Palazzo Strozzi: laddove il fascino rinascimentale incontra l’arte contemporanea

di Alessandra Fiorilli

Palazzo Strozzi non è solo uno degli iconici edifici di Firenze, ma anche il simbolo di una rinascita e della chiara volontà di lasciare un segno indelebile della propria famiglia in quella stessa città che li aveva accolti due volte: la prima, nel XIII secolo, quando gli Strozzi si trasferirono nella città di Dante, e la seconda nel 1466, dopo aver trascorso mezzo secolo in quell’esilio deciso dai Medici.

Fu Filippo Strozzi il Vecchio a volere fortemente la costruzione del Palazzo che ebbe inizio il 6 agosto 1489 all’incrocio tra via Tornabuoni e via Strozzi. Gli artefici di quella che sarebbe diventata una tra le più rappresentative dimore signorili dell’epoca rinascimentale, furono i grandi nomi dell’epoca: Giuliano da Sangallo e Simone del Pollaiolo.

La facciata di Palazzo Strozzi, Credito foto: Fondazione Palazzo Strozzi

La pianta regolare e simmetrica, il bugnato digradante, le ampie bifore e il cortile colonnato sono gli elementi che ancora oggi caratterizzano l’impianto architettonico di uno dei palazzi fiorentini più iconici che, però, non riuscì ad essere completato a causa delle difficoltà politiche dell’epoca medicea, nonostante gli Strozzi fossero una tra le famiglie di più alto lignaggio e tra le più influenti sin dal loro arrivo in città nel XIII secolo.

Particolare del bugnato digradante e delle ampie bifore, Credito Foto: Fondazione Palazzo Strozzi

I rami filomedicei della famiglia Strozzi divennero, successivamente, i proprietari del palazzo che, dal XVI fino al XX secolo, fu sempre al centro delle loro attenzioni e delle loro cure, attraverso restauri e iniziative culturali. 

Il cortile colonnato, Credito foto: Fondazione Palazzo Strozzi

Il 1937 segnò l’acquisto dell’edificio da parte dell’INA (Istituto Nazionale delle Assicurazioni) e dopo una serie di restauri, lo splendido palazzo ospitò nel 1940 la “Mostra del Cinquecento Toscano” che ne inaugurò, così, la nuova veste di uno tra i più importanti spazi espositivi di Firenze.

Dal 2006 vi ha sede la Fondazione Palazzo Strozzi che lo ha reso un laboratorio culturale attivo tra tradizione e sperimentazione, attraverso un programma di mostre che spaziano dal Rinascimento ai panorami più contemporanei ed innovativi:  dal Verrocchio e Donatello ad artisti come Ai Weiwei e  Marina Abramović.

In primo piano, l’Autoritratto di Mark Rothko 01-DSA08025©photoElaBialkowskaOKNOstudio (Foto per gentile concessione della Fondazione Palazzo Strozzi)

Dal 2024 l’iconico edificio è di proprietà del Comune di Firenze e, proprio la collaborazione tra i soggetti pubblici e partner non istituzionali, lo ha reso  una fucina di cultura ed innovazione, dove l’arte incontra i visitatori, provenienti da ogni angolo della terra, accogliendoli e parlando loro con nuovi linguaggi.


Due delle iconiche tele di Mark Rothko 22-DSB08317©photoElaBialkowskaOKNOstudio (Foto per gentile concessione della Fondazione Palazzo Strozzi)

Un altro aspetto al quale la Fondazione tiene particolarmente è quello dell’accessibilità: l’arte diventa un percorso per tutti, abbattendo, così, barriere fisiche, sensoriali e relazionali.​​

Una suggestiva immagine dello spazio espositivo e di due opere di Mark Rothko 21-DSB08205©photoElaBialkowskaOKNOstudio (Foto per gentile concessione della Fondazione Palazzo Strozzi)

La collaborazione con scuole, biblioteche, università, associazioni e istituzioni del territorio rendono ancor più Palazzo Strozzi un punto di riferimento per l’arte e per la città: lo scorso anno sono state quasi 48000 le persone che hanno partecipato alle attività educative e culturali promosse dalla Fondazione.

Un fascino indiscusso, quello che Palazzo Strozzi esercita in particolar modo sugli amanti dell’arte contemporanea, come dimostrano i 385000 visitatori dello scorso anno, di cui 214300 “esclusivisti”,  come vengono denominati coloro i quali si sono recati a Firenze principalmente per visitare le esposizioni ospitate nello storico edificio, così come si legge nel Comunicato Stampa della Fondazione Palazzo Strozzi.

La mostra attualmente vede protagonista Mark Rothko, maestro dell’arte moderna, in un percorso espositivo che si snoda cronologicamente: dalle opere degli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso,  le quali risentono del linguaggio proprio dell’Espressionismo e del Surrealismo, per arrivare agli anni Cinquanta e Sessanta, caratterizzati dalle celebri tele astratte create con campiture cromatiche. Le opere esposte provengono dai più celebri musei del mondo: il Museum of Modern Art (MoMA), il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate di Londra, il Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.

Le iconiche tele con campiture fluttuanti 14-DSA08128©photoElaBialkowskaOKNOstudio (Foto per gentile concessione della Fondazione Palazzo Strozzi)

Più di 70 opere, molte delle quali mai esposte in Italia prima d’ora, potranno incantare, fino al 26 agosto prossimo, chi vorrà entrare nell’animo del grande artista Rothko, attraverso le sue iconiche tele di grandi dimensioni composte da “campiture fluttuanti e sovrapposte di colore”, come si legge nel comunicato stampa.

