di Alessandra Fiorilli
Nonostante il mare sia lontano, Trauttmansdorf , con il Castello ed i Giardini, è come una sirena che, con il suo canto ammaliante, attira a sé chiunque lo scorga da lontano.

Dotato di un fascino austero eppure irresistibile, il signor Leo Andergassen, Responsabile del Castello e del Museo ivi ospitato, ce ne racconta la storia che affonda le sue radici nel lontano 1300 quando, proprio dove ora sorge il castello, c’era un piccolo maniero chiamato Neuberg le cui spesse mura sono ancora visibili, poi: ”Nel XVI secolo Nikolaus von Trauttmansdorff, fortunato soldato di ventura al servizio degli Asburgo, acquista il piccolo castello e lo amplia facendone la sua dimora, infatti alcuni stemmi ed affreschi rimandano ancor oggi alla sua figura e a quella dei suoi discendenti”.

Il maniero viene poi abbandonato, fino a quando, nel 1846: “Giunge dalla Stiria il giovane conte Joseph von Trauttmansdorff che decide di acquistare il castello appartenuto ai suoi avi e di procedere non solo ad una ristrutturazione in stile neogotico, ma anche ad un ampliamento in seguito al quale il castello raggiunge le dimensioni attuali”.
Questa rinascita deve avere anche un nome di battesimo, così: “Il Conte decide che d’ora in avanti si sarebbe chiamato Castel Trauttmansdorff”.
Qualche decennio dopo, la storia del maniero si legherà al nome di Sissi, che tanto amerà Merano: “Nell’ottobre 1870 l’imperatrice Elisabetta d’Austria lo sceglie per il suo soggiorno invernale. Abita con la figlia Marie Valerie nelle stanze del secondo piano mentre il marito, l’imperatore Francesco Giuseppe e gli altri due figli della coppia reale, Gisela e Rodolfo, vengono a trovarla svariate volte da Vienna”.

L’imperatrice tornerà nel castello 19 anni dopo, nel settembre 1889, in seguito ad evento per lei straziante: “Otto mesi prima il principe ereditario Rodolfo d’Asburgo si era suicidato a Mayerling e così la “signora in nero”, come viene chiamata, fa vita assai ritirata e abbandona il castello solo di rado”.

Il maniero, nel 1892, passerà poi in mano: “Al barone Friedrich von Deuster, che allestirà frutteti e giardini tutto intorno”.
Poi la Grande Guerra, le decisioni politiche che ne seguiranno ed il castello che conosce di nuovo uno stato di abbandono, fino a quando nel 1977: “L’ormai fatiscente maniero e i terreni della ex proprietà Deuster passano alla Provincia Autonoma di Bolzano. Gli edifici del castello vengono restaurati e divengono la sede del nuovo Touriseum, il Museo Provinciale del Turismo, progettato nell’arco di cinque anni”.

È proprio il Touriseum, con una superficie espositiva di 1.200 mq, distribuita sulle 20 sale racconta, nel suo percorso espositivo, 250 anni di storia del turismo alpino, rappresentando:” Il primo museo in Europa dedicato esclusivamente al tema del turismo. Nel periodo tra il 1998 e il 2015 sono stati raccolti e inventariati circa 17.000 oggetti rilevanti per la storia del turismo in Alto Adige. Oggi queste collezioni costituiscono il cuore del nostro lavoro museale quotidiano. Gli oggetti della collezione svolgono una duplice funzione: sono autentici portatori di memoria, per le storie che vengono raccontate nella mostra permanente e nelle mostre temporanee, ma allo stesso tempo, essi costituiscono il fulcro dell’attività scientifica, rappresentando anche un punto di partenza per seminari e convegni”.


Ma il museo è in costante evoluzione, come dichiara Leo Andergassen: “Il Touriseum continua tuttora a raccogliere nuovi oggetti legati alla storia del turismo regionale, ed oltre a questi ci sono anche supporti audiovisivi, documenti scritti, opere figurative, manifesti, oggetti legati all’alimentazione e alle bevande, articoli da viaggio, mobili del settore alberghiero e della ristorazione e molto altro ancora”.

Vengono altresì’ allestite anche mostre temporanee come quelle attualmente in corso: “Il BOOM’70, che racconta il sorprendente sviluppo turistico di quegli anni, e I Viaggi del futuro”.

Trauttmansdorff è anche sinonimo dei Giardini; infatti, dopo il 1977 “Sui terreni antistanti il castello viene allestito un grandioso giardino botanico, inaugurato nell’estate 2001” come dichiara Gabriella Pircher, responsabile della straordinaria area verde che si estende per 12 ettari, con un dislivello di 100 metri tra la parte alta e quella bassa.

