Il Teatro Olimpico : tutto il suo fascino nelle parole dell’Assessore alla Cultura, Turismo e all’Attrattività del  Comune di Vicenza, Ilaria Fantin

di Alessandra Fiorilli

Tra i luoghi di una città ce n’ è sempre uno più iconico degli altri, perché il suo stile e la sua bellezza lo hanno trasformato in un simbolo… un simbolo il cui fascino continua a rapire e ad emozionare.

E questo luogo, per la città di Vicenza, è il Teatro Olimpico che per la città veneta: “ Non è solo un monumento: è la sua anima culturale, il suo simbolo identitario più profondo, l’ultimo capolavoro dell’architettura palladiana giunto, fino a noi, intatto come dichiara Ilaria Fantin, Assessore alla Cultura, al Turismo e all’Attrattività  della città di Vicenza, la quale prosegue : “ È il primo teatro stabile coperto dell’età moderna, progettato da Andrea Palladio secondo i canoni dell’architettura classica vitruviana, e concepito dall’Accademia Olimpica come luogo dedicato allo studio e alla celebrazione delle arti e delle scienze, capace di incarnare il forte ideale umanista della nostra città”.

L’Assessore Ilaria Fantin (Foto di Marco Bordin, per gentile concessione di Ilaria Fantin)

La scelta di Andrea Palladio di costruire un Teatro proprio a Vicenza è da rintracciarsi in un motivo profondamente connesso con la cultura che in quel tempo animava la città veneta: “ Già sede dell’Accademia Olimpica, fondata nel 1555 da un gruppo di intellettuali vicentini tra cui lo stesso Palladio” .

Sarà proprio proprio la stessa Accademia  a voler realizzare: “Uno spazio stabile e permanente per le proprie rappresentazioni culturali e teatrali”, come dichiara Ilaria Fantin,  la quale, nonostante la sua carriera da concertista l’abbia condotta in tutta Europa, è tornata poi  nella sua città di Vicenza per dedicarsi anche all’organizzazione di  eventi culturali.  

Il palcoscenico del Teatro Olimpico dal quale si ammira l’illusionismo prospettico (Foto Ufficio Stampa del Comune di Vicenza)

La scelta dell’Accademia Olimpica  di creare e diffondere cultura utilizzando un luogo cittadino, cadde in quelle che erano le prigioni comunali, in pieno centro storico… e  fu così che:  “ Un luogo di reclusione diventò Un tempio della conoscenza e della libertà intellettuale, grazie ad un’operazione simbolica e concreta al tempo stesso, della quale la città si fece promotrice, rendendo tale progetto un autentico manifesto civico”

Il Teatro Olimpico è anche il simbolo di una continuità artistica che non si interrompe con la morte di Andrea Palladio, il quale aveva avviato il progetto il 15 febbraio 1580, sei mesi prima della morte che lo verrà a trovare il 19 agosto :” L’architetto aveva lasciato disegni e un modello ligneo, permettendo la prosecuzione dell’opera da parte di suo figlio Silla e, soprattutto, di Vincenzo Scamozzi, cui si deve il completamento della scenografia prospettica”.

Scorcio della concezione prospettica con la quale è stato realizzato (Foto Ufficio Stampa del Comune di Vicenza)

I lavori si concluderanno 5 anni più tardi e l’inaugurazione che avvenne: “ Con la rappresentazione dell’“Edipo re” di Sofocle, in una messa in scena straordinaria,  rese subito celebre il teatro in tutta Europa”.

Quello che colpisce e rapisce, già al primo impatto, è la scenografia:Realizzata nel 1585 da Vincenzo Scamozzi, il quale si ispirò alla concezione prospettica dell’epoca. Raffigura sette strade cittadine convergenti verso punti di fuga, costruite con legno dipinto, gesso e stucco per creare un’illusione di profondità. Le strade sono inclinate e illuminate in modo da accentuarne la tridimensionalità. In origine, le finestre e le porte finte contenevano lampade per creare effetti luminosi suggestivi”.

Vistare il Teatro Olimpico di Vicenza permette di conoscere da vicino: “Un capolavoro di illusionismo prospettico permanente, mai più replicato nella storia del teatroche rappresenta :” Un unicum assoluto nella storia dell’architettura teatrale ed  è l’unico teatro rinascimentale giunto integro fino a noi”.

La visuale dalle gradinate che costituiscono la cavea ( Foto Ufficio Stampa del Comune di Vicenza)

La particolarità è strettamente legata alla: “ Una scenografia fissa e tridimensionale, che rappresenta idealmente la città di Tebe, ma che in realtà è un omaggio alla Vicenza del Rinascimento. L’intero spazio è concepito come una macchina scenica perfetta e la scenografia è costruita con illusionismo prospettico straordinario, che suggerisce profondità illimitate in uno spazio di pochi metri. È, in definitiva, un teatro che non si limita a ospitare spettacoli: è esso stesso uno spettacolo permanente”.

Il fascino che esercita è difficile da esprimere a parole soprattutto  perché: “ Risiede nella sua capacità unica di emozionare ancora prima che inizi lo spettacolo. È l’architettura stessa a farsi palcoscenico di meraviglia: varcare la soglia del teatro significa entrare in una dimensione sospesa, dove il tempo si dilata e l’antico dialoga con l’eterno. Ogni dettaglio , dalla scenografia prospettica alle proporzioni armoniche, è pensato per evocare un’ideale di città, in cui arte, bellezza e sapere si fondono in una profonda armonia. È un luogo che non si visita semplicemente: si vive, si contempla, si ricorda”.