Altre tre grandi tele 16-DSA08146©photoElaBialkowskaOKNOstudio (Foto per gentile concessione della Fondazione Palazzo Strozzi)

La prossima mostra, dal 25 settembre 2026 al 24 gennaio 2027, sarà: “Broken. Il potere del frammento” che evocherà, attraverso ottanta opere, il fascino evocativo esercitato dal frammento nella storia della scultura, dall’archeologia all’arte contemporanea. Ottanta saranno le opere esposte a Palazzo Strozzi, capace di unire il fascino di un edificio rinascimentale con quello dell’arte contemporanea e dei suoi maggiori esponenti a livello mondiale.

Alessandra Fiorilli

Palazzo Medici Riccardi: tutto il  fascino della prima residenza della famiglia simbolo di Firenze

di Alessandra Fiorilli

La facciata austera di Palazzo Medici Riccardi fu voluta personalmente dal committente Cosimo il Vecchio che preferì Michelozzo a Filippo Brunelleschi, il cui progetto fu giudicato dallo stesso Cosimo “troppo sontuoso e magnifico”, in grado di suscitare invidie, da evitare accuratamente.

Dimora privata dei Medici, dove soggiornò uno tra i più illustri della casata, Lorenzo il Magnifico, accolse nelle sue stanze anche personalità di spicco dell’epoca, come Gian Galeazzo Maria Sforza, che fu poi riprodotto tra i personaggi della Cappella dei Magi.

Il 1494 è l’anno della cacciata dei Medici da Firenze e la Repubblica Fiorentina ne confiscò il Palazzo dove , però, nel 1512, la casata tornò a risiedervi fino al 1540, quando Cosimo decise di trasferire la loro residenza nel cuore della città, a Palazzo della Signoria.

Per quarantamila scudi, nel 1659, la dimora fu poi venduta al marchese Gabriello Riccardi il quale, ritenendo eccessivamente austero il palazzo, decise di intervenirvi con una serie di ampliamenti.

Le difficoltà economiche costrinsero la famiglia Riccardi a vendere l’intera proprietà che entrò nell’orbita del demanio nel 1819, salvo poi essere acquistata nel 1874 dalla Provincia di Firenze.

La facciata del Palazzo Medici Riccardi, ph.M. Quattrone (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

Il “fil rouge” che legherà la famiglia Riccardi all’illustre casata dei Medici, lo si rintraccia ovunque nel Palazzo, a partire dal Giardino Mediceo, luogo molto amato dalla famiglia fiorentina per eccellenza, che qui vi trascorreva gioiosi momenti di convivialità.

Il Giardino Mediceo ©NicolaNeri298WEB_Firenze (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

 I Medici, fino al giorno del loro trasferimento a Palazzo della Signoria, intesero, infatti, quest’area verde come un matrimonio perfetto tra siepi, tra le quali spiccavano quelle di bosso, e capolavori d’arte, quali il gruppo “Giuditta e Oloferne” di Donatello. Durante gli anni in cui fu la famiglia Riccardi a godere di questo spazio verde, si intervenne con delle piccole trasformazioni, che non hanno fatto perdere, però, il fascino di un angolo dove l’animo respira e quasi  palpita all’unisono con le piante, i grandi vasi in terracotta ed i vialetti in ciottoli di fiume.

Uno scorcio del Palazzo dal Cortile delle Colonne ©NicolaNeri328WEB_Firenze (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

Anche nel Cortile delle Colonne, realizzato anch’esso da Michelozzo, che volle un  loggiato di cinque campate per lato, c’è il segno della continuità tra la famiglia dei  Medici e quella dei Riccardi che, nel 1700, intese trasformare il cortile in una sorta di museo dell’antichità, difatti è possibile ammirare busti antichi e frammenti di rilievi, mentre la statua “Orfeo che incanta Cerbero” di Baccio Bandinelli raffigura la concordia e l’armonia.

Il Cortile delle Colonne (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

Dopo aver percorso lo scalone che conduce al primo piano, si accede alla Cappella dei Magi, una stanza quadrata con una scarsella sopraelevata che accoglie l’altare. Anche questo prezioso scrigno è stato progettato da Michelozzo, mentre fu Pagno di Lapo ad intagliarne l’incantevole soffitto ligneo.

La volta lignea della Cappella dei Magi ©NicolaNeri327WEB_Firenze (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

Sul pavimento, pregiati marmi policromi commessi, e sulle pareti gli affreschi realizzati da Benozzo Gozzoli che ha dipinto ciascuno dei tre Magi su altrettante ma distinte pareti.

La Cappella dei Magi_ ©NicolaNeri056_web (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

Un ambiente raccolto, la Cappella dei Magi, ma che dà il benvenuto al visitatore con la sua eccelsa capacità di incantare

La ricchezza dei dettagli degli abiti dei Magi che stanno andando in corteo ad omaggiare Gesù bambino, la si ritrova anche nella raffigurazione del paesaggio e degli altri personaggi che Benozzo ha voluto accompagnassero, idealmente, i magi: troviamo, infatti, Cosimo e Piero de’ Medici, i giovani Lorenzo e Giuliano, Gian Galeazzo Sforza e Papa Pio II Piccolomini.

Terminata la visita alla Cappella dei Magi si prosegue verso il Salone Carlo VIII che prende il suo nome dal sovrano, il quale, nel 1494, incontrò proprio in quest’ambiente il Senatore della Repubblica Pier Capponi. Tra arazzi alle pareti, lampadari scenografici, tappeti e divani rossi, il visitatore entra, così,  nella quotidianità della famiglia Medici.