E anche i Giardini sono idealmente uniti all’Imperatrice Elisabetta d’ Austria, essendo collegati con il centro di Merano “Tramite il sentiero di Sissi, ovvero un percorso che collega Maia Alta al centro cittadino attraverso undici tappe e punti panoramici dedicati all’imperatrice Elisabetta d’Austria. Il percorso è ispirato alle passeggiate che Sissi faceva a Merano e nei dintorni” ma i giardini sono comunque facilmente raggiungibili dal centro della cittadina in pochi minuti, usando i mezzi pubblici.

Questo trionfo di alberi e piante ha richiesto del tempo per la realizzazione: “La loro ideazione risale agli anni ottanta, mentre i lavori sono iniziati nel 1994 e sono stati ufficialmente inaugurati nel 2001: non si tratta di un giardino storico, è invece un giardino contemporaneo, creato con una visione moderna”.

E come ogni progetto, anche questo ha i suoi padri fondatori: “L’ingegnere Manfred Ebner, appassionato di giardinaggio e ideatore del progetto paesaggistico, è stato il primo promotore. A sostenerlo ci sono stati Luis Durnwalder, futuro presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, e Klaus Platter, all’epoca direttore del Podere Provinciale Laimburg, che avrebbe poi assunto la responsabilità della gestione del parco”.

Chi ha avuto la fortuna di visitare i giardini è rimasto colpito dalla perfetta sincronia ed armonia esistente tra gli alberi, gli arbusti ed i fiori : “La selezione e l’acquisizione delle piante avvennero grazie a una stretta collaborazione tra diverse figure: il progettista Manfred Ebner, il professore Schröder dell’università di Göttingen, la curatrice Karin Kompatscher, diversi paesaggisti specializzati e il team interno insieme con il capo giardiniere Klaus Messner. Le piante venivano acquistate prevalentemente presso vivai italiani, tedeschi, belgi e olandesi, e sono state scelte attentamente e messe a dimora secondo criteri botanici e paesaggistici ben definiti”.

E questa armonia è legata anche ad un’accurata suddivisione di questa grande area verde: “Il concetto ideato dall’ingegner Ebner prevedeva una precisa suddivisione tematica del giardino in quattro settori: i Boschi del Mondo, i Giardini del Sole, i Giardini Terrazzati e Acquatici, e i Paesaggi dell’Alto Adige”.
Un giardino in continua evoluzione, come conferma Gabriella Pircher: “Con il tempo la biodiversità del giardino è aumentata. La piantumazione iniziale è stata progressivamente completata e aggiornata. Alcune specie sono scomparse a causa dell’evoluzione dell’ecosistema interno. Con la crescita degli alberi si sono creati spazi ombreggiati che hanno cambiato la composizione del sottobosco e la distribuzione delle altre piante. Ancora oggi, nonostante il giardino è già ben allestito, cerchiamo di introdurre nuove specie e rarità ogni anno”.

I 12 ettari di quest’area verde colpiscono anche per i loro numeri: “Il continuo rinnovamento rende difficile quantificare esattamente il numero delle specie presenti in un determinato momento, possiamo dire che una stima è intorno alle 6000 specie e varietà, ma basti pensare che ogni anno vengono piantati circa 300.000 bulbi e oltre 140.000 piante stagionali”.

Dietro questi numeri ragguardevoli si cela l’impegno di molti: “Attualmente lavorano circa 38 giardinieri, impegnati quotidianamente nel mantenere alto lo standard qualitativo. Dal 2017, inoltre, è vietato l’uso di fitofarmaci nel verde pubblico e anche noi ci atteniamo a questa normativa. Usiamo soltanto corroboranti, cioè prodotti naturali che rafforzano piante e terreno. Questo approccio è più impegnativo rispetto ai metodi convenzionali, ma ci consente di ottenere risultati buoni nel pieno rispetto dell’ambiente, tutelando la salute dei nostri collaboratori e visitatori”.
Un giardino che incanta i suoi 400000 visitatori annuali non solo con le sue piante, ma anche con le sue piattaforme: “Come la voliera e il binocolo di Matteo Thun che offrono una meravigliosa vista sul giardino ma anche sulle montagne circostanti”.

Grazie a quest’intervista, sono tornata al giorno della mia visita al Castello di Trauttmansdorff e ai suoi incantevoli Giardini e ho rivisto quanto possa la bellezza e la forza della natura unita alla straordinaria volontà degli uomini.
Alessandra Fiorilli