di Alessandra Fiorilli
32 pagine di un curriculum ricchissimo, che spazia da pubblicazioni a convegni, passando per un’intensa attività di ricerca, il tutto collegato da un unico filo conduttore: quello della passione per l’archeologia, la stessa che ha condotto il Dottor Francesco Sirano, a ricoprire, nel 2017, l’incarico di Direttore del Parco Archeologico di Ercolano, creato nel 2016 come istituto autonomo.
Chi ha avuto la fortuna, come la sottoscritta, di parlare con lui, non ha potuto fare a meno di avvertire, nelle sue parole, quella profonda conoscenza e quell’indiscussa professionalità capace di farti immergere nel fascino del mondo antico, di un’epoca remota, che però avverti vicino, nel cuore, nell’animo, grazie alle spiccate doti comunicative del Dottor Sirano.

“Ercolano è il sito dove è nata l’archeologia sistematica, dove i resti dell’antica Herculaneum sono venuti alla luce grazie a dei lavori posti sotto il controllo di un’autorità pubblica. Ercolano è il sito dove sono meglio conservati i piani superiori delle case e i materiali organici come il legno delle porte, delle finestre, degli architravi”.

Inizia con le suddette parole l’intervista gentilmente concessami dal Direttore del Parco Archeologico di Ercolano, un sito, questo, che colpisce all’istante per la particolarità della zona in cui si trova: un pianoro che si affaccia dal mare. E proprio dal mare sembra che fossero arrivati i primi soccorsi alla popolazione, come testimonia il ritrovamento nell’area dell’antica spiaggia sotto il fango vulcanico, nell’agosto del 1982, di un’imbarcazione simile ad un gozzo, interpretata quale lancia di salvataggio della spedizione di soccorso guidata da Plinio il Vecchio e salpata da Miseno, barca che oggi è visibile in un apposito padiglione.

Nulla, però, poté salvare Ercolano dalla furia di una natura che nel 79 d.C., a seguito dell’eruzione del Vesuvio, seppellì l’intera città sotto 20 metri di materiale vulcanico, dopo che era stata raggiunta da nubi ardenti alla temperatura di 400 ° arrivate ad una velocità maggiore di 80 chilometri orari.

E così l’antica Herculanem, il cui nome si deve, secondo la mitologia, ad Ercole che l’avrebbe fondata lungo il viaggio di ritorno dall’Iberia, cominciò a riveder la luce nel 1927, grazie all’avvio di nuovi scavi, terminati nel 1961 e diretti da Amedeo Maiuri.
Un primo tentativo di riportare alla luce la città risale, però, al 1828 quando l’allora re di Napoli, Francesco I di Borbone, promosse i primi scavi a cielo aperto, dopo la fase settecentesca durante la quale le esplorazioni furono condotte attraverso tunnel sotterranei, fermatesi a causa della durezza del fango e dell’eccessivo impegno, non solo economico, che richiedevano i restauri.
Quello che oggi è possibile visitare lo si deve, dunque, ad Amedeo Maiuri:
“Durante il percorso – dichiara il direttore Sirano– è possibile visitare l’80% di ciò che è stato riportato in luce dagli scavi ed il restante 20% è comunque possibile vederlo dall’esterno delle strutture stesse”.

Un’altra caratteristica di Ercolano è quella che si percepisce appena si varcano i cancelli dell’area archeologica: con un colpo d’occhio si ha la visuale d’insieme dell’antica città che si estendeva su una superficie di 20 ettari e che contava tra 4000 abitanti e 6000 abitanti.

“Ercolano ha una forma urbana regolare che alcuni studiosi ritengono ispirata dalla forma greca di Neapolis”.
La città, caratterizzata dai decumani che corrono in parallelo al litorale con i cardini perpendicolari ad essi, regala al visitatore un percorso durante il quale potrà vedere: “Infrastrutture urbane con alti standard come acquedotti, marciapiedi, fontane orlate ai lati con figure di divinità quali Venere e Poseidone, e ancora case e strutture di vario tipo come la villa urbana e la casa ad atrio, così come le case a più piani. Ercolano, nella sola parte oggi in luce, aveva 3 impianti termali pubblici, dei quali quello centrale articolato nelle due sezioni maschili e femminili, vistabili anch’esse, mentre le terme suburbane, le meglio conservate al mondo, verranno aperte, da settembre, il sabato e la domenica e la visita sarà consentita ad un massimo di 10 persone alla volta”.