Le grandi feste ed occasioni della famiglia Riccardi avevano invece come scenografica cornice la Galleria degli Specchi, che ancora oggi rappresenta uno dei migliori esempi del tardo-barocco fiorentino.

Realizzata tra il 1670 ed il 1677, l’incantevole volta fu decorata solo a partire dal 1682 ad opera di Luca Giordano, il quale  concluse il lavoro commissionatogli dal marchese Francesco Riccardi, nel 1685.

La Galleria degli Specchi ©NicolaNeri284WEB_Firenze (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

Le quattro virtù cardinali segnano gli altrettanti angoli dell’ampio ambiente che avvolge, abbraccia con la forza di una pittura dolce ma capace di rapire i sensi.

Le scene mitologiche sono arricchite dall’omaggio che la famiglia Riccardi ha voluto tributare a quella dei Medici, i quali occupano il centro della volta. Le porte finestre che si affacciano sul Giardino delle Colonne sono decorate da stucchi, mentre, sul lato opposto,  quattro specchi dipinti da Bartolomeo Bimbi, Pandolfo Reschi e Anton Domenico Gabbiani fanno sentire il visitatore parte di una storia e ospite di uno dei tanti ricevimenti  che ivi si tennero a partire dal 1689, anno delle nozze tra Ferdinando de Medici e Violante di Baviera.

Palazzo Medici Riccardi, Museo dal 1974,  ospita anche mostre temporanee, attualmente ce ne sono due: “Firenze Decò. Atmosfere degli anni Venti”, visitabile fino al 25 agosto,  e “Paolo Antonio Martini. Disegno e dunque sono” in allestimento fino al 13 settembre.  

Stampe storiche della mostra “Firenze Deco. Atmosfere degli anni Venti” _Foto_Nicola Neri jpg (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

La prima, promossa dalla Città Metropolitana di Firenze, ha visto la collaborazione tra la Fondazione MUS.E e la New York University Florence, il Gabinetto Scientifico  Letterario GP Vieusseux, il Museo Archivio Richard Ginori e attraverso arredi, gioielli, tessuti, abiti e manifesti pubblicitari, racconta la Firenze protagonista degli Anni Venti, grazie al fermento culturale che la rese un importante centro creativo.

Alcune valigie degli anni Venti Foto_Nicola Neri jpg (1) (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

 Dalle produzioni di Richard Ginori all’estro straordinario di   Salvatore Ferragamo che elesse Firenze sede della sua attività, fino alla rivoluzionaria realizzazione della prima tuta di Thayaht del 1920, il visitatore riesce a rivivere quegli anni e ciò che hanno rappresentato per la città.

Abiti degli anni Venti in mostra _Foto_Nicola Neri jpg (1)(Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

La seconda mostra dedicata a Paolo Antonio Martini, a quattro anni dalla sua scomparsa, ne celebra l’estro creativo con una esposizione che spazia dai disegni raccolti in oltre centro quaderni ad acquerelli e illustrazioni.

Disegno dunque sogno_Edoardo-Agresti-Fotografo-023(Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

Il genio di questo architetto che ha saputo precorrere i tempi, data la sua attenzione già negli anni ‘70 ed ’80 del secolo scorso, , verso l’architettura bioclimatica e la qualificazione delle aree verdi. 

Alcuni disegni della mostra PAM_Disegno dunque sogno_Edoardo-Agresti-Fotografo-066 Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

Dalla visita di Palazzo Medici Riccardi si ritorna come dalla casa di un amico, perché in ogni stanza, in ogni affresco, in ogni suppellettile, si percepisce l’amore di chi l’ha voluta e scelta come dimora… una dimora  dalla facciata austera ma dagli ambienti che coccolano il cuore ed abbracciano l’animo

         Alessandra Fiorilli

Il Natale a Cortona: tra conferme e novità nella magia del borgo toscano

di Alessandra Fiorilli

Cortona esprime il suo innegabile fascino durante tutto l’anno: “Attraverso i suoi monumenti e un paesaggio di grande impatto”, anche se nel periodo natalizio: “Assume un aspetto ancora più intrigante, grazie alle luminarie e al video mapping dedicato quest’anno a San Francesco, in onore delle celebrazioni del Santo che si terranno nel 2026 (anno in cui si celebrerà l’ottavo centenario della sua morte n.d.r). Le proiezioni più significative saranno quelle riprodotte sul Palazzo Comunale e nella Piazza centrale”, dichiara il Sindaco di Cortona, Luciano Meoni.

Il Sindaco di Cortona, Luciano Meoni (Foto per gentile concessione del Comune di Cortona)

E così, anche quest’anno, il Natale di questo centro toscano di origine etrusca, sarà un momento magico che è iniziato il 6 dicembre e terminerà il 6 gennaio: Ogni sera ci sarà lo spettacolo del videomapping, mentre nei fine settimana e durante i giorni delle Festività, saranno attive le principali attrazioni, quali  il Treno Magico di Santa Claus Virtual Express e la Casa di Babbo Natale ospitate entrambe a Palazzo Ferretti. La Mostra del Modellismo e del giocattolo d’epoca, aperta invece tutti i giorni, è allestita presso il Centro Convegni S. Agostino ed è estesa a tutto il complesso, Inoltre Cortona propone presepi artistici, eventi itineranti e anche lo spettacolo con la neve artificiale il 26 dicembre”.  

Il videomapping sul Palazzo Comunale ( Foto per gentile concessione del Comune di Cortona)

La novità di quest’anno:” È la Sky Tower, in piazza Garibaldi, che, con i suoi 40 metri, è una delle più alte d’Italia”.

