Trauttmansdorff: il Castello e i Giardini raccontati da  Leo Andergassen e Gabriella Pircher, Responsabili di queste due imperdibili mete di Merano

di Alessandra Fiorilli

Nonostante il mare sia lontano, Trauttmansdorf , con il Castello ed i Giardini, è come una sirena che, con il suo canto ammaliante, attira a sé chiunque lo scorga da lontano.

Trauttmansdorff, il Castello in lontananza ed i Giardini (Foto per gentile concessione di Trauttmansdorff)

Dotato di un fascino austero eppure irresistibile, il signor Leo Andergassen, Responsabile del Castello e del Museo ivi ospitato, ce ne   racconta la storia che affonda le sue radici nel lontano 1300 quando, proprio dove ora sorge il castello, c’era un piccolo maniero chiamato Neuberg le cui spesse mura sono ancora visibili, poi: ”Nel XVI secolo Nikolaus von Trauttmansdorff, fortunato soldato di ventura al servizio degli Asburgo, acquista il piccolo castello e lo amplia facendone la sua dimora, infatti  alcuni stemmi ed affreschi rimandano ancor oggi alla sua figura e a quella dei suoi discendenti”.

Leo Andergassen, Responsabile del Castello e del Museo (Foto per gentile concessione di Trauttmansdorff)

 Il maniero viene poi abbandonato, fino a quando, nel 1846: “Giunge dalla Stiria il giovane conte Joseph von Trauttmansdorff che decide di acquistare il castello appartenuto ai suoi avi e di procedere non solo ad una ristrutturazione in stile neogotico, ma anche ad un ampliamento in seguito al quale il castello raggiunge le dimensioni attuali”.

Questa rinascita deve avere anche un nome di battesimo, così: “Il Conte decide che d’ora in avanti si sarebbe chiamato Castel Trauttmansdorff”.

Qualche decennio dopo, la storia del maniero si legherà al nome di Sissi, che tanto amerà Merano: “Nell’ottobre 1870 l’imperatrice Elisabetta d’Austria lo sceglie per il suo soggiorno invernale. Abita con la figlia Marie Valerie nelle stanze del secondo piano mentre il marito, l’imperatore Francesco Giuseppe e gli altri due figli della coppia reale, Gisela e Rodolfo, vengono a trovarla svariate volte da Vienna”.

La statua di Sissi a Trauttmansdorff (Foto per gentile concessione di Trauttmansdorff)

L’imperatrice tornerà nel castello 19 anni dopo, nel settembre 1889, in seguito ad evento per lei straziante: “Otto mesi prima il principe ereditario Rodolfo d’Asburgo si era suicidato a Mayerling e così la “signora in nero”, come viene chiamata, fa vita assai ritirata e abbandona il castello solo di rado”.

Nelle stanze storiche (In den historischen Räumen©Touriseum_Andreas Tauber)

Il maniero, nel 1892, passerà poi in mano: “Al barone Friedrich von Deuster, che allestirà frutteti e giardini tutto intorno”.

Poi la Grande Guerra, le decisioni politiche che ne seguiranno ed il castello che conosce di nuovo uno stato di abbandono, fino a quando nel 1977: “L’ormai fatiscente maniero e i terreni della ex proprietà Deuster passano alla Provincia Autonoma di Bolzano. Gli edifici del castello vengono restaurati e divengono la sede del nuovo Touriseum, il Museo Provinciale del Turismo, progettato nell’arco di cinque anni”.

Il cortile del Castello (Cortile del castello_Schlosshof©Touriseum_S.Scatà )

 È proprio il Touriseum, con una superficie espositiva di 1.200 mq, distribuita sulle 20 sale racconta, nel suo percorso espositivo, 250 anni di storia del turismo alpino, rappresentando:” Il primo museo in Europa dedicato esclusivamente al tema del turismo. Nel periodo tra il 1998 e il 2015 sono stati raccolti e inventariati circa 17.000 oggetti rilevanti per la storia del turismo in Alto Adige. Oggi queste collezioni costituiscono il cuore del nostro lavoro museale quotidiano. Gli oggetti della collezione svolgono una duplice funzione: sono autentici portatori di memoria, per le storie che vengono raccontate nella mostra permanente e nelle mostre temporanee, ma allo stesso tempo, essi costituiscono il fulcro dell’attività scientifica, rappresentando anche un punto di partenza per seminari e convegni”.

