L’antica città di Pompei ci racconta la tragedia del 79 d.C., ma anche la sua rinascita

di Alesandra Fiorilli

Sembra essere un giorno come tanti altri…il Vesuvio è lì, grande, imponente, è nostro amico, sembra proteggerci e ci aiuta con le sue ceneri vulcaniche a rendere fertili le nostre terre.

Nel 62 d.C abbiamo registrato un evento sismico, ma non ci siamo fatti scoraggiare e abbiamo ricostruito diversi edifici crollati a causa delle scosse.

Oggi è l’anno 79 d.C. …sentiamo un boato violentissimo: da quel vulcano da noi tanto amato stanno arrivando lapilli, colate di lava, flussi piroclastici…cerchiamo disperatamente di metterci in salvo, ma veniamo travolti, uccisi, e chissĂ  se qualcuno mai si ricorderĂ  di noi, di noi abitanti della ridente cittĂ  di Pompei, con i nostri 66 ettari di estensione, le nostre case, le nostre Terme, il nostro Teatro…

Rimaniamo così, sommersi sotto metri e metri di materiali eruttivi…non c’è più l’andirivieni delle persone, non ci sono più le nostre bellissime case che ricordo perfettamente…e che mi sembra ancora di vederle, una ad una…

Ecco la Casa del Menandro, così chiamata per il ritratto di Menadro, commediografo ateniese, esposto nel portico; l’atrio è invece  abbellito da scene dell’Iliade e dell’Odissea.

La Casa del Menandro (Foto per gentile concessione del Parco Archeologico di Pompei)

La Casa del Criptoportico prende, invece, il suo nome  dal grande corridoio coperto, chiamato appunto criptoportico, ornato da affreschi di satiri e menadi, mentre un fregio rappresenta scene della Guerra di Troia; motivi floreali ne decorano, invece, la volta.

La Casa del Criptoportico (Foto per gentile concessione del Parco Archeologico di Pompei)
Il Criptoportico che dĂ  il nome all’omonima casa (Foto per gentile concessione del Parco Archeologico di Pompei)

Una tra le più grandi case, in termini di estensione, è quella del Fauno, così chiamata per la statua del satiro danzante posta all’ingresso. con i suoi 3000 metri quadri e che incanta con il pavimento ad intarsi di triangoli policromi. Un’altra particolarità di questa abitazione sono le pareti che, nella loro parte superiore, hanno tempietti a rilievo con il larario della casa.

La Casa del Fauno: particolare delle pareti con i tempietti a rilievo con il larario della casa (Foto per gentile concessione del Parco Archeologico di Pompei)
Casa del Fauno: ingresso (Foto per gentile concessione del Parco Archeologico di Pompei)

Tra le più sontuose spicca la Casa dei Dioscuri, con le sue 12 colonne di tufo nell’atrio principale.

La Casa dei Dioscuri con le sue colonne (Foto per gentile concessione del Parco Archeologico di Pompei)

L’eleganza la fa da padrona nella Casa degli Amorini Dorati, caratterizzata dal peristilio con giardino.

La Casa degli Amorini Dorati (Foto per gentile concessione del Parco Archeologico di Pompei)

La Villa dei Misteri accoglie con un grande affresco, raffigurante un rito misterico, che copre le tre pareti, dove spicca Dionisio insieme alla sua sposa Arianna. Anche negli altri ambienti ci sono esempi di splendide decorazioni.

La Casa dei Misteri, particolare degli affreschi (Foto per gentile concessione del Parco Archeologico di Pompei)

 

Molto caratteristico è il giardino della Casa di Marco Lucrezio su via Stabiana, con la sua fontana marmorea.

La Casa di Marco Lucrezio su via Stabiana (Foto per gentile concessione del Parco Archeologico di Pompei)

A Pompei la vita quotidiana è palpitante, fatta di incontri, commerci,ed il cuore della città è il  Foro Civile, che ospita i più importanti edifici pubblici. La gestione degli affari e l’amministrazione della giustizia avviene invece nelle Basilica, mentre il luogo del culto è rappresentato dal  Santuario di Apollo, posizionato lungo la via che da Porta Marina arriva fino al centro della città.

Il Foro Civile (Foto per gentile concessione del Parco Archeologico di Pompei)
Il Santuario di Apollo, particolare (Foto per gentile concessione del Parco Archeologico di Pompei)

Gli spettacoli pubblici si tengono nell’Anfiteatro, che può contenere fino a 20000 spettatori e nel Teatro Grande, dove ci deliziamo ad assistere alle commedie e tragedie.

L’Anfiteatro (Foto per gentile concessione del Parco Archeologico di Pompei)
Il Teatro Grande (Foto per gentile concessione del Parco Archeologico di Pompei)

Di grande impatto scenografico sono le Terme Suburbane, decorate finemente.

Le Terme Suburbane, particolare (Foto per gentile concessione del Parco Archeologico di Pompei)
Le Terme Suburbane (Foto per gentile concessione del Parco Archeologico di Pompei)

Ecco…è questo a cui penso quando siamo seppelliti sotto metri e metri di strati di ceneri e lapilli …tutto sembrava perduto fino a quando, nella prima metà del 1700, qualcuno decide di riportarci alla luce e, grazie al lavoro di esperti, nel corso di centinaia di anni, i 2/3 di ciò che eravamo sono stati restituiti a voi, a noi.

E dal 1997 siamo Patrimonio dell’Umanità e siete in tanti che ci venite a trovare: lo scorso anno avete superato i 4 milioni, facendoci diventare, così, uno tra i siti più visitati in Italia.

E così, non ci sentiamo più soli…

                                       Alessandra Fiorilli