La Sky Tower (Foto per gentile concessione del Comune di Cortona)

Dal 5 dicembre e sempre fino all’Epifania: “Si può visitare la mostra degli Etruschi in Olanda al Museo Maec”.

L’immancabile Mercatino natalizio vedrà coinvolti: “Decine di espositori che varieranno in base alle programmazioni, anche se il filo conduttore sarà la valorizzazione dei nostri prodotti. Avremo, ad esempio, mercatini a tema con prodotti tipici della nostra terra, sia enogastronomici che artigianali, oltre al Mercatino del gruppo storico”.

A tutto questo si aggiunge: “L’offerta commerciale del cuore antico della città che propone promozioni abbinate all’acquisto del biglietto delle attrazioni”.

Il videomapping sul Palazzo Comunale di Cortona (Foto per gentile concessione del Comune di Cortona)

Il Natale a Cortona vanta numeri in crescita, in termini di visitatori: “Oltre ai turisti, vi è un buon apprezzamento dei nostri concittadini e anche dei visitatori provenienti dai territori limitrofi, in particolare dal Centro Italia, con una forte presenza dal Lazio e dalla città di Roma”.

Uno dei modellini di trenini esposti nella Mostra del modellismo e del giocattolo d’epoca giocattolo ( Foto per gentile concessione del Comune di Cortona)

Gli stranieri, attratti dall’incanto di Cortona, arrivano soprattutto: Dall’Europa e dall’America

Bambole esposte alla Mostra del modellismo e del giocattolo d’epoca (Foto per gentile concessione del Comune di Cortona)

Proprio la presenza degli stranieri, in questo periodo magico, è in realtà la cartina al tornasole dell’apprezzamento che gli stessi mostrano nei confronti della città anche durante l’anno: Cortona è meta abituale del turismo internazionale  e il target turistico straniero conosce bene la bellezza del Natale a Cortona, ecco perché  molti di loro parteciperanno anche all’evento di fine anno in piazza, un appuntamento, questo,  che ha sempre riscosso un grande successo, grazie alla musica, ai  Dj e alle varie attrazioni”.

Cortona e il suo Natale che il Sindaco Luciano Meoni definisce: “Meraviglioso, grazie al clima che si crea e che è capace di trasmettere emozioni e bellezza” è pronto, anche quest’anno, ad incantare tutti.   

                                                   Alessandra Fiorilli

Montepulciano e il suo Mercatino di Natale incastonato nella cornice del famoso borgo della Val D’Orcia: ce ne parla il Dottor Alberto Limardo

di Alessandra Fiorilli

 Il Mercatino di Natale di Montepulciano, giunto quest’anno alla sua dodicesima edizione, incanterà, con le sue casette di legno e la Casa di Babbo Natale, dal 22 novembre, giorno dell’inaugurazione, fino al 6 gennaio.

“L’idea è nata dalla passione per i Mercatini natalizi alto-atesini e tedeschi, e la realizzazione di ciò ha reso possibile la nascita di un evento per la città che potesse allungare la stagione turistica di Montepulciano. Fino al 2014, anno nel quale si è tenuta la prima edizione di Natale a Montepulciano, questo stupendo borgo tra Val D’Orcia e la Valdichiana viveva un’intensa stagione turistica da marzo fino al tempo della vendemmia e ai primi giorni di novembredichiara il Dottor Alberto Limardo, Responsabile della Comunicazione dell’Associazione “Vivi Montepulciano”.

La proposta di un evento che potesse catalizzare l’attenzione dei turisti sin dalla seconda metà di novembre, venne sottoposta all’allora Sindaco che l’accolse favorevolmente ed oggi il Mercatino di Natale di Montepulciano: “E’ il più grande di tutto il Centro Italia”.

Foto di Dario Pichini, per gentile concessione dell’Associazione “Vivi Montepulciano”

L’area dove si svolge l’evento è quella della parte alta della città, con la Fortezza: “Dedicata ai bambini, grazie al Castello di Babbo Natale dove, attraverso un viaggio virtuale, si arriva fino al Polo Nord per tornare, poi, a Montepulciano. I mitologici aiutanti di Babbo Natale animeranno, poi, l’area dedicata ai più piccoli che potranno ricevere persino il Diploma da Elfo e conoscere il vero Babbo Natale”.

I Mercatini di Natale, di origine nordica, sono diventati degli appuntamenti molto graditi in varie zone d’Italia e: “Quello di Montepulciano è incastonato in un’ambientazione unicala città è una perla del ‘500, dove si incontrano e si fondano perfettamente il Medioevo e il Rinascimento in una scenografia architettonica, culturale e artistica straordinaria”

Foto di Dario Pichini, per gentile concessione dell’Associazione “Vivi Montepulciano”

Gli espositori del Mercatino: “Arrivano da tutta Italia, ma, ovviamente, non mancano gli stand con i prodotti enogastronomici della Val d’Orcia, quali il pecorino toscano, i pici, i cantucci, il Vino Nobile di Montepulciano DOCG, ma anche prodotti artigianali tipici, come quelli realizzati in cuoio o gli addobbi natalizi.”

I turisti: Giungono da tutta Italia, con una spiccata percentuale di persone dalle regioni limitrofe, quindi emiliani, laziali ed umbri. Ma non mancano neanche coloro che, provenendo da più lontano, anche dall’estero, decidono di trascorrere qui non solo il fine settimana, ma qualche giorno in più, così da poter visitare anche i dintorni di Montepulciano, con Pienza, Cortona, Bagno Vignoni. Senza dimenticare che Montepulciano è ricca di palazzi bellissimi, chiese monumentali e cantine storiche che aprono al pubblico”

Foto di Dario Pichini, per gentile concessione dell’Associazione “Vivi Montepulciano”

E chi non disdegna un contatto più diretto con la natura: “Sceglie di partire in sella ad una bicicletta per arrivare fino agli altri borghi della Val D’Orcia e della Valdichiana”.  

