Il Museo della Carta ad Amalfi: dove la storia e le antiche tradizioni accolgono visitatori da tutto il mondo. Nelle parole del Direttore, l’Avvocato Emilio De Simone, scoprirete il fascino di questa realtà museale.

di Alessandra Fiorilli

Amalfi: il solo nome evoca, immediatamente, la sua bellezza, il fascino di quel lungo tratto di terra abbracciato dai Monti Lattari e dal Mar Tirreno.

Le reminiscenze scolastiche ci conducono, inoltre, per mano, all’epoca delle quattro Repubbliche Marinare, tra le quali Amalfi spiccava nel mercato delle spezie, dei profumi e della seta.

Ma non tutti sono a conoscenza di un altro indiscusso primato che vanta l’antica città marinara: l’arte della lavorazione della carta che gli amalfitani avevano appreso dagli Arabi; lavorazione che portò alla nascita, intorno alla prima metà del secolo XII, delle prime cartiere sorte nella Valle dei Mulini.

L’antica Macchina Continua in Tondo in mostra presso il Museo della Carta di Amalfi (Foto per gentile concessione del Museo della Carta di Amalfi)

E proprio una di queste è diventata il Museo della Carta: “Grazie al nobile gesto dell’ultimo proprietario di un’antica cartiera del 1200, il Magister in arte cartarum o Cartaro  o cavaliere Nicola Milano, illustre discendente di una famiglia di cartai, il quale, scomparso all’età di 99 anni senza eredi, decise di trasformare i locali della sua attività in un Museo”, come dichiara l’Avvocato Emilio De Simone, Direttore del Museo della Carta ad Amalfi.

E così, grazie al Cartaro o cavaliere amalfitano, il noto centro della costiera, vanta, dagli anni ’90 del secolo scorso, uno scrigno prezioso di storia e di antiche tradizioni, le stesse che i visitatori possono conoscere da vicino, grazie, soprattutto, agli attrezzi secolari usati nella produzione cartaia, quali: 

“Gli antichi magli in legno che, azionati da una ruota idraulica, battevano, trituravano gli stracci di lino, cotone e canapa; e non è un caso che il punto di forza di questo Museo siano proprio gli originari macchinari, attraverso i quali i visitatori non si sentono semplici ospiti, ma protagonisti di un’avventura storica affascinante, quale quella della produzione della carta che in prima persona possono realizzare con l’aiuto e supervisione di esperte guide”.

Per rendere ancora più ricca di emozioni la visita: “Il Museo offre anche una Sala Operativa all’interno della quale c’è una mostra di antichi utensili per la fabbricazione e la riparazione dei macchinari. I visitatori possono anche vedere il sistema di canali con vasche di alimentazione per il funzionamento idraulico dei macchinari della cartiera”, sottolinea l’Avvocato De Simone che da 25 anni dirige e gestisce il Museo.

Il Direttore del Museo della Carta di Amalfi, l’Avvocato Emilio De Simone (Foto per gentile concessione del Museo della Carta di Amalfi)

Altissima l’affluenza degli stranieri: “Rappresentano circa il 70/80% dei visitatori annuali e, proprio per venire incontro a coloro che vengono a farci visita dall’estero, abbiamo predisposto la fruizione del nostro opuscolo in inglese, spagnolo, francese e tedesco, le stesse lingue parlate dalle nostre guide”.

Alcuni tra gli antichi utensili in mostra al Museo della Carta di Amalfi (Foto per gentile concessione del Museo della Carta di Amalfi)

Il restante 30% dei visitatori annuali è dunque italiano e tra coloro che visitano il Museo spiccano in modo particolare le scolaresche: “Ospitiamo molte visite didattiche e mi piace sottolineare come il motto del Museo che dirigo sia proprio “Giocando Imparando”. E questo aspetto non riguarda solo i più piccoli, ma tutti coloro che scelgono il nostro Museo per vedere da vicino come viene realizzata a mano la pregiata carta d’Amalfi”.

Lo Spandituro, altro storico macchinario in mostra al Museo della Carta di Amalfi (Foto per gentile concessione del Museo della Carta di Amalfi)

Una carta: “Conosciuta ed apprezzata in tutto il mondo, che nasce utilizzando esclusivamente fibre naturali e proprio quest’aspetto la rende unica nel suo genere, in quanto non ingiallisce. Basti portare un esempio: i testi del 1300, realizzati con carta d’Amalfi, sono meglio conservati rispetto a quelli recentissimi, proprio per la suddetta caratteristica della materia prima utilizzata”.