Un’esposizione del Touriseum intitolata: Il viaggio verso la libertá (Auf in die Freiheit ©Touriseum_Andreas Tauber)
Una tra le più caratteristiche tra le Stanze Storiche del Castello (Historischer Raum©Touriseum_Andreas Tauber)

 Ma il museo è in costante evoluzione, come dichiara Leo Andergassen:Il Touriseum continua tuttora a raccogliere nuovi oggetti legati alla storia del turismo regionale, ed oltre a questi ci sono anche supporti audiovisivi, documenti scritti, opere figurative, manifesti, oggetti legati all’alimentazione e alle bevande, articoli da viaggio, mobili del settore alberghiero e della ristorazione e molto altro ancora”.

Una delle Sale storiche del Castello ( Deustersaal©Touriseum_Andreas Tauber)

Vengono altresì’ allestite anche mostre temporanee come   quelle attualmente in corso: “Il BOOM’70, che racconta il sorprendente sviluppo turistico di quegli anni, e  I Viaggi del futuro”.

La mostra temporanea “BOOM 70” ( Ausstellung©Touriseum_Andreas Tauber)

Trauttmansdorff è anche sinonimo dei Giardini; infatti, dopo il 1977 “Sui terreni antistanti il castello viene allestito un grandioso giardino botanico, inaugurato nell’estate 2001” come dichiara Gabriella Pircher, responsabile della straordinaria area verde che si estende per 12 ettari, con un dislivello di 100 metri tra la parte alta e quella bassa.

Gabriella Pircher, Responsabile dei Giardini (Foto per gentile concessione di Trauttmansdorff)

E anche i Giardini sono idealmente uniti all’Imperatrice Elisabetta d’ Austria, essendo collegati con il centro di Merano “Tramite il sentiero di Sissi, ovvero un percorso che collega Maia Alta al centro cittadino attraverso undici tappe e punti panoramici dedicati all’imperatrice Elisabetta d’Austria. Il percorso è ispirato alle passeggiate che Sissi faceva a Merano e nei dintorni” ma i giardini sono comunque facilmente raggiungibili dal centro della cittadina in pochi minuti, usando i mezzi pubblici.

Particolare dei Giardini (Foto Sonnengärten_Alexander Pichler)

Questo trionfo di alberi e piante ha richiesto del tempo per la realizzazione: “La loro ideazione risale agli anni ottanta, mentre  i lavori sono iniziati nel 1994 e sono stati ufficialmente inaugurati nel 2001: non si tratta di un giardino storico, è invece un giardino contemporaneo, creato con una visione moderna”.

Altro scorcio dei Giardini (Foto per gentile concessione di Trauttmansdorff)

E come ogni progetto, anche questo ha i suoi padri fondatori: “L’ingegnere Manfred Ebner, appassionato di giardinaggio e ideatore del progetto paesaggistico, è stato il primo promotore. A sostenerlo ci sono stati Luis Durnwalder, futuro presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, e Klaus Platter, all’epoca direttore del Podere Provinciale Laimburg, che avrebbe poi assunto la responsabilità della gestione del parco”.

Sguardo d’insieme sui Giardini ed il Castello (Foto DM_Alex Filz_Trauttmansdorff )

Chi ha avuto la fortuna di visitare i giardini è rimasto colpito dalla perfetta sincronia ed armonia esistente tra gli alberi, gli arbusti ed i fiori : “La selezione e l’acquisizione delle piante avvennero grazie a una stretta collaborazione tra diverse figure: il progettista Manfred Ebner, il professore Schröder dell’università di Göttingen, la curatrice Karin Kompatscher, diversi paesaggisti specializzati e il team interno insieme con il capo giardiniere Klaus Messner. Le piante venivano acquistate prevalentemente presso vivai italiani, tedeschi, belgi e olandesi, e sono state scelte attentamente e messe a dimora secondo criteri botanici e paesaggistici ben definiti”.

Un suggestivo scorcio del Giardino degli innamorati (Foto per gentile concessione di Trauttmansdorff)

E questa armonia è legata anche ad un’accurata suddivisione di questa grande area verde: “Il concetto ideato dall’ingegner Ebner prevedeva una precisa suddivisione tematica del giardino in quattro settori: i Boschi del Mondo, i Giardini del Sole, i Giardini Terrazzati e Acquatici, e i Paesaggi dell’Alto Adige”.