A conclusione dell’intervista, chiedo al Dottor Limardo di definire con un solo aggettivo il Natale di Montepulciano: “Sul nostro sito si legge “A Montepulciano il Natale ti sorprende” …ecco, credo che sorprendente sia l’aggettivo più consono per descrivere questo periodo dell’anno a Montepulciano”.

                                     Alessandra Fiorilli

Volterra: un fascino lungo 3000 anni

di Alessandra Fiorilli

… e così, dopo aver percorso le dolci curve che ti hanno fanno ondeggiare tra alberi e prati sconfinati, in una natura abbagliante, ecco arrivare il cartello che ti annuncia di esser arrivato a destinazione: Volterra… e lei… lei ti sta attendendo, con il campanile del Duomo che svetta da lontano, arroccata su quel colle di tufo che sembra fosse abitato già nell’Età del Ferro. 

E così, dopo esser stati circondati dalla bellezza della Val di Cecina, ti incammini verso una delle porte di ingresso, tra le quali la più nota è la Porta dell’Arco, di origine etrusca ed ancora oggi perfettamente conservata.

Percorri le strade che hanno il sapore della storia ed arrivi fino alla piazza principale, avvertendo tutta la potenza della sua storia, una storia che risale a quasi 3000 anni fa, quando gli Etruschi la scelsero come una delle loro principali Città Stato.

Le mura, che avevano inizialmente un’estensione complessiva di circa 7300 metri, sono ancora oggi il simbolo di questa città, il cui sviluppo fu frenato a causa della sua vicinanza con Roma, destinata a diventare “caput mundi”.  Nonostante ciò, Volterra mantenne buoni rapporti con la Città Eterna, salvo poi essere annientata durante la guerra tra Mario, con il quale si era schierata, e Silla che, in segno di vendetta, ne ordinò l’assedio durato due anni, portando allo stremo la città, la quale subì, successivamente, un saccheggio devastante.

Un caratteristico scorcio delle vie di Volterra (Foto di Lorenza Fiorilli)

Nel V secolo D.C., divenne sede di una diocesi cui faceva capo un vastissimo territorio. Fu poi governata dai Longobardi, dai Franchi, fino a quando, tra il IX ed il X secolo, iniziò il Potere temporale dei vescovi.

Scorcio del Palazzo dei Priori (Foto di Lorenza Fiorilli)

La costruzione di uno dei simboli di Volterra, Palazzo dei Priori, che si affaccia sull’omonima piazza, iniziò nel 1208 e sempre nel XIII secolo furono erette le case-torri, ovvero le fortezze private appartenenti alle famiglie nobili della città. Nello stesso periodo furono costruite le mura medievali, anch’esse ancora oggi visibili.

Palazzo dei Priori (Foto di Lorenza Fiorilli)

Dopo essere stata sottomessa da Firenze nel 1472 e aver vissuto alterne vicende storiche, nel Seicento e Settecento, subì una profonda crisi demografica causata soprattutto dalla peste. La rinascita la si ebbe con il ritorno del potere dei Lorena nel 1814, al cui Granducato era stata già annessa nel XVII secolo.  Seguirono, così, anni di grande sviluppo grazie alla lavorazione dell’alabastro per cui è famosa ancora oggi. Fu negli anni seguenti che venne costruito il bellissimo Viale dei Ponti, dalla cui terrazza lo sguardo spazia fino al mare ed il paesaggio che incanta dai 500 metri di altezza, è dolce, sensuale, tanto da somigliare ad una donna languidamente adagiata su un triclinio e ritratta da un artista rinascimentale.

Il panorama che si gode dalla terrazza di Viale dei Ponti (Foto di Lorenza Fiorilli)

E quando poi percorri in senso contrario la strada che ti ha condotto fino alla sommità, camminando su quelle vie lastricate di storia, avverti di essere stata parte di tanti eventi, di splendore e di cadute dalle quali Volterra si è alzata sempre e più forte di prima.

Il profilo del centro storico di Volterra visto dalla terrazza di Viale dei Ponti (Foto di Lorenza Fiorilli)

E ti volti a salutare questa città, con i suoi 3000 anni di storia, ancora visibili e, appena varcata la porta dalla quale eri entrata, già senti la nostalgia di quelle vie dove si sente solo il rumore dei passi, di quell’ aria pulita, di quella bellezza che ti ha rapito ed emozionato, quella stessa bellezza toscana che ti conforta, sussurrandoti all’orecchio:” Non è un addio ma solo un arrivederci”.

                                 Alessandra Fiorilli

La Cattedrale di Siena e i suoi tesori: ce ne parla la Dottoressa Marilena Caciorgna.

di Alessandra Fiorilli

La tradizione vuole che la Cattedrale di Siena, intitolata alla Madonna Assunta, sia stata costruita nel luogo dove sorgeva un tempio dedicato alla Dea della Sapienza, Minerva.

Svetta da lontano il campanile e quando lo segui, come fanno le navi con il faro, non puoi che rimanere incantato davanti a tanta magnificenza e così, si apre davanti a te la spettacolare Cattedrale che  si erge sulla collina più alta della città: ciò che colpisce è la perfetta armonia che c’è tra le sue parti, ovvero il basamento su cui si regge, la scalinata, il corpo centrale e, appunto, il campanile.

