa volta senza un piatto o una ricetta, ma con alcune tecniche di impiattamento…Come tutti sappiamo, la cucina contemporanea si basa sopratutto sul mangiare prima con gli “occhi”  e, proprio per questo, oggi vi fornisco qualche idea  su come  impiattare  con una salsa di zucchine. Buona visione e… largo alla fantasia!❤

 

 

 

Alessandro Vellucci

 

I colori degli anni ’60

Carissimi lettori, oggi concludiamo la carrellata di abiti tipici degli anni ’60.

Due abiti tipici degli anni ’60

L’abito rosso raffigurato ha una linea svasata, la lunghezza arriva fin sotto il ginocchio, ha una cinta arancione che riprende anche il colore delle bretelle.  Sono presenti due tasconi con bottoni neri. La scollatura è a barchetta, sotto le maniche e sotto l’orlo è  presente una decorazione fatta di piccoli quadrati uniti tra loro. La coroncina in fiori e le scarpe a stivaletto sono gli accessori principali.
L’abito giallo, è invece composto da due pezzi:  un pantalone e una camicia. Il pantalone ha una linea dritta, mentre la camicia ha una linea morbida. La stampa della camicia ha quattro colori, ovvero quelli più usati negli anni 60′, così come caratteristica dell’epoca era la coroncina di fiori attorno alla testa, come si vede anche dal mio bozzetto.

Per concludere degnamente, non poteva mancare l’abito da sposa di quegli anni con una scollatura a “barchetta”, una linea svasata, dove si aprono due piegoni chiamati “bugie”. Le scarpe sono a punta e hanno un laccio sulla caviglia dove vengono allacciate. La semplicità di questo abito lo rendono unico ed elegante.

…e l’abito da sposa…

Giulia Di Giacomantonio

Il nuovo collaboratore di EmozionAmici è Carlo Belleudi

 

La rivista “EmozionAmici” da oggi si avvale di un nuovo collaboratore : Carlo Belleudi, classe 1999, studente del Liceo Musicale “Chris Cappell College” e con la passione per le sette note sin da quando era piccolo, una passione che lo porta a dire: “La musica è tutta la mia vita perché penso che sia il miglior modo per esprimere quello che provo”.

Carlo Belleudi mentre suona la sua batteria (foto per gentile concessione di Carlo Belleudi)

La batteria è il suo primo amore, ma: “Suono anche la chitarra, il pianoforte e il sassofono”.

Le sensazioni che Carlo prova sono talmente profonde ed intense da farlo sentire, quando suona:  “La persona  più forte del mondo. Un insieme di emozioni che non mi abbandonano mai, neanche quando finisco di suonare il pezzo”.

Una passione, quale per le sette note che Carlo condivide, dal 2017 con altri ragazzi, insieme ai quali ha fondato il gruppo “God Slap”, nato, come ci racconta Carlo: “A scuola, quando un giorno ci diedero da svolgere un compito strutturato per rivisitare, in chiave moderna, i pezzi dei Beatles. Dopo ciò,  gli insegnanti ci chiesero di esibirci anche l’ultimo giorno di scuola. Fu un’esperienza, questa, che ci piacque talmente tanto da pensare di continuare a suonare insieme. Così decidemmo di fondare un gruppo tutto nostro, gruppo che è composto da cinque elementi : basso elettrico, batteria, percussioni, tastiere, chitarra. Insieme ci divertiamo molto, e la passione che ci unisce è quello di suonare ciò che ci più ci piace”.

Il gruppo sta raccogliendo già  le sue prime soddisfazioni:  “Ci hanno contattato per diverse serate in zona e abbiamo suonato anche in giro per il Lazio” dice Carlo che nel 2013 ha partecipato al Concorso Internazionale per Musica da Camera, risultando 1° nella Categoria di Musica d’Insieme e  per 3 anni consecutivi ha conseguito un Master in Batteria presso Monte San Biagio.

Il momento delle prove per Carlo e i suoi colleghi:” E’  crescereè divertirsi con amici che hanno la tua stessa passione,  e con i quali condividi  momenti importanti della vita”, conclude Carlo che per la rivista  EmozionAmici ci parlerà appunto dell’evoluzione della musica, nonché ci regalerà suoi inediti come sottofondo a servizi video giornalistici che tra breve arricchiranno il nostro giornale.

