Volterra: un fascino lungo 3000 anni

di Alessandra Fiorilli

… e così, dopo aver percorso le dolci curve che ti hanno fanno ondeggiare tra alberi e prati sconfinati, in una natura abbagliante, ecco arrivare il cartello che ti annuncia di esser arrivato a destinazione: Volterra… e lei… lei ti sta attendendo, con il campanile del Duomo che svetta da lontano, arroccata su quel colle di tufo che sembra fosse abitato già nell’Età del Ferro. 

E così, dopo esser stati circondati dalla bellezza della Val di Cecina, ti incammini verso una delle porte di ingresso, tra le quali la più nota è la Porta dell’Arco, di origine etrusca ed ancora oggi perfettamente conservata.

Percorri le strade che hanno il sapore della storia ed arrivi fino alla piazza principale, avvertendo tutta la potenza della sua storia, una storia che risale a quasi 3000 anni fa, quando gli Etruschi la scelsero come una delle loro principali Città Stato.

Le mura, che avevano inizialmente un’estensione complessiva di circa 7300 metri, sono ancora oggi il simbolo di questa città, il cui sviluppo fu frenato a causa della sua vicinanza con Roma, destinata a diventare “caput mundi”.  Nonostante ciò, Volterra mantenne buoni rapporti con la Città Eterna, salvo poi essere annientata durante la guerra tra Mario, con il quale si era schierata, e Silla che, in segno di vendetta, ne ordinò l’assedio durato due anni, portando allo stremo la città, la quale subì, successivamente, un saccheggio devastante.

Un caratteristico scorcio delle vie di Volterra (Foto di Lorenza Fiorilli)

Nel V secolo D.C., divenne sede di una diocesi cui faceva capo un vastissimo territorio. Fu poi governata dai Longobardi, dai Franchi, fino a quando, tra il IX ed il X secolo, iniziò il Potere temporale dei vescovi.

Scorcio del Palazzo dei Priori (Foto di Lorenza Fiorilli)

La costruzione di uno dei simboli di Volterra, Palazzo dei Priori, che si affaccia sull’omonima piazza, iniziò nel 1208 e sempre nel XIII secolo furono erette le case-torri, ovvero le fortezze private appartenenti alle famiglie nobili della città. Nello stesso periodo furono costruite le mura medievali, anch’esse ancora oggi visibili.

Palazzo dei Priori (Foto di Lorenza Fiorilli)

Dopo essere stata sottomessa da Firenze nel 1472 e aver vissuto alterne vicende storiche, nel Seicento e Settecento, subì una profonda crisi demografica causata soprattutto dalla peste. La rinascita la si ebbe con il ritorno del potere dei Lorena nel 1814, al cui Granducato era stata già annessa nel XVII secolo.  Seguirono, così, anni di grande sviluppo grazie alla lavorazione dell’alabastro per cui è famosa ancora oggi. Fu negli anni seguenti che venne costruito il bellissimo Viale dei Ponti, dalla cui terrazza lo sguardo spazia fino al mare ed il paesaggio che incanta dai 500 metri di altezza, è dolce, sensuale, tanto da somigliare ad una donna languidamente adagiata su un triclinio e ritratta da un artista rinascimentale.

Il panorama che si gode dalla terrazza di Viale dei Ponti (Foto di Lorenza Fiorilli)

E quando poi percorri in senso contrario la strada che ti ha condotto fino alla sommità, camminando su quelle vie lastricate di storia, avverti di essere stata parte di tanti eventi, di splendore e di cadute dalle quali Volterra si è alzata sempre e più forte di prima.

Il profilo del centro storico di Volterra visto dalla terrazza di Viale dei Ponti (Foto di Lorenza Fiorilli)

E ti volti a salutare questa città, con i suoi 3000 anni di storia, ancora visibili e, appena varcata la porta dalla quale eri entrata, già senti la nostalgia di quelle vie dove si sente solo il rumore dei passi, di quell’ aria pulita, di quella bellezza che ti ha rapito ed emozionato, quella stessa bellezza toscana che ti conforta, sussurrandoti all’orecchio:” Non è un addio ma solo un arrivederci”.

