La magia di Settembre

 

Per me il nuovo anno non è mai iniziato il 1° Gennaio ma il 1° Settembre.

Forse perché in ogni fase della mia vita è sempre coinciso con qualcosa di nuovo da fare (che personalmente ha riguardato in particolar modo gli studi): è il mese in cui incominciava il nuovo anno scolastico e quindi c’era il diario da scegliere, i libri che profumavano di nuovo, l’aspettativa e la “paura” nei confronti dei nuovi insegnanti; poi è arrivata l’università con il nuovo anno accademico e i gli esami da sostenere; dopo ancora le prove da affrontare per diventare psicologa.

Foto di Lorenza Fiorilli

E’ sempre stato il mese in cui, da bambina e da adolescente, fantasticavo sul mio futuro e sui sogni che avrei voluto realizzare; e anche ora, che ho raggiunto gli obiettivi che mi ero prefissata, Settembre mi dà sempre quella carica, quell’ottimismo e, a volte, quella sana incoscienza di incominciare nuovi progetti e affrontare nuove sfide.

Ma è cosi solo per me? Certo che no.

Settembre per molti è il mese di una “rinascita”, di un nuovo inizio: chi comincia (o ricomincia) ad andare in palestra; chi vive insieme ai propri figli la novità di iniziare un nuovo ciclo scolastico; chi, dopo le ferie, magari cambia ufficio o mansioni, o chi, semplicemente, ricomincia la propria routine quotidiana ma la affronta in modo nuovo. Perché non c’è bisogno di stravolgere la propria vita o di porsi obiettivi inarrivabili; basta guardare alle cose che già si hanno in modo nuovo, con più gratitudine e con meno atteggiamento critico. Il “nuovo inizio” non deve coincidere per forza con un cambio di lavoro, di città, di sport da praticare, ma può essere anche semplicemente interiore.

Se avete un obiettivo da voler realizzare, piccolo o grande che sia, o qualcosa che non avete mai osato mettere in pratica, per paura di non farcela o del giudizio altrui, questo è il mese giusto per farlo. Le cose nuove possono far paura, ma se affrontate con lo spirito giusto possono essere fonte di grandi soddisfazioni.

 

Sarà per il cielo così terso che ho l’impressione che sia più blu rispetto agli altri mesi, tanto che alcune volte mi incanto a guardarlo; sarà per quel mare cristallino e che luccica come se ci fossero migliaia di diamanti sparsi; sarà per quell’aria né calda né fredda, ma Settembre è il mese in cui anche l’impossibile mi sembra possibile…

Dottoressa Lorenza Fiorilli, Psicologa

“Flan parisienne”: quando la pasticceria francese incontra la storia…

 

 

Ciao, cari lettori di EmozionAmici!  Vi scrive il vostro Alessandro, sempre da Parig, città dalla quale sto inviando questi miei “reportage” gastronomici, scritti dopo aver assaggiato personalmente le tipicità d’Oltralpe.  Dopo aver visto la “mille feuille”, oggi vi parlerò di un altro dolce, poiché la Francia è famosa soprattutto per la pasticceria. Si tratta di una ricetta tradizionale: “flan parisienne”. La preparazione  è estremamente facile, infatti  è una crema pasticcera cotta su una base di pasta sfoglia o brisee con sopra una crosticina croccante ricavata dalla zucchero a contatto con il calore. Questo dolce unisce due nazioni:  l’Inghilterra e la Francia,  perché le sue prime tracce risalgono al lontano 1399, durante il banchetto organizzato in occasione dell’ incoronazione di Enrico IV d’Inghilterra. Questa variante esiste in tutto il mondo, anche in Portogallo e in Cina, dove la si trova in formato monoporzione, mentre in Francia e in Inghilterra viene presentata come torta che è poi divisa in fette, il cui costo è alla portata di tutti: 2,80 euro.

“Flan parisienne” nella foto di Alessandro Vellucci

Le cose migliore si scoprono nei mercatini e, soprattutto, nella periferia di Parigi, una città ricca di multietnicità.

Le prossime volte andremo in giro per le vie gastronomiche di Parigi.

A presto…il vostro

Alessandro Vellucci

 

Cronache di pasticceria francese: da Parigi parliamo del dolce “Mille feuille”

Ciao a tutti carissimi lettori, vi parla il vostro Alessandro direttamente da Parigi e nel suo giorno di riposo dal lavoro.