La facciata della Cattedrale (Archivio fotografico Opera della Metropolitana di Siena)

Elegante figlia dello stile romanico-gotico italiano all’esterno, è però al suo interno che cela uno dei più grandi tesori dell’arte: il suo pavimento, definito da Giorgio Vasari come:  “il più bello…, grande e magnifico… che mai fusse stato fatto”.

Particolare del pavimento (Archivio fotografico Opera della Metropolitana di Siena)

“Il pavimento della Cattedrale di Siena è un commesso marmoreo costituito da marmi policromi locali, quali il bianco, il giallo ed il verde. Ciò che rende unico tale straordinaria opera è il suo non essere a mosaico” dichiara la Dottoressa Marilena Caciorgna di Opera Laboratori, la quale aggiunge come: “Soltanto un riquadro è realizzato a mosaico, il secondo della navata centrale con la rappresentazione della Lupa che allatta i gemelli, simbolo di Siena“.

La Dottoressa Marilena Caciorgna (Foto per gentile concessione della Dottoressa Marilena Caciorgna)

La tecnica usata per dare vita a queste tarsie, che sono 56 in tutto il pavimento della Cattedrale, fu in origine quella del “graffito”: “Le prima tarsie furono tratteggiate sopra lastre di marmo bianco con solchi eseguiti con lo scalpello, riempiti di stucco nero. Poi furono aggiunti marmi colorati, come il pregiato Broccatello, accostati assieme come in una tarsia lignea e questa tecnica è chiamata, appunto, commesso marmoreo: la realizzazione del pavimento si è snodata in un arco di tempo che va dal 1370 circa fino alla fine del 1800”.

Veduta della navata centrale (Archivio fotografico Opera della Metropolitana di Siena)

I disegni preparatori furono realizzati da artisti senesi e quello che tutto il mondo può ammirare è uno scrigno prezioso di arte e genialità, anche nella progressione delle tarsie dall’entrata fino all’altare, come ci spiega la Dottoressa Caciorgna: Le scene riprodotte nelle tarsie delle navate raffigurano le sibille ed i filosofi del mondo antico che rappresentano la volontà dell’uomo di conoscere Dio attraverso la filosofia. Poi, procedendo verso l’altare ci sono le scene del Nuovo ed Antico Testamento e quindi la necessità di avvicinarsi a Dio con la religione rivelata. Tra quelle del Nuovo Testamento, c’è la tarsia che ricorda la Strage degli innocenti”.

Il Pavimento è visibile, nelle navate, tutto l’anno, mentre la scopertura totale, ovvero anche della parte dell’Altare “Avviene solo in un periodo, quello tra giugno e luglio e poi da agosto ad ottobre ad esclusione, però, dei giorni dall’ 1 al 18 agosto durante il quale tutto il pavimento, compreso quello delle navate, viene coperto con una moquette grigia in quanto, essendo il Duomo dedicato alla Madonna dell’Assunta, in quel periodo si svolge il Palio con l’entrata in chiesa della contrada vittoriosa”.

Interno della Cattedrale (Archivio fotografico Opera della Metropolitana di Siena)

Il prezioso pavimento, al quale ha partecipato anche il Pinturicchio: “Viene costantemente pulito e restaurato e quest’ultima operazione è a cura dell’Opera del Duomo che è una Fabbriceria”.

Il pulpito di Nicola Pisano (Archivio fotografico Opera della Metropolitana di Siena)

Ma il Duomo di Siena non è solo il suo spettacolare pavimento ma anche, come ci tiene a sottolineare la Dottoressa Caciorgna, : “Le sculture di Nicola Pisano e del figlio Giovanni, di Donatello, Michelangelo e del Bernini. Così come la Libreria Piccolomini, situata lungo il fianco sinistro della Cattedrale: qui l’ambiente è decorato a trompe l’oeil, e simula una marmorea loggia suddivisa in dieci arcate a tutto sesto, oltre la quale i protagonisti si muovono sul proscenio, mentre il fondale teatrale di architetture e paesaggi si adatta all’occasione o evento celebrato”.

La Libreria Piccolomini (Archivio fotografico Opera della Metropolitana di Siena)

Un’altra intensa emozione il visitatore la può vivere accedendo ai sottotetti: “Attraverso un chiocciolino e una volta giunti, è possibile seguire un percorso sopra la Cattedrale con suggestive viste panoramiche sia dentro che fuori la chiesa. Dal ballatoio la vista del pavimento marmoreo è un’esperienza senza eguali”.

Il pavimento visto dall’alto ( Archivio fotografico Opera Metropolitana di Siena)

Ma la bellezza straordinaria dei tesori custoditi nella Cattedrale di Siena non la si può circoscrivere a parole: la si deve vivere in prima persona.

                                 Alessandra Fiorilli

Volterra, Palazzo Viti: quando la storia di una famiglia diventa arte

di Alessandra Fiorilli

Siamo alla fine del 1500 a Volterra e un nobile locale, Attilio Incontri, decide di costruire un palazzo nel cuore della cittadina: la sua facciata è il perfetto connubio tra il Rinascimento che sta per lasciare dietro di sé tracce indelebili e il Barocco che irrompe con tutta la sua volontà di apportare vistose novità artistiche.

350 anni dopo la sua costruzione, lo stesso Palazzo viene acquistato da Giuseppe Viti, un artigiano e commerciante d’alabastro, il quale apportò un profondo restauro degli ambienti che ospitarono nel 1861, Re Vittorio Emanuele II, primo Re d’Italia, di cui si conserva ancora la Stanza appositamente realizzata in occasione del suo soggiorno a Volterra.

