di Alessandra Fiorilli
La notte di San Lorenzo, le stelle cadenti, lo sguardo rivolto all’insù e il pensiero che va alla poesia di Giovanni Pascoli, “X Agosto”, da molti imparata sui banchi, ma soprattutto amata ben oltre gli anni di scuola.
E si rimane lì, ogni 10 agosto, a contemplare questo cielo intatto, pulito, pieno di stelle e poi, quando una di queste cade giù, nel momento in cui si esprime un desiderio, non si può non pensare all’ultima quartina della poesia e a quel cielo, il quale sembra piangere per la malvagità che, dall’alto, vede sulla terra.
La forza dell’opera pascoliana risiede proprio in questo: nell’universalità dei sentimenti umani che non si lasciano scalfire dal trascorrere del tempo e che sono quanto mai vivi, palpitanti, attuali.
E chissà in quanti si siano commossi nel ripetere queste strofe, nell’immaginare il dolore del piccolo Giovanni alla notizia della morte del padre, una scomparsa, questa, che segnerà in maniera indelebile non solo l’intera esistenza del poeta, ma anche della sua famiglia, all’interno della quale, uno dopo l’altro, per il dolore, lasceranno Pascoli solo con le sue sorelle amatissime Ida e Mariù.
Poi Giovanni cresce, continua a scrivere, diventa professore universitario, ma il suo animo sensibile sembra dimorare ancora lì, e per sempre, nella sua casa dove vide la luce e dove trascorse la sua infanzia felice, il periodo più bello della sua vita.
Visitare Casa Pascoli a San Mauro Pascoli, chiamato San Mauro di Romagna fino al 1932, significa entrare nell’animo del poeta del Fanciullino e percepirne la semplice felicità di una vita di campagna trascorsa in quelle stanze, tra le quali, per intensità: “Spicca quella della cucina che ancora custodisce intatto il focolare con i cinque fuochi, tutte le suppellettili e l’acquaio di pietra. Un altro luogo della casa molto apprezzato è la camera da letto dove è conservata la culla in legno di noce del poeta”, come dichiara la Dottoressa Rosita Boschetti , Direttrice dei Musei del Parco Poesia Pascoli.

La visita di questo percorso emozionale ed emozionante permette di: “Entrare a stretto contatto con i luoghi ispiratori della produzione pascoliana, quali, appunto la casa natale di cui abbiamo parlato, e Villa Torlonia, un tempo la Tenuta Torre, dove il padre Ruggero lavorava e di ritorno dalla quale fu ucciso da un fucilata, segnando così la fine del rimpianto nido tanto celebrato dal Pascoli”.

Le altre stanze della casa natale sono, invece, adibite a mostre legate a doppio filo con la figura del poeta: “Qui si conosce da vicino il Pascoli degli affetti più profondi, il suo rapporto con le donne, il complicato legame con le sorelle, ma anche il suo periodo socialista”.

La Casa di San Mauro: “Dove il poeta abitò fino all’età di sette anni, quando poi fu mandato al collegio di Urbino per studiare, rimarrà per sempre il centro del suo mondo, poiché il poeta vi faceva ritorno anche durante gli anni bolognesi dell’università e, proprio nelle stanze di questo nido familiare ormai distrutto, scrisse la lirica “Romagna”, conservata proprio nel Museo”.

La casa, venduta successivamente a dei privati: “Dal 1924 è Monumento Nazionale e, con l’acquisizione della stessa da parte del Comune di San Mauro, è diventata Casa Museo, accogliendo, così, i visitatori in un abbraccio d’amore e di cultura”.
Durante il percorso espositivo, due postazioni multimediali offrono uno spaccato della vita del Pascoli e, attraverso la voce dell’attore Lino Guanciale, ci si può immergere nella sua poetica melodiosa, dolce, struggente.
Poco distante dalla casa natale c’è Villa Torlonia, altro tassello fondamentale nella vita del Pascoli, perché è lì che lavorava il padre Ruggero: “A Villa Torlonia c’è un Museo Multimediale e nei percorsi i visitatori sono accolti dalle voci di Luca Ward e Emanuela Rossi: si viene, così, catapultati all’interno dell’immensa produzione poetica del Pascoli. Possiamo dire che se nella casa natale di San Mauro c’è la biografia del poeta, a Villa Torlonia, che accoglie anche mostre temporanee, c’è tutta la sua poesia”, dichiara la Dottoressa Rosita Boschetti, che, nel corso degli anni, ha organizzato mostre di interesse pascoliano, curandone i relativi cataloghi, scrivendo e altresì collaborando alla stesura di testi sul Pascoli, la sua vita e la sua produzione poetica.

Inoltre: “Dal dicembre 2022 è aperto il Centro di Documentazione Pascoliano, dove sono custoditi circa 7000 volumi, oltre ad autografi, fotografie e documenti d’archivio. Sul sito web del Parco Poesia Pascoli è stato attivato anche un portale digitale di ricerca relativo al patrimonio conservato; i volumi più recenti possono essere dati in prestito, mentre quelli più antichi necessariamente devono essere consultati all’interno del Centro di Documentazione”.
Casa Pascoli attira ogni anno circa 12000 visitatori, la maggior parte dei quali è italiana e l’aspetto più interessante è quello messo in evidenza dalla Direttrice Boschetti: “Oltre la metà dei visitatori sono scolaresche e, proprio con molte di loro, abbiamo condiviso un momento importante: avendo noi collaborato alla realizzazione del film biografico sul Pascoli, “Zvanì”, di recente trasmesso dalla Rai, il giorno della presentazione alle scuole a Roma, alla quale ero presente anche io, c’erano in collegamento, da alcune sale cinema, circa 9000 studenti italiani”.
La forza della poesia del Pascoli risiede proprio nella sua tenace semplicità, nella forza dei sentimenti, nell’attaccamento viscerale ad un luogo che non è più solo un’indicazione geografica, un puntino sulla cartina, ma è lo spazio dove il cuore e l’anima continuano a vivere, in eterno.
Alessandra Fiorilli















































