di Alessandra Fiorilli
La facciata austera di Palazzo Medici Riccardi fu voluta personalmente dal committente Cosimo il Vecchio che preferì Michelozzo a Filippo Brunelleschi, il cui progetto fu giudicato dallo stesso Cosimo “troppo sontuoso e magnifico”, in grado di suscitare invidie, da evitare accuratamente.
Dimora privata dei Medici, dove soggiornò uno tra i più illustri della casata, Lorenzo il Magnifico, accolse nelle sue stanze anche personalità di spicco dell’epoca, come Gian Galeazzo Maria Sforza, che fu poi riprodotto tra i personaggi della Cappella dei Magi.
Il 1494 è l’anno della cacciata dei Medici da Firenze e la Repubblica Fiorentina ne confiscò il Palazzo dove , però, nel 1512, la casata tornò a risiedervi fino al 1540, quando Cosimo decise di trasferire la loro residenza nel cuore della città, a Palazzo della Signoria.
Per quarantamila scudi, nel 1659, la dimora fu poi venduta al marchese Gabriello Riccardi il quale, ritenendo eccessivamente austero il palazzo, decise di intervenirvi con una serie di ampliamenti.
Le difficoltà economiche costrinsero la famiglia Riccardi a vendere l’intera proprietà che entrò nell’orbita del demanio nel 1819, salvo poi essere acquistata nel 1874 dalla Provincia di Firenze.

Il “fil rouge” che legherà la famiglia Riccardi all’illustre casata dei Medici, lo si rintraccia ovunque nel Palazzo, a partire dal Giardino Mediceo, luogo molto amato dalla famiglia fiorentina per eccellenza, che qui vi trascorreva gioiosi momenti di convivialità.

I Medici, fino al giorno del loro trasferimento a Palazzo della Signoria, intesero, infatti, quest’area verde come un matrimonio perfetto tra siepi, tra le quali spiccavano quelle di bosso, e capolavori d’arte, quali il gruppo “Giuditta e Oloferne” di Donatello. Durante gli anni in cui fu la famiglia Riccardi a godere di questo spazio verde, si intervenne con delle piccole trasformazioni, che non hanno fatto perdere, però, il fascino di un angolo dove l’animo respira e quasi palpita all’unisono con le piante, i grandi vasi in terracotta ed i vialetti in ciottoli di fiume.

Anche nel Cortile delle Colonne, realizzato anch’esso da Michelozzo, che volle un loggiato di cinque campate per lato, c’è il segno della continuità tra la famiglia dei Medici e quella dei Riccardi che, nel 1700, intese trasformare il cortile in una sorta di museo dell’antichità, difatti è possibile ammirare busti antichi e frammenti di rilievi, mentre la statua “Orfeo che incanta Cerbero” di Baccio Bandinelli raffigura la concordia e l’armonia.

Dopo aver percorso lo scalone che conduce al primo piano, si accede alla Cappella dei Magi, una stanza quadrata con una scarsella sopraelevata che accoglie l’altare. Anche questo prezioso scrigno è stato progettato da Michelozzo, mentre fu Pagno di Lapo ad intagliarne l’incantevole soffitto ligneo.

Sul pavimento, pregiati marmi policromi commessi, e sulle pareti gli affreschi realizzati da Benozzo Gozzoli che ha dipinto ciascuno dei tre Magi su altrettante ma distinte pareti.

Un ambiente raccolto, la Cappella dei Magi, ma che dà il benvenuto al visitatore con la sua eccelsa capacità di incantare.
La ricchezza dei dettagli degli abiti dei Magi che stanno andando in corteo ad omaggiare Gesù bambino, la si ritrova anche nella raffigurazione del paesaggio e degli altri personaggi che Benozzo ha voluto accompagnassero, idealmente, i magi: troviamo, infatti, Cosimo e Piero de’ Medici, i giovani Lorenzo e Giuliano, Gian Galeazzo Sforza e Papa Pio II Piccolomini.
Terminata la visita alla Cappella dei Magi si prosegue verso il Salone Carlo VIII che prende il suo nome dal sovrano, il quale, nel 1494, incontrò proprio in quest’ambiente il Senatore della Repubblica Pier Capponi. Tra arazzi alle pareti, lampadari scenografici, tappeti e divani rossi, il visitatore entra, così, nella quotidianità della famiglia Medici.
Le grandi feste ed occasioni della famiglia Riccardi avevano invece come scenografica cornice la Galleria degli Specchi, che ancora oggi rappresenta uno dei migliori esempi del tardo-barocco fiorentino.
Realizzata tra il 1670 ed il 1677, l’incantevole volta fu decorata solo a partire dal 1682 ad opera di Luca Giordano, il quale concluse il lavoro commissionatogli dal marchese Francesco Riccardi, nel 1685.

Le quattro virtù cardinali segnano gli altrettanti angoli dell’ampio ambiente che avvolge, abbraccia con la forza di una pittura dolce ma capace di rapire i sensi.
Le scene mitologiche sono arricchite dall’omaggio che la famiglia Riccardi ha voluto tributare a quella dei Medici, i quali occupano il centro della volta. Le porte finestre che si affacciano sul Giardino delle Colonne sono decorate da stucchi, mentre, sul lato opposto, quattro specchi dipinti da Bartolomeo Bimbi, Pandolfo Reschi e Anton Domenico Gabbiani fanno sentire il visitatore parte di una storia e ospite di uno dei tanti ricevimenti che ivi si tennero a partire dal 1689, anno delle nozze tra Ferdinando de Medici e Violante di Baviera.
Palazzo Medici Riccardi, Museo dal 1974, ospita anche mostre temporanee, attualmente ce ne sono due: “Firenze Decò. Atmosfere degli anni Venti”, visitabile fino al 25 agosto, e “Paolo Antonio Martini. Disegno e dunque sono” in allestimento fino al 13 settembre.

La prima, promossa dalla Città Metropolitana di Firenze, ha visto la collaborazione tra la Fondazione MUS.E e la New York University Florence, il Gabinetto Scientifico Letterario GP Vieusseux, il Museo Archivio Richard Ginori e attraverso arredi, gioielli, tessuti, abiti e manifesti pubblicitari, racconta la Firenze protagonista degli Anni Venti, grazie al fermento culturale che la rese un importante centro creativo.

Dalle produzioni di Richard Ginori all’estro straordinario di Salvatore Ferragamo che elesse Firenze sede della sua attività, fino alla rivoluzionaria realizzazione della prima tuta di Thayaht del 1920, il visitatore riesce a rivivere quegli anni e ciò che hanno rappresentato per la città.

La seconda mostra dedicata a Paolo Antonio Martini, a quattro anni dalla sua scomparsa, ne celebra l’estro creativo con una esposizione che spazia dai disegni raccolti in oltre centro quaderni ad acquerelli e illustrazioni.

Il genio di questo architetto che ha saputo precorrere i tempi, data la sua attenzione già negli anni ‘70 ed ’80 del secolo scorso, , verso l’architettura bioclimatica e la qualificazione delle aree verdi.

Dalla visita di Palazzo Medici Riccardi si ritorna come dalla casa di un amico, perché in ogni stanza, in ogni affresco, in ogni suppellettile, si percepisce l’amore di chi l’ha voluta e scelta come dimora… una dimora dalla facciata austera ma dagli ambienti che coccolano il cuore ed abbracciano l’animo
Alessandra Fiorilli



















































