Amante della sua terra, Giuseppe Viti, fu uno degli esponenti del movimento significativamente chiamato “Viaggatori dell’alabastro” e già ad otto anni andò con il padre negli Stati Uniti, per poi tornare, dopo 5 anni, in Toscana, pronto a ripartire con i suoi alabastri per il Nuovo Mondo.

Dopo alcune alterne vicende che lo condussero anche in America Latina, non pago di ciò che aveva già realizzato, decise di partire per un viaggio commerciale in Asia.

Dall’Egitto all’India, Giuseppe fu apprezzato per le sue doti commerciali e, grazie alle ingenti somme guadagnate, tornò a Volterra e coronò il sogno di acquistare il Palazzo Incontri, che avrebbe poi preso il nome della sua famiglia, Viti, appunto.

Dal 1849 all’anno della sua morte, avvenuta nel 1860, decise di non allontanarsi più né dall’Italia, né da Volterra, perché fu tutto preso e proteso dalle vicende che porteranno all’ Unità d’Italia, unificazione che Giuseppe Viti riuscirà a vedere, anche se negli ultimi mesi della sua vita.

L’atmosfera delle Sale di Palazzo Viti incantò il regista Luchino Visconti, il quale lo scelse nel 1964, come set del film “Vaghe stelle dell’orsa” interpretato da Jean Sorel e Claudia Cardinale: pellicola, questa, che fu premiata con il Leone d’Oro al Festival di Venezia.

Visitare Palazzo Viti a Volterra è un tuffo nel passato, nella bellezza di ceramiche e tappeti, nell’accuratezza di un’esposizione che conquista subito, sin dal momento in cui si varca l’ingresso e si accede al maestoso Scalone, costruito ai primi del 1600 dall’architetto G. Caccini ed arricchito dalle decorazioni alle pareti. Ad impreziosire ulteriormente lo Scalone d’Ingresso, le sculture e i piedistalli, molti dei quali realizzati sfruttando la pietra di Zambra, una pietra arenaria locale.

Particolare dello Scalone d’Ingresso (Foto di Lorenza Fiorilli)

La seconda rampa dello Scalone accoglie i visitatori con una volta celeste, e conduce all’ ingresso del Piano Nobile, dove troviamo una consolle di alabastro, una specchiera dorata del 1700, tre ritratti alle pareti e una deliziosa ombrelliera con una collezione di ombrelli da sole e antichi bastoni.

Rampa che accede al Piano Nobile (Foto di Lorenza Fiorilli)

Superato l’ingresso, si accede alla Sala da Ballo, dove a spiccare sono due splendidi candelabri d’alabastro eseguiti per Massimiliano d’Asburgo, all’interno dei quali venivano accese lampade a petrolio.

Sala da Ballo (Foto di Lorenza Fiorilli)

La caratteristica di questa stanza è la ricchezza e varietà di oggetti provenienti dall’Oriente che Giuseppe Viti portò in Italia nel corso dei suoi viaggi all’estero.

Il caratteristico pavimento ha le tessere bicolore in cotto e alabastro indurito, mentre ai soffitti preziosi lampadari di vetro di Murano regalano un’atmosfera che rapisce gli animi.

Uno dei candelabri in alabastro (Foto di Lorenza Fiorilli)

La Sala da Pranzo è un perfetto matrimonio tra miniature cinesi del 1700 1800 su carta da riso con inchiostro di china, porcellane e argenteria inglese che fanno bella mostra di sé sui due tavoli dal piano in alabastro.

Particolare della Sala da Pranzo (Foto di Lorenza Fiorilli)

Proseguendo la visita, si arriva al Salotto delle Battaglie, così chiamato per i 13 quadri raffiguranti battaglie, mentre su un tavolino-vetrina ci sono avori, medaglioni di alabastro e pietre dure.

Salotto delle Battaglie (Foto di Lorenza Fiorilli)

Le Saletta delle Porcellane è un tripudio di preziosi manufatti francesi ed inglesi e della tradizione italiana esposti alle pareti, mentre in una vetrina ci sono bicchieri e caraffe in vetro e cristallo, usati dalla famiglia Viti nel corso delle varie epoche.

Particolare delle porcellane esposte nell’omonima Saletta (Foto di Lorenza Fiorilli)
Saletta delle Porcellane (Foto di Lorenza Fiorilli)

Quando si giunge alla Biblioteca, il respiro si spezza per un istante: la bellezza incomparabile del ballatoio e del soffitto, il più pregiato di tutto il palazzo, presenta, nei quattro medaglioni esposti, i ritratti dei maggiori poeti italiani, ovvero Dante, Petrarca, Ariosto e Tasso.

Biblioteca (Foto di Lorenza Fiorilli)

Sull’antica scrivania una lampada con paralume in porcellana incisa: splendida e rarissima opera delle Manifatture Reali di Berlino.

La preziosa lampada con paralume in porcellana sulla scrivania della Biblioteca (Foto di Lorenza Fiorilli)

È il Salotto Rosso ad essere la stanza con la più ricca decorazione murale e con il mobilio ricoperto da una sottilissima foglia d’oro

Salotto Rosso (Foto di Lorenza Fiorilli)

I vestiti indiani da cerimonia intessuti in oro indossati da Giuseppe Viti, nominato da un principe indiano Emiro del Nepal, sono esposti in una vetrina nel Salotto del Terrazzo, arricchito da una collezione di ventagli.

