di Alessandra Fiorilli
La tradizione vuole che la Cattedrale di Siena, intitolata alla Madonna Assunta, sia stata costruita nel luogo dove sorgeva un tempio dedicato alla Dea della Sapienza, Minerva.
Svetta da lontano il campanile e quando lo segui, come fanno le navi con il faro, non puoi che rimanere incantato davanti a tanta magnificenza e così, si apre davanti a te la spettacolare Cattedrale che si erge sulla collina più alta della città: ciò che colpisce è la perfetta armonia che c’è tra le sue parti, ovvero il basamento su cui si regge, la scalinata, il corpo centrale e, appunto, il campanile.

Elegante figlia dello stile romanico-gotico italiano all’esterno, è però al suo interno che cela uno dei più grandi tesori dell’arte: il suo pavimento, definito da Giorgio Vasari come: “il più bello…, grande e magnifico… che mai fusse stato fatto”.

“Il pavimento della Cattedrale di Siena è un commesso marmoreo costituito da marmi policromi locali, quali il bianco, il giallo ed il verde. Ciò che rende unico tale straordinaria opera è il suo non essere a mosaico” dichiara la Dottoressa Marilena Caciorgna di Opera Laboratori, la quale aggiunge come: “Soltanto un riquadro è realizzato a mosaico, il secondo della navata centrale con la rappresentazione della Lupa che allatta i gemelli, simbolo di Siena“.

La tecnica usata per dare vita a queste tarsie, che sono 56 in tutto il pavimento della Cattedrale, fu in origine quella del “graffito”: “Le prima tarsie furono tratteggiate sopra lastre di marmo bianco con solchi eseguiti con lo scalpello, riempiti di stucco nero. Poi furono aggiunti marmi colorati, come il pregiato Broccatello, accostati assieme come in una tarsia lignea e questa tecnica è chiamata, appunto, commesso marmoreo: la realizzazione del pavimento si è snodata in un arco di tempo che va dal 1370 circa fino alla fine del 1800”.

I disegni preparatori furono realizzati da artisti senesi e quello che tutto il mondo può ammirare è uno scrigno prezioso di arte e genialità, anche nella progressione delle tarsie dall’entrata fino all’altare, come ci spiega la Dottoressa Caciorgna: “Le scene riprodotte nelle tarsie delle navate raffigurano le sibille ed i filosofi del mondo antico che rappresentano la volontà dell’uomo di conoscere Dio attraverso la filosofia. Poi, procedendo verso l’altare ci sono le scene del Nuovo ed Antico Testamento e quindi la necessità di avvicinarsi a Dio con la religione rivelata. Tra quelle del Nuovo Testamento, c’è la tarsia che ricorda la Strage degli innocenti”.
Il Pavimento è visibile, nelle navate, tutto l’anno, mentre la scopertura totale, ovvero anche della parte dell’Altare “Avviene solo in un periodo, quello tra giugno e luglio e poi da agosto ad ottobre ad esclusione, però, dei giorni dall’ 1 al 18 agosto durante il quale tutto il pavimento, compreso quello delle navate, viene coperto con una moquette grigia in quanto, essendo il Duomo dedicato alla Madonna dell’Assunta, in quel periodo si svolge il Palio con l’entrata in chiesa della contrada vittoriosa”.

Il prezioso pavimento, al quale ha partecipato anche il Pinturicchio: “Viene costantemente pulito e restaurato e quest’ultima operazione è a cura dell’Opera del Duomo che è una Fabbriceria”.

Ma il Duomo di Siena non è solo il suo spettacolare pavimento ma anche, come ci tiene a sottolineare la Dottoressa Caciorgna, : “Le sculture di Nicola Pisano e del figlio Giovanni, di Donatello, Michelangelo e del Bernini. Così come la Libreria Piccolomini, situata lungo il fianco sinistro della Cattedrale: qui l’ambiente è decorato a trompe l’oeil, e simula una marmorea loggia suddivisa in dieci arcate a tutto sesto, oltre la quale i protagonisti si muovono sul proscenio, mentre il fondale teatrale di architetture e paesaggi si adatta all’occasione o evento celebrato”.

Un’altra intensa emozione il visitatore la può vivere accedendo ai sottotetti: “Attraverso un chiocciolino e una volta giunti, è possibile seguire un percorso sopra la Cattedrale con suggestive viste panoramiche sia dentro che fuori la chiesa. Dal ballatoio la vista del pavimento marmoreo è un’esperienza senza eguali”.

Ma la bellezza straordinaria dei tesori custoditi nella Cattedrale di Siena non la si può circoscrivere a parole: la si deve vivere in prima persona.
Alessandra Fiorilli