di Alessandra Fiorilli
“L’emozione che lei ha provato nel visitare il Museo Nazionale del Cinema lo deve alla fondatrice dello stesso, Maria Adriana Prolo, una studiosa che, negli anni ’30 del secolo scorso, cominciò a collezionare oggetti attinenti al cinema. E proprio in una sua agendina, con data dell’8 giugno 1941, scrisse: “Ho pensato ad un Museo”. E questo suo sogno, seguito da uno “studio matto e disperatissimo”, per citare il grande poeta Giacomo Leopardi, l’ha condotta verso la ricerca di oggetti, alcuni dei quali anche molto antichi, che appartengono alle radici del cinema, quali le ombre cinesi e le lanterne magiche”.

Inizia con queste parole l’intervista al Dottor Carlo Umberto Chatrian, Direttore del Museo Nazionale del Cinema di Torino, al quale ho confidato di aver visitato tale Museo tutte le volte che mi sono recata nella città sabauda, sottolineando come ogni volta l’emozione mi abbia felicemente travolta durante l’intero percorso espositivo.

“Maria Adriana Prolo era nata a Romagnano Sesia, nelle valli che circondano Novara, ma lavorava a Torino, che già nel 1910 era un centro di produzione cinematografica all’avanguardia”.

E così, questa giovane e volitiva donna, laureatasi in Materie Letterarie presso la Facoltà di Magistero, nelle ore libere dal lavoro, si reca al Balon, il mercatino dove si mette alla ricerca di oggetti della Settima Arte, perché lei, affettuosamente chiamata “la signorina del cinematografo”, quel Museo pensato nel 1941, lo vuole trasformare in una realtà concreta.

Maria Adriana Prolo non è sola in questo suo sogno da realizzare, infatti: “Inizia importanti collaborazioni con personaggi di spicco dell’epoca, come Giovanni Patrone, regista di “Cabiria”, un film girato a Torino e dintorni”.

Tutti quegli oggetti di cui si era messa alla ricerca hanno però, bisogno di una sede così: “Nella prima metà degli anni ’50 del secolo scorso, il comune di Torino pensa alla Mole Antonelliana, realizzata nel 1863 dall’architetto Alessandro Antonelli e terminata nel 1889. Questo imponente edificio, nonostante la particolarità del suo assetto architettonico, in realtà non aveva ancora svolto una sua funzione: pensata inizialmente come sede di una sinagoga, era rimasta senza una precisa identità”.

Il matrimonio tra il sogno di Maria Adriana Prolo e la Mole Antonelliana viene celebrato il 20 luglio 2000, quando il Museo Nazionale del Cinema trova la sua sede definitiva proprio in questa struttura, simbolo di Torino; quest’anno, dunque, l’unione tra il sogno della Prolo e la creatività di Antonelli festeggia le nozze d’argento.
Non poteva esserci luogo più adatto per ospitare il Museo Nazionale del Cinema, il cui visitatore è accolto, al piano terra di quest’iconica struttura, dai primi rudimentali oggetti del cinema, poi, piano dopo piano, salendo, ci si avvicina ai tempi più recenti, in un caleidoscopio di sorprese ed emozioni, per giungere fino ai nostri giorni, dove si viene catapultati nelle tappe che conducono alla realizzazione di un film.

Ma la meraviglia capace di togliere il fiato si chiama Aula del Tempio, il cuore centrale dell’intero Museo, dove undici “Chapelles” come sono chiamate ufficialmente dal Museo, raccontano i grandi temi della storia della Settima Arte tra scenografie, immagini, oggetti, fotografie e manifesti originali e sempre nel cuore della Mostra ci si può avvicinare anche alla realtà virtuale.
La Galleria dei Manifesti regala un tuffo nel passato, di quando si andava al cinema e si sceglieva il film anche dalla locandina più accattivante: “Il Museo conta più di mezzo milione di manifesti e sono alcuni sono esposti– dichiara il Direttore Chatrian, il quale ci svela come: “Siamo riusciti, di recente, ad entrare in possesso di un pezzo importante: il manifesto del film “La corazzata Potemkin”, che molti conoscono per quella scena iconica del film di Fantozzi, ma che rimane un capolavoro della storia del cinema”.

A catturare l’attenzione e a farci diventare tutti un po’ bambini, perché non si può non stare con il naso all’insù quando la si vede, è la spettacolare rampa elicoidale, che ospita mostre temporanee: “Attualmente c’è quella di James Cameron, un grande innovatore. Ecco, possiamo dire che nonostante le tante difficoltà incontrate nel dare corpo alle sue visioni, il regista di Titanic e Avatar è riuscito comunque a realizzare quello in cui credeva: la tecnologia in 3d applicata al cinema”.


Proprio proseguendo a piedi tutta la rampa elicoidale, si può giungere all’intercapedine dalla quale si accede alla terrazza panoramica, con una vista sulla città di Torino da un’altezza di 85 metri, ma per i meno temerari, fortunatamente, c’è l’ascensore panoramico che passa proprio all’interno del Museo.

Solo visitando il Museo Nazionale del Cinema si può comprendere appieno l’unicità delle sale, delle esposizioni e la magia che t’avvolge, ti coccola per tutto la visita; d’altronde sono i numeri a confermare che è uno tra i musei italiani maggiormente apprezzati: “Lo scorso anno abbiamo avuto 800000 visitatori e il 40% di loro erano stranieri”.

Concludo l’intervista chiedendo al gentilissimo Dottor Chatrian, autore anche di numerose pubblicazioni e membro dell’Accademia del Cinema Italiano e dell’Academy Awards of Motion Pictures, cosa significhi per lui rivestire il ruolo di Direttore del Museo Nazionale del Cinema:” E’ un onore ed una responsabilità. Un onore, perché è un’istituzione unica al mondo e lo dico con cognizione di causa, avendo girato il globo per motivi legati al mio lavoro ed organizzato festival, laboratori, sempre grazie al linguaggio universale del cinema. Ma è anche una responsabilità, perché bisogna saper predisporre contenuti per le centinaia di migliaia di visitatori che ogni anno vengono a farci visita e per i 100000 studenti che solo lo scorso anno hanno partecipato alle attività didattiche con laboratori e visite”.
Chi vuol sentirsi parte, almeno per un giorno, dell’immaginario e immaginifico mondo della Settima Arte, non deve fare altro che entrare nella Mole Antonelliana, così da farsi prendere per mano da un Museo che stupisce, e la cui emozione di averlo visitato, non ti lascia quando ne varchi l’uscita., ma ti accompagnerà per sempre.
Alessandra Fiorilli