La “mille feuille”, anche conosciuta come “napoleon”…nella foto di Alessandro Vellucci

 

Oggi il protagonista della mia rubrica per “EmozionAmici” è un dolce che qui in Francia è un emblema e che  Italia è uno dei dolci più richiesti  e talmente diffuso nella nostra nazione,  da essere  in molti a pensare che sia tipico della nostra penisola. In realtà, la provenienza esatta di questo dolce è sconosciuta, anche se si hanno i primi cenni scritti proprio in Francia. Il suo nome è “mille foglie” in Italia e ” mille-feuille o napoleon”  nella terra d’oltralpe: è un dolce che si compone di tre fragranti strati di pasta sfoglia con un ripieno di crema pasticcera e  con una glassa di cioccolato. Anche nel modo in cui viene servito è diverso, se ci pensiamo bene, in Italia viene preparato soprattutto come torta per feste e ricorrenze varie come compleanni e matrimoni,  mentre in Francia  è diffusissimo in formato monoporzione, dalle dimensioni di un lingottino. Il gusto è paradisiaco e, per quanto mi riguarda,  rientra nella classifica dei cibi più nostalgici della mia infanzia. Le varianti sono infinite, così come il ripieno che può essere  di  cioccolato, di frutta secca, di fragole…

Parigi mi ha stupito sia per il cibo che, ovviamente, per i monumenti… ora capisco perché la chiamano la città degli innamorati: anche  se non ti innamori di una ragazza, ti innamori della “mille foglie”.

Un saluto e un bacione dal vostro Alessandro … da Parigi vi aggiornerò… a presto.

Alessandro Vellucci

 

Il viaggio

 

Foto di Nicholas Massa

 

Ci teniamo tutti a viaggiare, a visitare posti nuovi perdendoci nel fascino impenetrabile del mondo. Evadere dalla routine è l’aspirazione quotidiana, mentre tutto sembra sempre scivolarti dalle dita.
Il tempo…
Le nostre scelte…
Il momento in cui hai parlato e agito, sembra sempre lontano anni luce, mentre corre lungo il filo di un respiro.
Eravamo bambini quando nei fragili pomeriggi estivi tutto si basava sulla semplicità impulsiva di un giocattolo o di un gelato in riva al mare, sulla sabbia dorata, incandescente di quegli istanti, ci lanciavamo nella semplicità che esula dalle scelte.
Scegliere significa crescere, prendere una posizione, un posto nella vita che non attende nessuno di noi. Come un treno che viaggia a migliaia di chilometri orari tagliando l’aria e  le grida nelle stazioni del pianeta.

Un universo vivo di parole e attese.
Poi arriva il nostro turno, il nostro posto per cui lottare e credere, arrivano le porte chiuse e i spiragli di luce, mentre all’esterno la nebbia avvolge ogni cosa col mistero della vita e tu sei in fila per il prossimo esame, lavoro, viaggio.
Tutto si riduce ad una sola domanda…
Quale mezzo sceglierai?

Nicholas Massa

Città eterna

Foto di Nicholas Massa

Siamo i migliori
architetti della nostra
immagine,
erigiamo alte mura di
mattoni e noncuranza che
conducono in queste infinite città
fatte di sorrisi e corpi nudi a custodire
la nostra fragilità.

Oh città eterna
che di eterno non hai più nulla,
ribolle il sudore della folla
sotto a questi miei passi,
scricchiolano le identità
di carta
di marca
accasciate sull’asfalto.
Deturpano l’olfatto
mentre l’arte affoga davanti
all’ennesimo selfie.

 

Nicholas Massa

 

Scriverò da Parigi…

Salve a tutti i lettori!  Sono ritornato dopo tanto tempo, tra gli esami ed altri impegni, ed  è stato, quindi, per me,  impossibile scrivere delle ricette. Anche oggi non ve ne offrirò una, ma è l’occasione per dirvi che riprenderò presto la mia attività scrivendo, stavolta,  da Parigi, dove mi sono trasferito per lavoro,  e non più dalla mia città, Nettuno. È giunto il momento di conoscere il mondo, nuovi posti, nuove persone, stringere nuove amicizie e cambiare mentalità.

