di Alessandra Fiorilli
E’ solo marmo… diventerà un capolavoro della scultura mondiale di tutti i tempi: il Cristo velato.
E’ solo un giovane scalpellatore… diventerà il padre di un’opera che sarà ammirata da tutti, e che continua ad attirare, nella Cappella Sansevero, a Napoli, migliaia e migliaia di persone l’anno: Giuseppe Sanmartino.
E’ solo un museo…diventerà il cuore pulsante di un’arte marmorea quasi impossibile da raggiungere e da superare: Museo Cappella di Sansevero.
L’Italia è un raro scrigno di ineguagliabili bellezze artistiche ma il Cristo velato… il Cristo velato è così perfetto, vivo, palpitante nella sua mobilità mortale, nel dolore di un uomo crocefisso e incoronato da una corona di spine, da spingere a chiedersi come sia stato possibile che mano umana abbia potuto creare un capolavoro ammirato da sempre e da tutti, tanto che, come si racconta, persino il Canova, in occasione di un suo soggiorno a Napoli, si fosse dichiarato pronto a dare dieci anni di vita pur di essere lui lo scultore di questo capolavoro.

E proprio attorno al velo del Cristo, alla straordinaria aderenza alla realtà, si creò persino una leggenda. Il velo fu ritenuto il frutto di un processo alchemico di marmorizzazione dello stesso principe di Sansevero, il committente dell’opera: invece è solo figlio del genio creativo di Sanmartino.
Il Cristo velato è posto al centro della Cappella Sansevero, situata nel cuore storico di Napoli e culla del barocco ed anche la storia della Cappella è legata ad una leggenda. Si narra, infatti, che un uomo innocente, mentre veniva ingiustamente condotto in carcere, assistette all’apparizione della Madonna promettendo di dedicarle un’iscrizione se fosse stata riconosciuta la sua innocenza…e così fu.
Qualche anno dopo, anche il duca di Torremaggiore Giovan Francesco Sangro, molto malato, chiese alla stessa Madonna la guarigione e da questo voto nacque una piccola cappella chiamata Santa Maria della Pietà ma fu suo figlio, Alessandro di Sangro, ad ordinare che venisse trasformata in un tempio votivo dove avrebbero potuto riposare per l’eternità i membri della sua famiglia.
Intorno al 1740, Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero, decise di sistemare questo tempio votivo e, per abbellirlo, chiamò i più rinomati pittori e scultori dell’epoca.
“La Cappella Sansevero costituisce, nel suo insieme e nella relazione tra le sue componenti architettoniche e le sue opere, il testamento intellettuale del suo geniale committente, Raimondo di Sangro, VII principe di Sansevero, ideatore dell’intero progetto iconografico”dichiara la Direttrice del Museo Cappella Sansevero, Dottoressa Maria Alessandra Masucci.

Nascono, così, opere grandiose, tra le quali la “Pudicizia”, e anche qui a colpire è il velo sul corpo della donna; il “Disinganno”, dove è scolpito un uomo che si libera dal peccato rappresentato dalla rete, anche questa caratterizzata di un realismo da lasciare senza fiato, e non è un caso che nel 2024 siano stati 650.000 i visitatori del Museo, con una diversa percentuale tra italiani e stranieri : “La percentuale varia molto durante il corso dell’anno, con periodi che sono particolarmente frequentati dagli italiani, spesso in concomitanza di festività e ponti, e periodi in cui la maggioranza dei visitatori è invece straniera, soprattutto di provenienza europea, ma non mancano turisti americani e dell’Estremo Oriente. In generale, nel corso dell’anno, la proporzione si assesta su un 75% di visitatori italiani e 25% di stranieri”, dichiara la Direttrice Masucci la quale ci tiene ad evidenziare come: “Il numero totale di visitatori, che, come abbiamo già detto, nel 2024 è stato di circa 650.000, è di fatto poco significativo in quest’ottica, mentre è più rilevante osservare che i biglietti disponibili sono sold out quasi ogni giorno dell’anno, spesso anche con un mese di anticipo: in questo modo, siamo riusciti ad appiattire la curva annuale della domanda e la stagionalità connaturata al settore turistico”.

Il Museo Cappella Sansevero, proprio per preservare e tutelare il patrimonio ivi custodito: “Ha adottato un sistema di ingressi limitati, distribuiti su fasce orarie di accesso, con obbligo di prenotazione anticipata. In senso più ampio, la nuova politica di accessi è orientata a promuovere un turismo sostenibile, che inviti il visitatore a godere realmente delle opere d’arte, ma che protegga anche la quiete dell’area cittadina nella quale il museo si trova”.
Il fascino della Cappella Sansevero è indiscutibile, tuttavia: “La sua forza non risiede soltanto nella meravigliosa perfezione del Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, ma proprio nel messaggio affidato a tutti gli elementi decorativi dello scrigno barocco. È proprio per questo che da qualche anno ormai il nostro claim recita “Molto alto da svelare”, un invito ad andare oltre e a scoprire i profondi significati di tutte le sculture della Cappella”.

Per venire incontro alle molte richieste: “Durante ponti e festività, il Museo osserva orari di apertura prolungati e straordinari. Inoltre, nel corso dell’anno si svolgono, in orario serale, delle visite speciali tematiche, prenotabili attraverso la nostra piattaforma di prenotazione online. Infine, in occasione di particolari manifestazioni diffuse, come, ad esempio, “La notte dei ricercatori” o le Giornate Europee del Patrimonio, sono previste aperture prolungate oltre il consueto orario”.
Vengono allestite anche mostre temporanee: “Nel corso degli anni sono state organizzate diverse mostre di arte contemporanea, l’ultima si è conclusa lo scorso marzo, quando abbiamo ospitato le opere del noto artista inglese Darren Almond. Riteniamo infatti che sia fondamentale, per un’istituzione come la nostra, continuare a impegnarsi anche nella produzione culturale che, attraverso nuovi strumenti interpretativi e diversi approcci, consenta di riscoprire e reinterpretare le opere settecentesche, che hanno ancora tanto da raccontare e continuano ad essere fonte di ispirazione per gli artisti”.
Molto sentito è il rapporto con il territorio: “Il Museo organizza periodicamente particolari eventi come concerti o altri tipi di iniziative culturali, finalizzati alla divulgazione del suo patrimonio. Ma sono anche occasioni per restituire qualcosa alla collettività e rafforzare il nostro legame con il territorio: infatti, organizziamo di frequente iniziative il cui ricavato viene devoluto interamente in beneficenza a sostegno di progetti sociali”.
Concludo l’intervista chiedendo cosa significhi essere la Direttrice del Museo Cappella Sansevero: “È naturalmente un onore e un lavoro bellissimo, tuttavia la vivo anche come una grande responsabilità. Responsabilità innanzitutto verso il nostro staff: il Museo è una realtà privata e il nostro obiettivo come azienda è garantire ai nostri collaboratori un ambiente di lavoro sereno e stimolante. Ma anche una responsabilità culturale, quella di perpetuare il messaggio intellettuale di Raimondo di Sangro e di consentire a quante più persone possibili la fruizione di questo straordinario patrimonio. Non ultima, ovviamente, la responsabilità legata alla tutela delle opere affinché si preservino e possano essere ammirate anche dalle generazioni future”.
Alessandra Fiorilli










