di Alessandra Fiorilli
La luce: chi ha avuto il privilegio di visitare la Reggia di Venaria, una delle Residenze Sabaude di Torino, avrà potuto constatare come sia proprio lei la protagonista di questo imponente edificio che si estende per 80000 metri quadri circondati da 60 ettari di giardino.

È una luce che non abbaglia, ma avvolge, coccola, abbraccia, commuove.
Sì…commuove e quando davanti a te si apre lo scenario della Galleria Grande, riesci a percepire la forza dell’arte che continua nei secoli, che unisce passato e futuro e dona al presente il gusto inconfondibile ed indimenticabile di una bellezza che incanta.

Nata per volere del Duca Carlo Emanuele II di Savoia e della Duchessa Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, l’incarico di disegnare la nuova residenza sabauda a 10 chilometri da Torino, fu inizialmente dato all’architetto di corte Amedeo di Castellamonte.
Il progetto prevedeva non solo la realizzazione della residenza principale, ma anche di un parco con giardini all’italiana arricchiti da scalinate, sculture, fontane, per dare movimento e sontuosità alla reggia stessa.
Vittorio Amedeo II , pur condividendo l’idea iniziale del Duca Carlo Emanuele II, pensò per la futura reggia un’immagine ancora più imponente e fu così che , dal 1699, il progetto venne assegnato a Michelangelo Garove.
Ma quando lo stesso Vittorio Amedeo salì sul trono del Regno di Sardegna, scelse, per ampliare il progetto iniziale, Filippo Juvarra che mise la sua genialità e la sua inconfondibile firma sulla Galleria Grande, la Cappella di Sant’Uberto, la Citroneria e la Scuderia, che ancora oggi rapiscono i visitatori con la lora maestosa bellezza.

Quando, però, Napoleone Bonaparte scese in Italia, decise di trasformare la reggia in una caserma e, in conseguenza di ciò, i bellissimi giardini, mossi da un gioco di scalinate a sbalzo e fontane, furono spianati per le necessità militari dei francesi che li usarono come piazza d’armi per le loro esercitazioni.
Dopo le Guerre d’ Indipendenza e le due Guerre Mondiali, della Reggia rimase solo il nome: perse, infatti, tutto la sua regalità fino al 1999, anno della rinascita, quando fu avviato il processo di restauro sia degli edifici che dei giardini nell’ambito del Progetto la Venaria Reale, il quale permise il recupero anche del Borgo antico e del Parco della Mandriana.
Tale grandiosa e profonda ristrutturazione, oltre a riconsegnare all’Italia il 12 ottobre 2007, la Reggia di Venaria Reale in tutta la sua bellezza, ha rappresentato la più grande opera di conservazione di un bene culturale mai realizzata in Europa.
Il percorso inizia dal piano seminterrato dove si possono ammirare i locali preposti alle attività di servizio della vita di corte.
Il visitatore qui entra in diretto contatto, grazie alle installazioni, con le vicende della dinastia sabauda dall’anno Mille fino alla prima metà dell’Ottocento.
Gli appartamenti del Duca e della Duchessa, del Re e della Regina, insieme alla spettacolare Galleria Grande e alla Cappella Sant’Uberto, accolgono il visitatore al piano superiore.

Realizzata dal Juvarra per collegare l’appartamento del Re a quello dell’erede al trono, la Galleria Grande, con i suoi 80 metri di lunghezza, 15 di altezza e 12 di larghezza, è inondata dalla luce proveniente dalle 44 finestrature poste ad entrambi i lati e da 22 “occhi”, ovvero le aperture ovali .

Ed è la luce, che entra dalla alte vetrate, la protagonista anche dell’altro capolavoro juvarriano: la Cappella di Sant’ Uberto, con un impianto a croce greca smussata.

Il percorso della visita alla Reggia termina con la Regia Scuderia, dove sono esposti il Bucintoro e le carrozze regali.
Il Bucintoro, anch’esso sottoposto ad un accurato restauro e unico esemplare originale rimasto al mondo armato per intero con albero remi e vele, fu fatto realizzare da Vittorio Amedeo a Venezia tra il 1729 e il 1731 e proprio dalla città lagunare, risalendo il Po, arrivò a Torino.

Caratterizzato da gruppi scultorei intagliati e dorati , diventò la “reggia galleggiante” dei Savoia, fino al 1873, quando il primo Re d’Italia decise che era giunto il momento di trasformare il Bucintoro in un pezzo da museo, donandolo, così, al Museo Civico.

Tra le carrozze esposte nella Scuderia, spiccano la Berlina dorata e quella argentata appartenute all’ultima coppia reale del Regno d’Italia.
Quando ci si avvia lungo l’uscita delle Scuderie Reali, non si può fare a meno di voltarsi verso il Bucintoro, per ammirarlo una volta ed un’altra ancora perché…perché emana anch’esso luce, una luce che arriva da lontano e che non vuole farti andare più via.
Ma poi , con la commozione che fa tremare gli occhi, ti allontani da lì per avviarti verso i giardini, divisi tra un Parco basso ed un Parco alto e che fanno parte delle rete dei Grandi Giardini Italiani.

Sempre all’esterno della Reggia, nella Corte d’Onore, i 100 getti d’acqua della Fontana del Cervo, ad orari precisi, danzano al ritmo di musica.

E la luce, quella stessa luce che Juvarra vide prima ancora di realizzare i suoi capolavori nella reggia della Venaria Reale, e che colpisce ancora oggi il cuore dei visitatori, è oggi esaltata dalla programmazione “Into the light” che, iniziata il 21 giugno, allieterà le sere d’estate fino al 30 agosto prossimo, con concerti, aperitivi a lume di candela, le stesse che illumineranno anche i giardini della Reggia, le cui sale saranno aperte al pubblico oltre il consueto orario.

Proprio durante questi mesi estivi sarà possibile visitare anche la mostra di Anthony McCall, le installazioni di Davide Ferrario e di Marinella Senatore, che ha realizzato la sua grande installazione ispirandosi alle tradizionali luminarie del Sud Italia, oltre alle scenografiche luminarie presenti nel Potager Royal e nel Giardino a Fiori.

E così quella luce, protagonista indiscussa della Galleria Grande e della Cappella di Sant’Uberto, lo sarà anche, di queste calde sere estive, ed accoglierà coloro i quali vorranno accettare l’invito firmato: Reggia di Venaria Reale.
Alessandra Fiorilli