Alessandro Vellucci

Quindi inizierò a raccontarvi cosa può offrire la Francia dal punto di vista gastronomico: quindi ricette, street food e drink particolari.

In sostanza un viaggio e un percorso nella Parigi caotica, ma mozzafiato.

Detto questo, vi saluto e ci sentiamo tra pochi giorni.

Un saluto dal vostro Alessandro Vellucci.

 

I segreti della memoria olfattiva

La pianta di mentuccia che la mia bisnonna materna, nonna Rosa, mi invitava sempre ad odorare perché a lei piaceva molto; il profumo di quei piccoli fiorellini rosa che andavo a raccogliere nel giardino di casa e che donavo a mia madre per farmi perdonare quando da piccola la facevo arrabbiare; quel misto di odori che c’era nel bagno appena mio padre si radeva la barba; la fragranza della torta di mele appena sfornata da mia nonna Anna..

Questi sono solo alcuni dei bei ricordi olfattivi legati alla mia infanzia e che non dimenticherò mai.

Foto di Lorenza Fiorilli

I ricordi, però, possono essere legati anche ad esperienze spiacevoli o dolorose, come quel misto di odori sgradevoli e pungenti che c’era nella clinica veterinaria dove qualche hanno fa ho dovuto far ricoverare una dei tanti gatti che ho amato e accudito nella mia vita, e che purtroppo non ce l’ha fatta..

Alcune volte mi sembra di averli ancora nelle narici, come fosse ieri; chiudendo gli occhi è come se quei fiorellini o quella torta fossero qui, davanti a me.

Ma come facciamo a ricordare così bene un odore, un profumo, un aroma, un’essenza anche se sono passati molti anni? Tutto ciò è possibile perché, a differenza dei ricordi visivi o uditivi che affievoliscono con il passare del tempo, quelli olfattivi non hanno questa caratteristica; al contrario, sono proprio i ricordi più antichi i più facili da essere riattivati.

Inoltre, gli stimoli olfattivi non vengono memorizzati e archiviati nel nostro cervello come dei semplici stimoli, ma sono legati al contesto in cui abbiamo sentito quell’odore; ecco, quindi, che appena ci torna alla memoria o risentiamo inavvertitamente, magari camminando per strada, un particolare profumo, ci rituffiamo nel passato e insieme a quel ricordo olfattivo ci ritorna alla mente quel luogo, quella persona, quella situazione e insieme ad esso riproviamo le stesse sensazioni ed emozioni di tanti anni fa, siano essi piacevoli o spiacevoli.

Un’altra caratteristica dei ricordi olfattivi è quella di non essere cosciente, ovvero il recupero nella nostra memoria si verifica in maniera inconsapevole. Questo avviene perché gli odori entrano nella cavità nasale dove alcune cellule specializzate trasmettono i segnali al bulbo olfattivo che si trova nel cervello; i neuroni che trasmettono gli odori dal naso al bulbo olfattivo hanno strette connessioni con il sistema limbico che può essere considerato “la sede delle emozioni”; odori ed emozioni, quindi, sono legate tra loro.

Ognuno di noi conserva gelosamente, nel naso e nel cuore, dei particolari odori.

E i vostri quali sono?

Dottoressa Lorenza Fiorilli, Psicologa

Tutte le tecniche per contrastare l’infertilità: ne parliamo con la Dottoressa Francesca Sagnella

di Alessandra Fiorilli

 

 

Nella precedente intervista, la Dottoressa Francesca Sagnella, Specialista in Ginecologia e Ostetricia, Dottore di Ricerca in Fisiopatologia della Riproduzione Umana, ci ha parlato dell’infertilità e di quanto possa essere devastante, per una coppia, una tale diagnosi. Fortunatamente, la medicina può molto in questa campo. Oggi vediamo, infatti, quali sono i metodi per consentire ad una coppia la realizzazione del sogno di diventare genitori.