                                 Alessandra Fiorilli

Volterra, Palazzo Viti: quando la storia di una famiglia diventa arte

di Alessandra Fiorilli

Siamo alla fine del 1500 a Volterra e un nobile locale, Attilio Incontri, decide di costruire un palazzo nel cuore della cittadina: la sua facciata è il perfetto connubio tra il Rinascimento che sta per lasciare dietro di sé tracce indelebili e il Barocco che irrompe con tutta la sua volontà di apportare vistose novità artistiche.

350 anni dopo la sua costruzione, lo stesso Palazzo viene acquistato da Giuseppe Viti, un artigiano e commerciante d’alabastro, il quale apportò un profondo restauro degli ambienti che ospitarono nel 1861, Re Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia, di cui si conserva ancora la Stanza appositamente realizzata in occasione del suo soggiorno a Volterra.

Amante della sua terra, Giuseppe Viti, fu uno degli esponenti del movimento significativamente chiamato “Viaggatori dell’alabastro” e già ad otto anni andò con il padre negli Stati Uniti, per poi tornare, dopo 5 anni, in Toscana, pronto a ripartire con i suoi alabastri per il Nuovo Mondo.

Dopo alcune alterne vicende che lo condussero anche in America Latina, non pago di ciò che aveva già realizzato, decise di partire per un viaggio commerciale in Asia.

Dall’Egitto all’India, Giuseppe fu apprezzato per le sue doti commerciali e, grazie alle ingenti somme guadagnate, tornò a Volterra e coronò il sogno di acquistare il Palazzo Incontri, che avrebbe poi preso il nome della sua famiglia, Viti, appunto.

Dal 1849 all’anno della sua morte, avvenuta nel 1860, decise di non allontanarsi più né dall’Italia, né da Volterra, perché fu tutto preso e proteso dalle vicende che porteranno all’ Unità d’Italia, unificazione che Giuseppe Viti riuscirà a vedere, anche se negli ultimi mesi della sua vita.

L’atmosfera delle Sale di Palazzo Viti incantò il regista Luchino Visconti, il quale lo scelse nel 1964, come set del film “Vaghe stelle dell’orsa” interpretato da Jean Sorel e Claudia Cardinale: pellicola, questa, che fu premiata con il Leone d’Oro al Festival di Venezia.

Visitare Palazzo Viti a Volterra è un tuffo nel passato, nella bellezza di ceramiche e tappeti, nell’accuratezza di un’esposizione che conquista subito, sin dal momento in cui si varca l’ingresso e si accede al maestoso Scalone, costruito ai primi del 1600 dall’architetto G. Caccini ed arricchito dalle decorazioni alle pareti. Ad impreziosire ulteriormente lo Scalone d’Ingresso, le sculture e i piedistalli, molti dei quali realizzati sfruttando la pietra di Zambra, una pietra arenaria locale.

Particolare dello Scalone d’Ingresso (Foto di Lorenza Fiorilli)

La seconda rampa dello Scalone accoglie i visitatori con una volta celeste, e conduce all’ ingresso del Piano Nobile, dove troviamo una consolle di alabastro, una specchiera dorata del 1700, tre ritratti alle pareti e una deliziosa ombrelliera con una collezione di ombrelli da sole e antichi bastoni.

Rampa che accede al Piano Nobile (Foto di Lorenza Fiorilli)

Superato l’ingresso, si accede alla Sala da Ballo, dove a spiccare sono due splendidi candelabri d’alabastro eseguiti per Massimiliano d’Asburgo, all’interno dei quali venivano accese lampade a petrolio.