Un giardino in continua evoluzione, come conferma Gabriella Pircher: “Con il tempo la biodiversità del giardino è aumentata. La piantumazione iniziale è stata progressivamente completata e aggiornata. Alcune specie sono scomparse a causa dell’evoluzione dell’ecosistema interno. Con la crescita degli alberi si sono creati spazi ombreggiati che hanno cambiato la composizione del sottobosco e la distribuzione delle altre piante. Ancora oggi, nonostante il giardino è già ben allestito, cerchiamo di introdurre nuove specie e rarità ogni anno”.

Le statue del Giardino degli innamorati (Foto per gentile concessione di Trauttmansdorff)

I 12 ettari di quest’area verde colpiscono anche per i loro numeri: “Il continuo rinnovamento rende difficile quantificare esattamente il numero delle specie presenti in un determinato momento, possiamo dire che una stima è intorno alle 6000 specie e varietà, ma basti pensare che ogni anno vengono piantati circa 300.000 bulbi e oltre 140.000 piante stagionali”.

Un angolo dei Giardini e le montagne in lontananza (Foto per gentile concessione di Trauttmansdorff)

Dietro questi numeri ragguardevoli si cela l’impegno di molti: “Attualmente lavorano circa 38 giardinieri, impegnati quotidianamente nel mantenere alto lo standard qualitativo. Dal 2017, inoltre, è vietato l’uso di fitofarmaci nel verde pubblico e anche noi ci atteniamo a questa normativa. Usiamo soltanto corroboranti, cioè prodotti naturali che rafforzano piante e terreno. Questo approccio è più impegnativo rispetto ai metodi convenzionali, ma ci consente di ottenere risultati buoni nel pieno rispetto dell’ambiente, tutelando la salute dei nostri collaboratori e visitatori”.

Un giardino che incanta i suoi 400000 visitatori annuali non solo con le sue piante, ma anche con le sue piattaforme: “Come la voliera e il binocolo di Matteo Thun che offrono una meravigliosa vista sul giardino ma anche sulle montagne circostanti”.

Il binocolo di Matteo Thun ( Foto Trauttmansdorff nach Feierabend_Matteo Thun’scher Gucker)

Grazie a quest’intervista, sono tornata al giorno della mia visita al Castello di Trauttmansdorff e ai suoi incantevoli Giardini e ho rivisto quanto possa la bellezza e la forza della natura unita alla straordinaria volontà degli uomini.

                              Alessandra Fiorilli

Merano si prepara a celebrare le sue tradizioni e il suo territorio con la “Traubenfest”, la “Festa dell’Uva”

di Alessandra Fiorilli

Adagiata all’incrocio fra Val Passiria e Val Venosta, abbracciata dalle cime del Sud Tirolo, coccolata da un clima mite, Merano è stata, sin dal 1800, meta di una villeggiatura che apprezzava questo perfetto connubio tra l’ambiente montano e le temperature mediterranee.

Molti gli illustri ospiti della città che, vantando un’aria pulita e cristallina, sorge a 325 metri di altitudine: dall’imperatrice Sissi, la quale strinse con la città un legame d’amore profondo, allo scrittore Franz Kafka.

Gli ospiti che nel 1800 arrivavano dal Nord Europa trovavano a Merano un clima gradevole, anche durante la stagione invernale, il dolce fragore del fiume Passirio e le sue Terme, che ancora oggi sono l’emblema di una città a forte vocazione turistica.

Proprio sul finire del XIX secolo, precisamente nel 1886, il meranese Carl Wolf, Scrittore Autore e Regista Teatrale, ideò la “Festa dell’Uva”: “Non si conosce il motivo preciso di questa scelta. Possiamo presumere, però, che la decisione di Wolf fu dettata dal fatto che la stagione prettamente turistica finisse proprio nella seconda metà del mese di ottobre. Pertanto, per concludere degnamente tale periodo, pensò di organizzare una festa per celebrarlo e per onorare i frutti autunnali del territorio, quali le mele e l’uva”, ci dice Evi Kobald, responsabile di quest’appuntamento annuale così carico di valori simbolici per la città.

Particolare del Carro della Corona di Mele. (Per gentile concessione dell’Azienza di Soggiorno di Merano/ Karhleinz Sollbauer)

“Sin dal secolo XIX, le città a vocazione turistica come Merano, accoglievano i propri villeggianti dal periodo pasquale fino alla prima decade di ottobre che era, per questo motivo, considerato dai meranesi il culmine di quel periodo dell’anno chiamato “l’autunno d’oro”, per la ricchezza dei frutti che la terra donava”.