Alessandra Fiorilli

 

 

 

Vi racconto la mia vittoria nel “tempio” della gastronomia italiana: “Il Gambero Rosso”

 

Il giorno 7 maggio 2018 sarà per me una data indimenticabile: per la prima volta ho fatto visita ad un “tempio” della gastronomia italiana, “Il gambero rosso” e ho partecipato alla 5° Edizione del Concorso Nazionale organizzato, appunto, dal Gambero Rosso e dall’Associazione Pandolea.

Abbiamo gareggiato mettendo a frutto tutti gli insegnamenti e le tecniche acquisite  nell’arco della nostra vita , in questo caso esaltando gli ingredienti della nostra regione e, soprattutto, i nostri olii pregiati.

A questo concorso ci siamo sfidati in 3 regioni : una scuola della Calabria, precisamente Crotone,  una scuola di Salerno che gareggiava per la Campania,  e infine la mia scuola “Marco Gavio Apicio” di Anzio, per il Lazio.

Al vincitore andava semplicemente un riconoscimento cartaceo , una serie di forniture di olii

…eccomi, emozionato, insieme ad Igles Corelli, uno degli chef più “forti” d’Italia…

pregiati e, infine, l’accesso  gratuito ad una delle cene più belle e importanti del panorama culinario: la Cena delle Tre Forchette. Ma il miglior premio in palio non è niente di concreto: semplicemente l’emozione di conoscere chef con la C maiuscola e sentire i pareri sul tuo operato, indipendentemente  dal risultato.

Le emozioni sono state  tantissime…per la verità, all’inizio, avevo tanta paura di non essere all’altezza, poi… adrenalina,  euforia, gioia  e  soddisfazione alla fine per essere arrivato primo in classifica.

Fino all’ultimo non sapevo in che posizione mi ero classificato, ma quando ho visto i giudici capire il concetto che ho cercato di far trapelare dal mio piatto, ho capito che qualcosa di buono avevo fatto.

Dedico questa mia vittoria innanzitutto alla mia famiglia che mi ha sempre spronato, a tutte le persone che mi sono state vicine , alla mia Scuola e, in particolare, al mio Professore di Cucina e, infine la dedico a tutte le persone che in questi anni hanno cambiato il mio modo di pensare alla cucina, vista ora  come espressione artistica e concettuale e non come un lavoro.

Ma soprattutto la dedico a me, per la mia umiltà e per la passione che metto ogni giorno.
E’ stata l’esperienza più bella in assoluto: so anche che questa gara e vittoria non è un punto di arrivo ma di partenza!!!

Ringrazio la Dott.ssa  Alessandra Fiorilli per avermi dato la possibilità di raccontarmi, di parlare delle mie emozioni non solo attraverso le  ricette, ma semplicemente raccontando di me stesso.

Alessandro Vellucci

 

I mitici anni ’60…

 

Carissimi lettori, oggi i protagonisti della mia rubrica sono i mitici anni ’60…iniziamo, dunque,  con due abiti rappresentativi dell’epoca: una salopette a campana e un miniabito multicolore…

I miei bozzetti

 

La salopette raffigurata ha una linea aderente fin sopra il ginocchio, da dove, poi, parte una linea ampia, chiamata a “campana”. La maglia raffigurata sotto ha delle righe bianche e nere e una scollatura detta “girocollo”.

La salopette a campana…

L’abito raffigurato arriva al dì sopra del ginocchio, ha una linea svasata. La stoffa ha dei riquadri di colori differenti, come richiedeva la moda degli anni ‘60

…e il miniabito  multicolore

Giulia Di Giacomantonio

Gli abiti anni ’50 e la loro parola d’ordine: esaltare e valorizzare la figura femminile senza tralasciare il gusto, la sobrietà, l’eleganza

 

Altro capo classico degli anni ’50 è l’abito…vediamone, attraverso i miei bozzetti, alcuni, caratterizzati da uno stile intramontabile:  quello rosso ha la gonna che arriva fin sotto il ginocchio,  ampia,  chiamata, proprio per la sua struttura,  ” a ruota”.  Il corpetto è invece aderente, con uno scollo rotondo chiamato, appunto, “girocollo”. Il taglio mette in evidenza il giro vita. L’accessorio di questo abito è il guanto nero. L’abito viola  ha, invece, una linea ampia, la lunghezza della gonna è  fin sotto il ginocchio e ha due tagli laterali, lo scollo è sovrapposto dall’abbottonatura arricchita da bottoni, mentre quello rosa ha una gonna chiamata “a mezza ruota” e la parte superiore un collo detto ” alla francese.