La Dottoressa Francesca Sagnella

“ Lo studio approfondito della coppia e la comprensione delle possibili cause di infertilità rappresentano la fase più delicata. Il successo del trattamento, infatti, dipende moltissimo dalla personalizzazione delle cure ” dichiara la Dottoressa Sagnella, la quale continua: “Ad esempio, qualora il problema fosse di tipo ormonale con ripercussioni sulla presenza e/o sulla qualità dell’ovulazione, il primo approccio sarebbe quello farmacologico : ovvero si prescrivono farmaci (in compresse o iniezioni sottocutanee) per indurre l’ovulazione. Qualora l’aiuto farmacologico dovesse rivelarsi infruttuoso , oppure in caso di problematiche maschili lievi, o in caso di infertilità inspiegata (ovvero senza cause tangibili), il passo successivo sarebbe quello della inseminazione intrauterina. Questa tecnica consiste nell’introdurre nella cavità uterina, nel giorno di massima fertilità della donna, il seme del partner opportunamente trattato in laboratorio, al fine di selezionare, dal campione raccolto, gli spermatozoi dotati di maggiore motilità. La tecnica avviene in ambulatorio utilizzando un sottile catetere che viene introdotto nella cavità uterina. Non è invasiva e, una volta preparato il seme, richiede pochi minuti per l’esecuzione.  Il tasso di successo di questa tecnica si aggira intorno al 18-20% di gravidanza per singolo tentativo”.

Una tecnica più complessa è quella della fecondazione in vitro (FIVET/ICSI), tecnica che ci viene illustrata dalla Dottoressa Sagnella: “Si ricorre a queste tecniche in diversi casi: ad esempio, quando le tube della donna risultino chiuse, perché è proprio nelle tube che avviene il concepimento; quando il fattore maschile risulti particolarmente alterato, oppure in caso di fallimento delle tecniche più semplici. La prima fase di un trattamento di fecondazione assistita prevede una terapia ormonale che ha lo scopo di indurre una ovulazione multipla nella donna (ossia di stimolare le ovaie a produrre più follicoli contemporaneamente). Gli attuali protocolli farmacologici sono molto più sostenibili di una volta: durano circa 10 giorni e sono generalmente ben tollerati dalle donne. Durante questa terapia è fondamentale eseguire diverse ecografie e prelievi del sangue, al fine di fornire al medico le informazioni necessarie a modulare le dosi dei farmaci. Quando si raggiungono dimensioni follicolari adeguate, si procede al prelievo degli ovuli e alla fecondazione in vitro (ossia in ogni ovulo che si vuole fecondare viene introdotto, al microscopio elettronico, uno spermatozoo). Se questa fase va a buon fine, l’ovulo fecondato si dividerà e formerà l’embrione, che verrà poi trasferito nell’utero della donna attraverso un sottile catetere”.

Chiedo alla Dottoressa Sagnella quali siano le tecniche attraverso le quali si prelevano gli ovuli:

“Gli ovuli vengono aspirati dalle ovaie sotto guida ecografica, mediante un ago che viene montato sulla sonda ecografica transvaginale. Si tratta di una tecnica che può essere praticata sia in anestesia locale che generale. Io, personalmente, eseguo molti interventi in anestesia locale. In questa fase il rilassamento è molto importante, per cui cerchiamo di mettere a proprio agio la paziente anche facendole ascoltare della musica. La fecondazione in vitro può raggiungere tassi più elevati di successo, intorno al 35-40% per singolo tentativo.

Un’altra tecnica, sempre più diffusa, è la fecondazione eterologa : “Si usano gameti femminili o maschili prelevati da donatori sani e fertili. Tale tipo di fecondazione è indicata in caso di azoospermia (assenza di spermatozoi nel testicolo), oppure in assenza di riserva ovarica (quando le ovaie hanno esaurito il loro patrimonio ovocitario). Questa condizione è sempre più frequente, per ragioni sociali (età avanzata della donna), farmacologiche (ad es. alcuni chemioterapici) oppure genetiche e ambientali (menopausa precoce). La fecondazione eterologa può raggiungere tassi molto elevati di successo, intorno al 60-65%. Tutte le tecniche, più o meno complesse, andrebbero eseguite sempre tenendo conto della fragilità emotiva di ogni donna in un contesto così delicato. Si tratta infatti di percorsi molto più difficili sul piano emotivo e psicologico di quanto non lo sia l’impatto con i farmaci e con le procedure stesse. Per questa ragione – conclude la Dottoressa Francesca Sagnella– potrebbe essere consigliabile un sostegno psicologico da parte di operatori esperti del settore che, nel centro presso il quale opero, sono sempre a disposizione dei nostri pazienti”.