Particolare dei ventagli esposti (Foto di Lorenza Fiorilli)

E poi ecco giungere la Camera del Re, ovvero la stanza da letto che accolse Vittorio Emanuele II nel 1861, con uno splendido letto a baldacchino, la decorazione delle pareti e della volta realizzata in onore del Regno d’Italia e del suo sovrano.

Camera del Re (Foto di Lorenza Fiorilli)

A conclusione della visita, la Camera Gialla con la toilette di Ginori di fine Ottocento e il ritratto di Francesco de’Medici, opera del pittore fiammingo Justus Sustermann.

La Camera Gialla (Foto di Lorenza Fiorilli)

Visitare Palazzo Viti, una dimora voluta, amata, vissuta in ogni angolo, è una delle esperienze più intense che si possa vivere, perché un nido familiare racconta storie che non si trovano sui libri, ma che si leggono con il cuore, e si ascoltano  parole pronunciate sottovoce dal mobilio, dai dipinti, dai tappeti, dagli argenti e dalle porcellane di una casa che ancora è viva e palpitante e che ti abbraccia con un’intensità tale da rimanere indelebilmente impressa nell’animo.

                         Alessandra Fiorilli

Firenze: una passeggiata lungo la storia

di Alessandra Fiorilli

Firenze…Firenze…Firenze… parte dell’immancabile e classica triade, insieme a Roma e Venezia, che i turisti stranieri non si lasciano sfuggire quando visitano l’Italia, meta di gite scolastiche organizzate per ammirare da vicino i capolavori dei grandi artisti rinascimentali, luogo dove i cinque sensi vengono rapiti da cotanta maestosa bellezza e perfezione.

Quando arrivi a Piazza Duomo, non puoi trattenerti dal rimanere immobile, ammaliato dalla grandiosità della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, del Campanile di Giotto e del Battistero.

Il Duomo, uno scorcio del Campanile e il Battistero (da sinistra nella foto di Lorenza Fiorilli)

E tu sai che per costruire quella cupola, simbolo di Firenze e che domina l’intera città, Filippo Brunelleschi impiegò 16 anni, usando una tecnica costruttiva che oggi, a quasi 7 secoli di distanza, e con tutti i mezzi e le innovazioni di cui si dispone, sembrerebbe un’opera impossibile.

Il capolavoro di Filippo Brunelleschi: la cupola, simbolo di Firenze (foto di Lorenza Fiorilli)

Quel trionfo di marmi bianchi di Carrara, verdi di Pisa e rossi di siena,  che ricoprono l’intera facciata sia della Cattedrale che del Campanile, regalano un’atmosfera, al tempo stesso, dolce ed austera, imponente e magica.

Il Duomo che accoglie i turisti con la sua maestosa bellezza (foto di Lorenza Fiorilli)
Gioco di luci tra il Battistero, il Duomo e il Campanile (da sinistra nella foto di Lorenza Fiorilli)

Nell’istante in cui riesci, seppur a fatica, a staccare lo sguardo da tanta magnificenza nata dall’estro e dalla capacità sovraumane di artisti immortali, ti incammini verso Piazza della Signoria e lì la storia ti viene incontro, ti prende sotto braccio, ti parla dei grandi eventi vissuti dalla città di Firenze e che hanno avuto proprio in questa piazza il loro centro nevralgico.

Palazzo Vecchio in Piazza della Signoria (foto di Lorenza Fiorilli)

Guarda…sembra quasi di vedere il rogo che, proprio in Piazza della Signoria,  Girolamo Savonarola impose, nel 1497, ai libri e dipinti non graditi alla  sua ortodossia, rogo sul quale lui stesso brucerà, l’anno successivo e che sancirà la fine del suo governo.

Pochi decine di metri oltre, ecco gli Uffizi, che possono essere considerati un doppio capolavoro: capolavoro come edificio e capolavoro per le opere ivi ospitate.

Lasciati gli Uffizi alle spalle ci si incammina di nuovo e si sa che lui è lì ad attenderci: lui , il ponte più antico di Firenze, lui, che è stato risparmiato dalla furia distruttrice dei nazisti e che si è salvato dalla piena disastrosa dell’Arno nel   novembre 1966.

Ecco, dunque, Ponte Vecchio le cui botteghe degli orafi che costeggiano le due ali del ponte, sono sormontate dal corridoio vasariano progettato appunto da Giorgio Vasari per consentire il passaggio da Palazzo Vecchio, in Piazza della Signoria, centro nevralgico politico-amministrativo della città, a Palazzo Pitti, dimora della famiglia dei Medici.

Particolare di Ponte Vecchio (foto di Lorenza Fiorilli)

Su Ponte vecchio le botteghe degli orafi presero il posto, dietro ordine di Ferdinando I dei Medici, delle macellerie che furono spostate altrove, in quanto il lezzo che da queste si diffondeva, era ritenuto poco consono alle attività politico-amministrative che si svolgevano nei dintorni.

Firenze da Piazzale Michelangelo (foto di Lorenza Fiorilli)

Non puoi andare via da Firenze senza aver visitato  Palazzo Pitti e il suo Giradino dei Boboli,  anche se  un degno saluto alla città lo puoi fare solo dall’alto, solo da Piazzale Michelangelo e lì…lì ti commuovi, ti commuovi per tanta bellezza, e ti immagini che per quelle stesse vie e piazze dove hai camminato, sono nati, vissuti, e hanno patito le alterne vicende politiche della città, grandi artisti come Benvenuto Cellini, Filippo Brunelleschi, Cimabue, Sandro Botticelli, Dante, Guido Cavalcanti.

Arrivederci Firenze… e grazie per questo tuffo nella storia italiana che ci hai regalato.

Alessandra Fiorilli