Un mattino convulso di cittĂ mi ha ispirato queste parole…parole che sono diventate poesia: GRANDE CITTA’, PICCOLI PUNTINI
…una foto scattata da Nicholas Massa in un mattino convulso di cittĂ …
GRANDE CITTA’Â PICCOLI PUNTINI
Ammassati, spenti e dissolti nelle lamentele generate dall’alto, continuiamo a spingere nel sudore frustrato di una nuova giornata sotto terra, sotto l’occhio vigile di chi non guarda ma annusa il denaro. Abbiamo messo l’anima da parte insieme ai nostri risparmi, barcamenandoci nei buchi stereotipati dei portafogli, alla ricerca di effimere consolazioni terrene, continuiamo a sputare sulla vita altrui senza sapere…
Cari lettori benvenuti nella mia rubrica, attraverso la quale faremo un balzo all’indietro per conoscere, o ricordare, la moda italiana del secolo scorso.
Oggi cominciamo con gli anni ’50. La moda dell’epoca era fatta di lunghezze che superavano il ginocchio, di giacche strette in vita, talvolta messe in risalto da una cintura.
Molto in voga, oltre agli abiti, anche gli impeccabili tailleur, corredati da un elegante cappello,come vedete nel bozzetto disegnato da me.
L’abito marrone raffigurato è un due e pezzi, con giacca ampia e non modellata e un collo “all’americana”. I bordi della giacca e delle maniche sono di una tonalitĂ piĂą scura, per dare risalto al capo. La gonna è di linea “dritta”. Gli accessori immancabili sono proprio il cappello e la borsa “pochette” che dĂ un tocco in piĂą all’eleganza giĂ impeccabile di quei tempi.
I due bozzetti, disegnati da Giulia di Giacomantonio, che ritraggono i tailleur degli anni ’50
Il tailleur verde, invece, ha una linea piĂą aderente e mette in risalto il corpo della donna. La gonna arriva sotto il ginocchio e ha una linea a “tubino”. La parte superiore invece è una giacca modellata con un collo di linea “sciallato”.
La linea asciutta, e senza eccessivi fronzoli, la ritroviamo anche negli abiti da sposa negli anni ’50: quello nel disegno ha una linea aderente e largo sul corpetto, mentre sul fondo è aggiunta una balza lunga fino alla caviglia. Lo scollo a “V” rimane trasparente, ma senza esagerare: il senso della morale e della pudicizia delle giovani spose era ancora un elemento imprescindibile in quegli anni. Gli accessori che completano il tutto sono gli immancabili guanti e la veletta.
L’abito da sposa anni ’50, nel bozzetto sempre disegnato da Giulia
Nasce il 25 agosto del 1993 e, con lui, la sua piĂą grande passione: scrivere.
Ecco cosa ci dice Nicholas Massa, un altro collaboratore del mio giornale! Emozionamici”, del suo irrefrenabile desiderio di mettere, nero su bianco, le sue emozioni, le sue idee, i suoi sentimenti, la sua creatività : “Amo l’arte in tutte le sue forme…la poesia dei colori che va fondendosi con la passione del creare qualcosa di nuovo e mai visto. E’  tutta la vita che cerco un modo di volare e penso di essermi avvicinato parecchio con la scrittura”.
Il giovane scrittore Nicholas Massa che avrĂ una rubrica di poesia sul giornale EmozionAmici
A 24 anni Nicholas vanta già un curriculum di tutto rispetto: due romanzi pubblicati (uno con la Casa Editrice Progetto Cultura) “Riflesso” e l’altro,  “Naufragio e risveglio”, con Amazon. Ha collaborato per il sito FFOnline e sta attualmente prestando la sua opera per il sito internet “Quest News”
Scrive poesie, e saranno proprio queste che potrete leggere sul giornale EmozionAmici.
Oltre alla sua passione per la scrittura, sta portando avanti gli studi di Lingue, Culture, Letterature e Traduzione presso l’Università “La Sapienza” di Roma.
“Per me scrivere è una sorta di bisogno interno, insito in me. Un qualcosa di terapeutico che riesce a tranquillizzarmi, a darmi un ordine. Non un lavoro o un obbligo, ma qualcosa di mio che esula da qualsivoglia forma di raziocinio o etichetta o pensiero costruito o voglia di comunicare qualcosa. La mia voce, ecco…scrivere è la mia voce”, dichiara Nicholas al quale dò il benvenuto nella mia squadra.
Nella rubrica “L’angolo di Nick” potremo leggere le sue opere: le opere di un giovane appassionato di scrittura e pronto a regalarci emozioni.
-200 g di riso “carnaroli”, ideale per i risotti -2 carciofi -scorza di limone -sedano, carota, cipolla -mentuccia -ricotta di mucca -sale, pepe e olio e.v.o.