Chiedo al Direttore Sirano se esista un’area più iconica delle altre, sia se la si guarda con occhio profano, sia con quello dell’esperto: “Da profano le zone più iconiche sono le Casa del tramezzo di legno, la Casa del bicentenario, la casa sannitica e le terme femminili, , mentre da un punto di vista scientifico le ville urbane, la Casa dei cervi, la casa di Aristide, la casa a graticcio e quella del Bel cortile, nonché il Collegio degli Augustali”.

Le parole del Dottor Sirano sono cariche di un entusiasmo che rapisce:” L’attuale aspetto di Ercolano è il risultato di un restauro che, dagli anni ‘30 del secolo scorso, si è sviluppato in toto e, con grande soddisfazione, posso dire che, negli ultimi anni, è cresciuto molto in termini di visitatori, passando dai 415000 ai 520000, con un picco di 560000. Tra gli stranieri la maggior parte proviene dal mondo anglosassone, specie inglesi e americani, seguiti da francesi, spagnoli e tedeschi. Dall’Italia invece, è massiccia la presenza dei toscani, mentre se guardiamo alla Campania, i maggiori visitatori sono proprio di Ercolano, il cui Parco Archeologico viene finalmente percepito come parte integrante della città, grazie soprattutto alla rigenerazione urbana. Tutta questa rivoluzione, insieme nella visione del futuro e nella gestione del sito, è resa possibile grazie al partenariato pubblico-privato con il Packard Humanities Institute che affianca l’Ente pubblico da oramai 24 anni con risultati riconosciuti a livello mondiale”.

Questa seconda rinascita del Parco Archeologico: “E’ riuscita a far cambiare il sentimento verso Ercolano” dichiara il Dottor Sirano, il quale prosegue mettendo in luce un aspetto che lo inorgoglisce particolarmente: “Abbiamo portato i valori di Ercolano fuori dal sito, coinvolgendo tanti gruppi di utenti, come, ad esempio, le scolaresche: solo quest’anno sono stati quasi 700 gli studenti che, attraverso il PCTO, hanno preso parte a 14 tipi di progetti. Da non dimenticare, poi, i lavori di pubblica utilità svolti in accordo con il Tribunale e le attività con le associazioni di disabili con funzione terapeutica: specie in quest’ultimo caso siamo stati noi ad imparare molto da loro”.
Ercolano incanta anche di sera, “Con le aperture straordinarie fino all’8 agosto e poi con quelle dell’11 e del 13 settembre, grazie dalla rassegna “Gli Ozi di Ercole“, che attraverso l’interpretazione dei protagonisti, offre ogni anno nuove riflessioni sui temi identitari di Ercolano, visti sotto molte sfaccettature, in un legame tra passato e futuro”.

Visitare il Parco Archeologico Ercolano significa poter entrare in contatto con la vita quotidiana degli abitanti, quelle stesse vite spezzate e spazzate via da una serie di nubi ardenti che, raggiungendo una temperatura di oltre 400° ad una velocità di circa 10/20 metri al secondo, hanno provocato la morte immediata delle persone e la carbonizzazione delle sostanze organiche.
E proprio questo fenomeno ha permesso la conservazione di tali materiali, primi tra tutti il legno usato sia per la costruzione di porte, finestre, architravi, sia di suppellettili e mobili che oggi è possibile vedere: “Nell’Antiquarium, dove sono esposti quasi tutti i 42 tra mobili, letti e persino una culla che era stata costruita in legno di quercia, perché intenzionalmente, quella stessa culla avrebbe dovuto rappresentare la continuità di una famiglia, invece tutto si fermò nel 79 d.C. e quel bambino nella culla morì insieme a moltissimi altri abitanti di Ercolano”.

Il Dottor Sirano, è stato qualche giorno fa nominato Direttore del Museo Archeologico di Napoli, incarico, questo, che lo porterà a lasciare la guida del Parco Archeologico di Ercolano: “Dal 2017, anno dal quale ho rivestito quest’incarico, ho cercato sempre di intrepretare al plurale il “genius loci”, coinvolgendo non solo tutti coloro che prestano servizio all’interno del sito ma anche i portatori di interesse esterni del territorio. Ma ora è arrivato il momento di andare via…”- la voce è interrotta da una commozione che arricchisce il curriculum di 32 pagine di una sensibilità senza eguali- ” Devo andare via ma solo fisicamente…l’anima no…rimarrà qui ad Ercolano… perché si rimane sempre nel luogo amato…un po’ come succede per i grandi amori che davvero non finiscono mai”.
Alessandra Fiorilli