Un momento della sfilata (Per gentile concessione dell’Azienda di Soggiorno di Merano/Karhleinz Sollbauer)

Nonostante ormai Merano offra ai suoi turisti appuntamenti anche durante l’autunno inoltrato e l’inverno come: “Il WineFestival a Novembre e i mercatini di Natale che si snodano lungo il Passirio”, la Festa dell’Uva rimane un momento importante, non solo per la città di Merano, ma anche per le centinaia di migliaia di turisti che ogni anno rimangono incantati dalla sfilata.

Anche quest’anno, sabato 14 e domenica 15 ottobre, la città prediletta dalla Principessa Sissi, è pronta ad onorare, con questa festa, le sue più antiche tradizioni e quei prodotti che l’hanno resa famosa.

Quest’anno la due giorni di cultura, gastronomia e artigianato locale, si arricchirà di una novità: “Ospiteremo il 75° Anniversario dell’Associazione delle Bande musicali dell’Alto Adige che hanno già festeggiato queste “nozze di brillante” a Bolzano, lo scorso mese di maggio. A Merano si esibiranno le bande giovanili, nella mattina di domenica 15 ottobre, nelle tre piazze: Terrazza Kurhaus, Piazza Terme e Via Cassa di Risparmio. La città è lieta di accogliere questi giovani e ci piace pensare che, essendo loro il nostro futuro, saranno proprio loro i continuatori, negli anni a venire, delle tradizioni locali e dei valori”.

Le bande musicali che sfilano lungo il corteo: “Arrivano principalmente dall’Alto Adige e ricevono, ad inizio anno, la comunicazione e l’invito, mentre per la altre bande dal resto d’Italia, che chiedono di prendere parte all’evento, è prevista una valutazione della commissione incaricata la quale valuterà i costumi e il numero dei componenti: il gruppo deve essere di almeno 35-40 persone”.

Un particolare degli abiti di alcuni partecipanti (Per gentiile concessione dell’Azienda di Soggiorno di Merano/ Karhleinz Sollbauer)

La Festa dell’Uva, che riempirà anche quest’anno le vie e le piazze di Merano con le sue musiche, gli abiti tradizionali, i cavalli, l’uva, le mele, richiede un grande impegno: Ad inizio anno si comincia a predisporre un calendario di massima, ma è dal mese di luglio che i lavori entrano nel vivo, grazie alla collaborazione tra le varie istituzioni e l’Azienda di Soggiorno della città”.

La passione e l’orgoglio della propria terra è tangibile durante tutta la sfilata del corteo che, lo scorso anno, ha richiamato: Circa 30000 turisti”.

Il momento culminante della festa è la sfilata dei due carri maggiormente rappresentativi: “Il carro della Corona di Mele fu realizzato per la prima volta nel 1949 ed è il più antico della Festa dell’Uva. E’conosciuto anche come il carro di Marlengo perché è proprio da questo paese situato su un pendio ad ovest di Merano, che arrivano le mele protagoniste assolute di questo carro dalle grandi dimensioni: lungo 5 metri e largo 2,20 metri, ha un peso di 2,3 tonnellate delle quali 500 chili sono dovuti proprio alle mele. A trainare il carro ci sono 4 cavalli guidati da persone esperte le quali devono aver conseguito un apposito patentino”.

Il secondo carro, presente alla sfilata dal 1951, è quello: “Dell’uva gigante, il Kundschafter, che arriva da Lagundo, paese ricco di vigneti e che si trova alle porte di Merano. E’ alto 4,5 metri, largo 1.60 e pesa circa mezza tonnellata. Il solo grappolo misura un metro e mezzo di altezza”.

Particolare del Carro dell’Uva (Per gentile concessione dell’Azienda di Soggiorno di Merano/ Karhleinz Sollbauer)

E se lo scorso anno: “Sono stati 45 gli elementi del corteo, quest’anno saranno ben 75”.  

La storica sfilata che, partendo da Porta Venosta, sfilerà per via delle Corse, corso Libertà Superiore, Passeggiata Lungo Passirio, Ponte Teatro, Piazza Terme e via Garibaldi, sarà solo il momento conclusivo di una due giorni di festa che avrà inizio sabato 14 ottobre, quando Merano accoglierà i turisti con mostre fotografiche e mercatini meranesi con prodotti alimentari regionali e artigianato locale.

Le tradizioni sono quel legame che uniscono, in unico nodo d’amore per il proprio territorio, il passato al futuro, passando per un presente che vuole celebrare le radici e gli antichi valori: è quello che accadrà a Merano sabato 14 e domenica 15 ottobre.

                                              Alessandra Fiorilli