Sala da Ballo (Foto di Lorenza Fiorilli)

La caratteristica di questa stanza è la ricchezza e varietà di oggetti provenienti dall’Oriente che Giuseppe Viti portò in Italia nel corso dei suoi viaggi all’estero.

Il caratteristico pavimento ha le tessere bicolore in cotto e alabastro indurito, mentre ai soffitti preziosi lampadari di vetro di Murano regalano un’atmosfera che rapisce gli animi.

Uno dei candelabri in alabastro (Foto di Lorenza Fiorilli)

La Sala da Pranzo è un perfetto matrimonio tra miniature cinesi del 1700 1800 su carta da riso con inchiostro di china, porcellane e argenteria inglese che fanno bella mostra di sé sui due tavoli dal piano in alabastro.

Particolare della Sala da Pranzo (Foto di Lorenza Fiorilli)

Proseguendo la visita, si arriva al Salotto delle Battaglie, così chiamato per i 13 quadri raffiguranti battaglie, mentre su un tavolino-vetrina ci sono avori, medaglioni di alabastro e pietre dure.

Salotto delle Battaglie (Foto di Lorenza Fiorilli)

Le Saletta delle Porcellane è un tripudio di preziosi manufatti francesi ed inglesi e della tradizione italiana esposti alle pareti, mentre in una vetrina ci sono bicchieri e caraffe in vetro e cristallo, usati dalla famiglia Viti nel corso delle varie epoche.

Particolare delle porcellane esposte nell’omonima Saletta (Foto di Lorenza Fiorilli)
Saletta delle Porcellane (Foto di Lorenza Fiorilli)

Quando si giunge alla Biblioteca, il respiro si spezza per un istante: la bellezza incomparabile del ballatoio e del soffitto, il più pregiato di tutto il palazzo, presenta, nei quattro medaglioni esposti, i ritratti dei maggiori poeti italiani, ovvero Dante, Petrarca, Ariosto e Tasso.

Biblioteca (Foto di Lorenza Fiorilli)

Sull’antica scrivania una lampada con paralume in porcellana incisa: splendida e rarissima opera delle Manifatture Reali di Berlino.

La preziosa lampada con paralume in porcellana sulla scrivania della Biblioteca (Foto di Lorenza Fiorilli)

È il Salotto Rosso ad essere la stanza con la più ricca decorazione murale e con il mobilio ricoperto da una sottilissima foglia d’oro

Salotto Rosso (Foto di Lorenza Fiorilli)

I vestiti indiani da cerimonia intessuti in oro indossati da Giuseppe Viti, nominato da un principe indiano Emiro del Nepal, sono esposti in una vetrina nel Salotto del Terrazzo, arricchito da una collezione di ventagli.

Particolare dei ventagli esposti (Foto di Lorenza Fiorilli)

E poi ecco giungere la Camera del Re, ovvero la stanza da letto che accolse Vittorio Emanuele II nel 1861, con uno splendido letto a baldacchino, la decorazione delle pareti e della volta realizzata in onore del Regno d’Italia e del suo sovrano.

Camera del Re (Foto di Lorenza Fiorilli)

A conclusione della visita, la Camera Gialla con la toilette di Ginori di fine Ottocento e il ritratto di Francesco de’Medici, opera del pittore fiammingo Justus Sustermann.

La Camera Gialla (Foto di Lorenza Fiorilli)

Visitare Palazzo Viti, una dimora voluta, amata, vissuta in ogni angolo, è una delle esperienze più intense che si possa vivere, perché un nido familiare racconta storie che non si trovano sui libri, ma che si leggono con il cuore, e si ascoltano  parole pronunciate sottovoce dal mobilio, dai dipinti, dai tappeti, dagli argenti e dalle porcellane di una casa che ancora è viva e palpitante e che ti abbraccia con un’intensità tale da rimanere indelebilmente impressa nell’animo.

                         Alessandra Fiorilli