L’Avvocato Emilio De Simone, da un quarto di secolo alla guida del Museo gestito dalla Fondazione voluta dal Commendatore Nicola Milano, ci tiene a sottolineare, compatibilmente con i suoi numerosi impegni professionali, la sua costante presenza di questa realtà museale: “E’ importante creare un rapporto con chi viene a farci visita in questo Museo che ho restaurato, fatto crescere e fatto conoscere. Mi considero un ambasciatore della mia terra”.

                                               Alessandra Fiorilli 

Positano: tra miti e leggende, una bellezza che incanta il mondo intero

di Alessandra Fiorilli

Quando ci si trova davanti ad una bellezza che sembra sfuggire ad ogni umana definizione, tanto  che nessuna parola è in grado degnamente di circoscriverla, allora, in nostro aiuto, giungono le leggende, dove spesso, il sacro e il profano  si intrecciano e  convivono felicemente.

Lo splendido panorama in avvicinamento a Positano (foto di Lorenza Fiorilli)

E’ il caso di Positano, uno tra i più caratteristici paesi che imperlano la meravigliosa costiera sorrentina ed amalfitana.

L’inconfondibile profilo d Positano (foto di Lorenza Fiorilli)

Il legame che la cultura italica ha con quella della Magna Grecia, lo ritroviamo in molte leggende che vedono come protagonisti paesi e città costiere del sud Italia, e anche Positano ne è una testimonianza: pare che il nome di questo centro marino,  arroccato sulle pendici dei Monti Lattari che si protendono verso il mare, sia legato al nome del dio del mare, Poseidone, il quale lo fondò in nome dell’amore da lui nutrito per la ninfa Pasitea.

L’Italia, però,  non è solo cultura classica ma anche cristiana, e la seconda leggenda sul nome di Positano è proprio legata all’effige della Madonna che si trovava su una nave, la quale fu colta da una tempesta proprio nei pressi della costa dell’attuale Positano e la leggenda vuole che i marinai sentirono la voce della Madonna dire loro: “Posa, Posa”, e la interpretarono come la volontà dell’effige di rimanere per sempre su quel tratto di costa.

Non è un caso che a Positano la chiesa più importante e anche quella universalmente conosciuta ed immortalata nelle foto, sia proprio quella dedicata a Santa Maria Assunta, la cui cupola è rivestita con le tipiche maioliche della zona. I colori sono il giallo e il verde, che ricordano il colore di un sole, il quale,  difficilmente, anche d’inverno, si scorda di baciare  Positano e il verde, che incornicia questo paese magicamente arroccato sulla roccia.

E i miti classici e le leggende avvolgono anche i tre isolotti ben visibili da Positano, noti con il nome di Isole Li Galli, o Le Sireneuse, per via della storia mitica che le vede protagoniste.

Le Isole Li Galli ben visibili mentre ci si avvicina a Positano (foto di Lorenza Fiorilli)
In lontananza, Le Isole Li Galli (foto di Lorenza Fiorilli)

Si narra, infatti, che proprio su quest’arcipelago formato da tre isolotti, Gallo Lungo, La Rotonda e La Castelluccia, vivessero delle Sirene, pronte ad ammaliare, con i loro canti, i marinai che transitavano  con le loro imbarcazioni. Sembra che di lì passò anche Ulisse, il quale riuscì a resistere alla soave bellezza di quel canto, facendosi legare all’albero della sua nave, evitando così il naufragio certo.

Di nuovo le Isole Li Galli (foto di Lorenza Fiorilli)

 

Le case bianche, i rampicanti, la spiaggia di Marina Grande, il colore di un mare che ti accoglie come in un abbraccio: tutto rende Positano un luogo magico, e non è un caso che il cartello di benvenuto reciti “Positano città romantica”.

La spiaggia di Marina Grande (foto di Lorenza Fiorilli)
Il cartello di benvenuto a Positano (foto di Lorenza Fiorilli)

A Positano sembra che l’estate non vada mai via: le foto che corredano questo mio articolo sono state scattate un fine novembre: chi potrebbe affermare, tranne che per la spiaggia priva di ombrelloni e di bagnanti, che mancasse solo  qualche settimana a Natale?

Alessandra Fiorilli