-limone
Iniziamo, dunque… Prepariamo subito un classico brodo vegetale: partendo dall’ acqua fredda aggiungiamo sedano, carota, cipolla e… trucchetto, le foglie esterne del carciofo ( non quelle rovinate). Mi raccomando di non salarlo! Puliamo i carciofi dalle foglie piĂą dure, eliminiamo le parti fibrose del gambo e la cosiddetta “barba” …un altro trucchetto : strofinate il coltello nel limone ogni volta che si pratica un incisione , così c’è meno possibilitĂ che si ossidino i carciofi, oppure immergeteli in acqua acidulata. Tagliamo, successivamente,  i carciofi a listarelle. Riscaldiamo una padella con un filo d’olio , aggiungiamo i carciofi , sale e pepe e facciamo appassire (tenete da parte un po’ di carciofi); intanto facciamo tostare il riso a “secco”, ossia senza grassi e poi uniamo i carciofi appassiti, saliamo e pepiamo.
Aggiungiamo poco alla volta il brodo e continuiamo la cottura per altri 14 minuti, dopo di che aggiungiamo anche i carciofi messi da parte in precedenza e, per dare la nota croccante, utilizziamo la  scorza di limone, rettifichiamo di sale e pepe, aggiungiamo un filo di olio e.v.o. e mantechiamo, aggiungendo un pochino di brodo vegetale. Impiattiamo con il risotto , delle quenelle di ricotta di mucca , la scorza di limone e dei carciofi seccati al forno.
Mi raccomando: divertitivi in cucina ed emozionatevi, altrimenti state preparando soltanto del cibo. Grazie cari lettori , ci vediamo giovedì con un’ altra ricetta, condividete e fatemi sapere!!!
Oggi spetta ad un’altra giovanissima collaboratrice della rivista “EmozionAmici” presentarsi ai nostri lettori: la diciannovenne Giulia Di Giacomantonio.
Giulia Di Giacomantonio
“Mi piace disegnare modelli da sempre e, crescendo, ho scelto un percorso scolastico che potesse offrirmi la possibilità di imparare e di perfezionarmi. Quindi, dopo la Licenza di Scuola Secondaria di Primo Grado, mi sono iscritta all’I.P.S.C.T.  Colonna Gatti di Nettuno, dove, lo scorso anno scolastico, ho conseguito il Diploma tecnico dell’abbigliamento e della moda”, dichiara Giulia.
I cartamodelli dell’abito rosso da lei creato…e il bozzetto
La passione con la quale porta a termine gli studi e la maturità conseguita, è il coronamento di un percorso sognato sin da bambina, quando, rimaneva incantata ad osservare le sue due zie sarte mentre realizzavano un capo.
Attualmente frequenta la Scuola Moda e Arte, Le Grand Chic”  e il sogno che culla è quello di poter firmare un’intera collezione tutta sua.
Di seguito le sue esperienze curriculari: “Dal 2015 al 2017 ho avuto la possibilità di fare uno stage presso l’Atelier “Nuptiae di Sposa” di Nettuno, dove ho avuto  il piacere di osservare più da vicino il mondo dell’Alta Moda. Successivamente, sono stata chiamata dalla stessa stilista a partecipare come aiutante alla sua sfilata”.
Per la rivista “EmozionAmici” Giulia ripercorrerà la storia della moda italiana, attraverso i suoi bozzetti che ricreeranno   lo spirito di ogni epoca,  ma non mancheranno le sue creazioni originali.
Nel frattempo, possiamo gustare la sua maestria, ammirando dell’abito rosso da lei realizzato a conclusione del suo percorso scolastico e la blusa in bianco e nero che vediamo indossata da lei nella foto.
L’abito rosso da lei realizzatoUn particolare dell’abitoGiulia che indossa la blusa da lei realizzata
Da domani potremo leggere la sua rubrica e, grazie alla sua bravura, fare un tuffo nel passato dell’eleganza italiana, con uno sguardo al futuro, lo stesso futuro che auguriamo a Giulia ricco di soddisfazioni personali e professionali.
“Quando si terminava la quinta elementare non tutte avrebbero continuato gli studi, ma erano tempi, quelli della mia infanzia ed adolescenza, dove non c’era posto per l’ozio e, quindi, si andava ad imparare un mestiere e quello piĂą in voga tra le ragazze era quello di sarta”– racconta Iolanda, la quale così continua “terminate le scuole, andai anche io da una sarta che stava vicino, a Piazza Colonna, così avevo modo, poi, di tornare a casa e preparare il pranzo ai miei fratelli e alle mie sorelle. I miei genitori, infatti, lavoravano tutti i giorni in campagna e quindi io, essendo la piĂą grande, dovevo accudirli quando non erano in casa”.