Visuale dall’alto ( Foto Ufficio Stampa del Comune di Vicenza)

Il Teatro Olimpico non è solo la storia della città e della sua cultura, ma una realtà viva e palpitante ancora oggi, difatti  :” Ospita una programmazione raffinata e selezionata, che privilegia spettacoli in linea con la sua natura e la sua struttura. Si tengono rappresentazioni di teatro classico greco e latino ma anche eccellenti rivisitazioni, concerti ed eventi culturali. Cito, tra tutti, il Ciclo degli Spettacoli Classici e il Festival Vicenza Jazz, due importanti rassegne del Comune di Vicenza che valorizzano il teatro nella sua doppia funzione di contenitore culturale e opera d’arte vivente. Ogni spettacolo è pensato per rispettare la sua acustica, la sua scenografia fissa, e il suo valore monumentale. È anche il luogo dove si tengono incontri istituzionali, eventi di diplomazia culturale, presentazioni accademiche, convegni scientifici e artistici, oltre a ricevimenti per delegazioni internazionali. Oggi, il Teatro Olimpico è un punto di riferimento culturale e turistico, che rende Vicenza un centro d’eccellenza nel panorama internazionale dell’arte e dell’architettura”.

Una suggestiva visione d’insieme del Teatro (Foto Ufficio Stampa del Comune di Vicenza)

E’ un Teatro che annovera, tra i suoi visitatori, figure storiche come Napoleone Bonaparte, Pio VI e Francesco Giuseppe d’Austria e ancora oggi: “E’ tuttora luogo simbolico di accoglienza per personalità di rilievo” dichiara l’Assessore Fantin la quale conclude l’intervista con queste parole : “Al Teatro Olimpico l’arte non si esibisce soltanto, ma si celebra, si discute e si tramanda”

Il Teatro Olimpico di Vicenza: l’intuizione di un genio, la volontà di una città che voleva creare un punto di riferimento per la cultura e la caparbietà di realizzare un capolavoro, nonostante il suo ideatore, il grande Andrea Palladio, avesse lasciato di questo suo progetto solo disegni ed un progetto ligneo destinato a diventare, però,  il simbolo imperituro della cultura vicentina.

                                     Alessandra Fiorilli

La Basilica Palladiana di Vicenza, simbolo della città e del genio artistico di Andrea Palladio

di Alessandra Fiorilli

Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 1994 e Monumento Nazionale dal 2014, la Basilica Palladiana a Vicenza, oltre ad essere il simbolo della città veneta, rappresenta il genio artistico di Andrea Palladio, architetto rinascimentale, il quale ebbe proprio nel Veneto il centro nevralgico della propria attività.

La Basilica, che domina la centralissima Piazza dei Signori sulla quale si affaccia, è in realtà frutto di una serie di progetti volti a modificare il preesistente Palazzo della Ragione, realizzato tra il 1449 e il 1460, che, così come il suo omonimo padovano, aveva la copertura a carena di nave rovesciata e ricoperta di lastre di rame.

L’edificio, prima dell’intervento di Andrea Palladio, ospitava, al primo piano, le Magistrature pubbliche di Vicenza e, al piano terra, le botteghe.

La facciata, caratterizzata da rombi in marmo rosso e gialletto di Verona, era ispirata volutamente al Palazzo Ducale di Venezia.

In seguito ad un crollo, le autorità cittadine vicentine passano al vaglio le proposte che giungano dai più eccelsi nomi dell’architettura veneta, ma, nel 1546, il Consiglio decide di affidare i lavori ad Andrea Palladio, giovane architetto di appena 38 anni, il quale propone di riprogettare il preesistente Palazzo della Ragione aggiungendovi delle logge in marmo bianco e serliane.

Gli interventi sull’iniziale struttura sono quelli che ancora oggi possiamo ammirare: una struttura al tempo stesso imponente ma agile, dinamica, caratterizzata dalle serie delle cosiddette serliane che si ripetono, ovvero una struttura composta da un arco affiancato da due aperture laterali rettangolari architravate.

In seguito al restauro che si è avuto tra il 2007 e il 2012, è visitabile anche la terrazza superiore, dalla quale si può ammirare la vista sulla città e sui monti che la circondano. Il perimetro della balaustra è ornato di statue realizzate, agli inizi del 1600, da Albanese, Grazoli e Rubini, fedeli ai disegni del Palladio.

La Basilica Palladiana, nonostante il nome evochi per i cristiani una funzione religiosa, è stata così chiamata dallo stesso Andrea Palladio per rendere  omaggio alle tradizioni dell’antica Roma, dove, nell’edificio chiamato appunto basilica, si discuteva di politica e di affari.

Intatta, invece, è rimasta la Torre detta dei Bissari, risalente al XII secolo e che è ben visibile dalla terrazza della Basilica

Il Salone del Consiglio dei Quattrocento, al piano superiore, si sviluppa su un’altezza di 24 metri e vanta una superficie di circa 1500 metri quadri , spazio, questo, utilizzato per allestimento di mostre.

Visitare la Basilica Palladiana significa diventare testimoni del  genio artistico di Andrea Palladio, uno tra i grandi nomi dell’arte italiana, ammirata ed invidiata in tutto il mondo.

                                              Alessandra Fiorilli