Evidenziare il vitino di vespa  era molto importante in quegli anni, ecco dunque, altri due abiti corredati, ciascuno, da una cinta: quello in bianco e nero ha una linea aderente, la lunghezza arriva poco più sopra della caviglia e sulla gonna sono presenti delle tasche laterali, gli accessori sono i guanti.

L’abito blu ha una linea aderente con l’abbottonatura sovrapposta. Lo scollo è rotondo detto “girocollo”. Ha una tasca chiamata “a filetto” dove si può notare un foulard sempre di raso che fa pendant con la cintura. Un paio di guanti arricchisce il tutto.

La prossima volta arriveranno gli anni ’60…a presto carissimi lettori!

Giulia Di Giacomantonio

 

 

 

Lorenza Fiorilli: curatrice della rubrica di Psicologia per la rivista EmozionAmici

 

Questa sera vi presento un’altra collaboratrice del mio giornale EmozionAmici: la Psicologa Lorenza Fiorilli. Certo…il cognome svela una certa parentela con la sottoscritta…infatti è mia sorella.

Lorenza Fiorilli, Psicologa

Sulla rivista curerà una rubrica di psicologia dove si parlerà degli aspetti della vita di tutti i giorni e delle  interazioni che ciascuno di noi, quotidianamente, stabilisce con l’ambiente circostante.

“Già dall’età di sette anni avevo già chiari quali studi accademici avrei intrapreso: non ho mai avuto dubbi sul fatto di voler diventare Psicologa ed ho cominciato a divorare libri in materia ”, dichiara Lorenza che si laurea in Psicologia presso l’Università di Roma La Sapienza e supera l’Esame di Stato che le consente l’iscrizione all’Albo dell’Ordine Nazionale degli Psicologi.

Le altre passioni di Lorenza: gli animali e la fotografia: “Sono iscritta alla LAV e sin da piccola ho avuto uno spiccato senso di protezione per tutti gli essere viventi. Ovviamente sono vegetariana e sostengo  le campagne della Lega Antivivisezione”.

Con la sua reflex, invece, raccoglie scorci della nostra Italia: “Ma anche tramonti dal nostro terrazzo, come quella foto, da me scattata all’età di 17 anni  che è stata pubblicata sulla rivista “Cosmopolitan” dopo essere stata scelta dal famoso fotografo Angelo Tondini”.

Nel 2008 apre, insieme alla sottoscritta, il Centro di Tutoring Scolastico e Professionale “Atena”  e diventa Segretario dell’Associazione Culturale “Araba Fenice”, da me fondata. Ha preso parte a tutte le rassegne teatrali della suddetta associazione e ha curato  la prefazione di due mie raccolte di storie per bambini “I racconti di Mila  e Pila” e “Mila, Pila e le lettere dell’Alfabeto” di cui la sottoscritta è autrice. Il  ricavato delle vendite dei due libri è andato in beneficenza all’Ospedale Pediatrico “Bambino Gesù” di Roma.

Ha curato una rubrica per il periodico “BCC Nettuno Informa” dal 2009 al 2017.

La passione per la fotografia si è altresì concretizzata in un reportage di scatti che hanno corredato il libro “Dalle vette innevate alle profondità marine: l’Arma dei Carabinieri nei quattro elementi naturali”da me scritto in collaborazione  con il Comando Generale dell’Arma.

Attualmente sta conseguendo un Master in Psicologia Scolastica  e da domani troverete la sua rubrica sul sito della rivista e sulla pagina Facebook  ad essa collegata.

Alessandra Fiorilli