Uno dei cartamodelli che conserva ancora gelosamente
I ricordi di Iolanda sono talmente vividi e ricchi di un amore mai sopito, che sembrano venirti incontro e prenderti per mano. E sembra di rivedere le giovani ragazze nettunesi recarsi di buon’ora presso l’abitazione della sarta per poi uscire insieme, a giornata terminata, sottobraccio, scambiandosi confidenze sui primi amori e sui sogni di giovani donne.
Dalla sarta si andava in occasioni speciali, come il matrimonio, la comunione. ma non di rado si chiedeva di: “Rigirare un cappotto, utilizzando, così, la stoffa per creare altri indumenti, magari per i propri figli”.
Iolanda si appassiona facilmente a questo mestiere: “Mi piaceva molto cucire, mi diplomai anche alla Scuola di Taglio, di cui ho ancora l’attestato incorniciato” e anche qui si affaccia il ricordo tanto caro di papà Silvestro: “Nel 1966, quando cominciai ad esercitare il mestiere di sarta, mio padre mi regalò un paio di forbici tutte mie ed una calamita che serviva a raccogliere in terra gli eventuali spilli caduti. E decise persino di affittare una casa, lui che ne aveva una di proprietà a Piazza Segneri, per offrirmi la possibilità di avere una stanza tutta mia, dove poter lavorare come sarta e far provare gli abiti alle clienti. Ero brava, soprattutto a realizzare le minigonne che andavano tanto di moda in quegli anni. Ma la soddisfazione più grande è stata quella di cucire i vestiti da sposa per le mie due sorelle, Luciana e Letizia”.
Le prime forbici regalatele dal padre e la calamita…L’abito da sposa realizzato da Iolanda per la sorella Luciana…e quello per la sorella Letizia
E ancora oggi, davanti alle sue creazioni, non può fare a meno di emozionarsi, proprio come me, dopo aver raccolto questa testimonianza che, attraverso il tempo è giunta fino a noi.
Con la testa e la lisca della sogliola facciamo un brodo insieme agli scarti del sedano, carota e cipolla. Preriscaldiamo una padella con un filo di olio (rigorosamente extra vergine di oliva) , inseriamo un trito grossolano di sedano, carote e cipolla preparato in precedenza. Facciamo appassire il tutto a fiamma bassa e aggiungiamo i ceci (ben lavati),  il timo e il brodo di sogliola , aggiustiamo di sale e pepe e lasciamo cuocere per 25 minuti circa. Trascorsi 25 minuti, frulliamo i ceci (prelevando prima il timo) e teniamo la salsa ottenuta in un pentolino pronto per l’uso. Prendiamo di nuovo  i filetti, saliamoli e arrotoliamoli su se stessi (per far tenere la forma inseriamo uno stecchino), paniamo da entrambi i lati con della farina 00 e scottiamoli in padella  con un filo di olio , così da creare una bella crosticina! Facciamo terminare la cottura in forno a 160°C per 6-7 minuti. A questo punto prendiamo gli asparagi e mondiamoli (mondare è un termine che troverete spesso nelle ricette e significa pulire un alimento dalle parti non edibili) , facciamo bollire gli asparagi in acqua bollente salata fino a cottura desiderata e condiamoli con un po’  di pepe, olio e timo. A questo punto siamo pronti per impiattare: posizioniamo la salsa di ceci sul fondo del piatto, aggiungiamo i filetti caldi, (in questo caso 2,) le punte di asparagi , del radicchio condito solamente con olio e sale (per dare una nota amarognola al piatto che ci sta bene) e infine la pelle croccante. Il piatto è pronto, la difficoltà è medio-facile basta avere un po’ di manualitĂ e tanta passione. P.S. Vi svelo n trucchetto per eliminare la pelle piĂą facilmente:  incidete con un coltello la coda e immergetela in acqua calda per 30 secondi , poi con un fazzoletto tiratela verso la testa del pesce. Grazie a tutti e  alla prossima ricetta, cari lettori di “EmozionAmici”….non ve la perdete mi raccomando!!!!
Tonnarelli all’ essenza di peperone e ricotta di bufala.
Eccoci qui lettori: benvenuti nella mia rubrica di EmozionAmici dove parleremo di cucina e delle sue numerose sfaccettature. Oggi vi presento dei tonnarelli all’uovo con peperoni e ricotta di bufala. Come avete notato ci sono soltanto 2 ingredienti principali… ebbene sì , per creare un piatto delizioso è sufficiente avere ingredienti freschi , di stagione e tanta tanta fantasia.