Alessandra Fiorilli

Bolzano- Bozen: il fascino della città altoatesina

di Alessandra Fiorilli

 

Piazza Walther e, a destra, il Duomo (Foto di Lorenza Fiorilli)

 

 

Bolzano: pregusti una realtà diversa dalle altre già al momento della prenotazione del biglietto ferroviario, quando, tra le varie stazioni, quella di Bolzano balza fuori dalla lista anche con il suo nome in lingua tedesca “Bozen”. Hai imparato sin dalle scuole elementari che il Trentino Alto Adige è una regione a Statuto Speciale dove vige il bilinguismo (italiano e tedesco) e ti accorgi di quanto sia bella questa multicultura in terra italica, appena solo scendi dalla stazione e ti incammini, a piedi, sino a Piazza Walther, cuore e salotto della città altoatesina.

La piazza al crepuscolo (Foto di Lorenza Fiorilli)

Ti giri più volte su te stessa per ammirare la particolarità dei palazzi con quegli abbaini che fanno capolino dai tetti e noti come l’architettura abbia l’inconfondibile gusto austriaco che ritrovi anche  quando volgi lo sguardo  verso il Duomo in stile gotico , che con il suo tetto smaltato verde-oro, somiglia molto a quello di Vienna.

Scorcio delle Dolomiti dai palazzi più alti (Foto di Lorenza Fiorilli)

E saranno le campane della chiesa a darti il buongiorno… ed è un suono al tempo stesso dolce e potente: dolce come quel monte verdissimo che guarda verso la statua del poeta Walther von der Vogelweide,  e potente come il profilo delle Dolomiti che si scorge dai piani più alti dei palazzi che si affacciano sulla piazza, bellissima di giorno e di e incantevole, indimenticabile di sera.

Alessandra Fiorilli

Ravello, Villa Cimbrone: laddove ci si fonde con l’infinito…

di Alessandra Fiorilli

Uno scorcio del panorama dalla Terrazza dell’Infinito di Villa Cimbrone (Foto di Lorenza Fiorilli)

 

Ravello: quella che sembra essere una semplice indicazione stradale, lungo il percorso mozzafiato che regala la costiera amalfitana, diventa, una volta arrivati in cima, il luogo dove il respiro sembra spezzarsi dall’emozione, dove il cuore comincia a battere più forte e dove i sensi sono esalati da cotanta bellezza.

Giunti nel centro di Ravello, si arriva a Villa Cimbrone attraverso una serie di viuzze in salita: lo spettacolo che attende i visitatori vale la pena di tutto il percorso da fare a piedi.

L’entrata di Villa Cimbrone (Foto di Lorenza Fiorilli)

Arrivati in cima, si entra accolti dai resti dell’antica villa, mentre la natura ti abbraccia con tutto quanto di bello possa regalare: l’incanto del monte che si protende sin verso il mare.

Varcata la soglia dell’entrata, a sinistra un chiostro in stile arabo-siculo normanno, conduce verso la maestosa cripta con massicci archi portanti dal gusto cistercense: qui già lo sguardo è rapito ora dal monte, ora dal mare, in un connubio di maestosa pace.

Particolare del chiostro (Foto di Lorenza Fiorilli)
Altro scorcio del chiostro (Foto di Lorenza Fiorilli)
Lo spettacolo della natura da un’arcata del chiostro (Foto di Lorenza Fiorilli)
Uno scorcio dal Viale dell’ Immenso (Foto di Lorenza Fiorilli)

Usciti dal chiostro, il turista s’incammina lungo il Viale dell’Immenso che conduce alla Terrazza dell’Infinito: capisci che non c’è nome più adatto di questo, solo quando ti affacci, e lo sguardo spazia su una distesa di mare blu la cui vista ti travolge, ti stordisce.

La Terrazza dell’Infinito…(Foto di Lorenza Fiorilli)
Uno scorcio del panorama dalla Terrazza dell’Infinito (Foto di Lorenza Fiorilli)
L’infinito è davvero qui…(foto di Lorenza Fiorilli)

 

Non riesci proprio ad andar via, e quando devi salutare questo spettacolo naturale dal sapore paradisiaco, ti volti indietro più volte e sai che quella Terrazza dell’Infinito ti ha stretto a sé in un abbraccio che sentirai sulla pelle ogni volta che penserai a Ravello, a Villa Cimbrone al suo belvedere.

 

Alessandra Fiorilli