…ecco i nostri tonnarelli all’essenza di peperone e ricotta di bufala…
Oggi vi presento uno dei collaboratori del mio giornale on line, “EmozionAmici”: il giovane Alessandro Vellucci, classe 1999.
Alessandro Vellucci a bordo della nave “MSC Meraviglia” dove ha partecipato a “Masterchef at Sea”
Studente promettente, decide, dopo la Licenza di Scuola Secondaria di Primo Grado, di coltivare la sua passione: la cucina.
Si iscrive, così, all’I.P.S.S.A.R. “Ugo Tognazzi” e, successivamente, si trasferisce all’Istituto Alberghiero  “Marco Gavio Apicio” di Anzio, dove ha modo di imparare, prima, e di affinare, poi, la sua arte.
Chiedo ad Alessandro di presentarsi: “Sono energico, dotato di creatività , nutro passione per il cibo in tutte le sue forme, dalla preparazione all’impiattamento. Le cucine intense e frenetiche non mi intimidiscono, anzi, è proprio in quei contesti che riesco a dare il meglio di me.”
Ormai prossimo alla Maturità ,  vanta esperienze professionali di tutto rispetto: nel 2016 è Aiuto Cuoco presso “Guidoristorante” (1 Stella Michelin), ad Alba (Cuneo),  nel 2017 è  al Ristorante “Dar Marinaro”, ad Anzio, poi in due locali  “Il Convivio Troiani” e il “Tordomatto”, entrambi a Roma con 1 Stella Michelin.  Nel corso di queste esperienze presso ristoranti così prestigiosi, Alessandro avrà modo di imparare, come lui stesso dichiara: ”Tecniche innovative all’avanguardia della nuova cucina gourmet, le basi della pasticceria, ma anche le tradizioni della cucina di mare, tipica delle nostre zone”.
La “variazione di cheesecake” dall’estro di Alessandro Vellucci che ne parlerĂ nella sua rubrica di cucina
Molti le competizioni alle quali ha partecipato, tra queste: l’ 8° concorso gastronomico “ La cucina regionale rivisitata in chiave moderna”, le preselezioni per il 1° campionato tra gli istituti alberghieri del Lazio 2017-2018, dove si è classificato 1°, “Masterchef at sea”,   sulla nave “MSG Meraviglia”. Molte anche le partecipazioni ad eventi che si sono svolti nel nostro territorio, tra questi spicca lo stand gastronomico anni ’40, in occasione dello Sbarco Alleato del 22 gennaio scorso.
Alessandro Vellucci nel suo “regno”: la cucina
La collaborazione con il mio giornale “EmozionAmici” lo vedrà protagonista in cucina, con le sue ricette, ma anche dispensatore di consigli per piatti veloci o della cosiddetta “cucina povera”.
…ancora al lavoro in cucina…
Dalla prossima settimana partirĂ la sua rubrica che, spero, incontrerĂ il vostro favore.
Fiera di lui, fiera di un giovane talentuoso, appassionato del suo lavoro e che, ne sono certa, arricchirĂ le pagine di questo nostro giornale on line.
Uno a righe, per i temi, i riassunti e le poesie, l’altro a quadretti per la matematica e la geometria.
Le copertine dei quaderni anni ’80 del secolo scorso, sarebbero diventati un trionfo di colori, con sopra rappresentati i protagonisti dei cartoni animati che ci traghettavano, dolcemente, nel pomeriggio inoltrato. Nulla più ricordava quelle monocromo e persino nere dei decenni passati.
La copertina di un quaderno raffigurante Remì, protagonista di un cartone animato anni ’80; foto di Alessandra Fiorilli…Spank, uno dei “miti” degli anni ’80, raffigurato sulla copertina di un quaderno; foto di Alessandra FiorilliDa sinistra: un quaderno scolastico “storico”: quello enciclopedico de “Il Milione”, e a destra, uno raffigurante “Braccio di Ferro”; foto di Alessandra Fiorilli
In prima pagina, c’era da scrivere solo il nome, il cognome, la classe, la sezione e la materia: nessun indirizzo mail, nickname, nome utente Facebook o Instagram.
Immancabile, sul retro del quaderno, la famosa tavola pitagorica con le tabelline dall’ 1 al 9, o talvolta anche al 12, dalla quale, spesso, si strappava l’angolo per scrivere i famosi “bigliettini” che ci si passava di banco in banco.
La famosa tavola pitagorica nella penultima pagina dei quaderni
I piĂą precisi mettevano la foderina di plastica con due lembi interni anche ai quaderni, quegli stessi quaderni che i genitori e i nonni chiedevano di sfogliare per accertarsi del voto che la maestra aveva assegnato ai compiti svolti.
E tutto era parte di un mondo che oggi, al solo pensarci, sembra così lontano…