Palazzo Strozzi: laddove il fascino rinascimentale incontra l’arte contemporanea

di Alessandra Fiorilli

Palazzo Strozzi non è solo uno degli iconici edifici di Firenze, ma anche il simbolo di una rinascita e della chiara volontà di lasciare un segno indelebile della propria famiglia in quella stessa città che li aveva accolti due volte: la prima, nel XIII secolo, quando gli Strozzi si trasferirono nella città di Dante, e la seconda nel 1466, dopo aver trascorso mezzo secolo in quell’esilio deciso dai Medici.

Fu Filippo Strozzi il Vecchio a volere fortemente la costruzione del Palazzo che ebbe inizio il 6 agosto 1489 all’incrocio tra via Tornabuoni e via Strozzi. Gli artefici di quella che sarebbe diventata una tra le più rappresentative dimore signorili dell’epoca rinascimentale, furono i grandi nomi dell’epoca: Giuliano da Sangallo e Simone del Pollaiolo.

La facciata di Palazzo Strozzi, Credito foto: Fondazione Palazzo Strozzi

La pianta regolare e simmetrica, il bugnato digradante, le ampie bifore e il cortile colonnato sono gli elementi che ancora oggi caratterizzano l’impianto architettonico di uno dei palazzi fiorentini più iconici che, però, non riuscì ad essere completato a causa delle difficoltà politiche dell’epoca medicea, nonostante gli Strozzi fossero una tra le famiglie di più alto lignaggio e tra le più influenti sin dal loro arrivo in città nel XIII secolo.

Particolare del bugnato digradante e delle ampie bifore, Credito Foto: Fondazione Palazzo Strozzi

I rami filomedicei della famiglia Strozzi divennero, successivamente, i proprietari del palazzo che, dal XVI fino al XX secolo, fu sempre al centro delle loro attenzioni e delle loro cure, attraverso restauri e iniziative culturali. 

Il cortile colonnato, Credito foto: Fondazione Palazzo Strozzi

Il 1937 segnò l’acquisto dell’edificio da parte dell’INA (Istituto Nazionale delle Assicurazioni) e dopo una serie di restauri, lo splendido palazzo ospitò nel 1940 la “Mostra del Cinquecento Toscano” che ne inaugurò, così, la nuova veste di uno tra i più importanti spazi espositivi di Firenze.

Dal 2006 vi ha sede la Fondazione Palazzo Strozzi che lo ha reso un laboratorio culturale attivo tra tradizione e sperimentazione, attraverso un programma di mostre che spaziano dal Rinascimento ai panorami più contemporanei ed innovativi:  dal Verrocchio e Donatello ad artisti come Ai Weiwei e  Marina Abramović.

In primo piano, l’Autoritratto di Mark Rothko 01-DSA08025©photoElaBialkowskaOKNOstudio (Foto per gentile concessione della Fondazione Palazzo Strozzi)

Dal 2024 l’iconico edificio è di proprietà del Comune di Firenze e, proprio la collaborazione tra i soggetti pubblici e partner non istituzionali, lo ha reso  una fucina di cultura ed innovazione, dove l’arte incontra i visitatori, provenienti da ogni angolo della terra, accogliendoli e parlando loro con nuovi linguaggi.


Due delle iconiche tele di Mark Rothko 22-DSB08317©photoElaBialkowskaOKNOstudio (Foto per gentile concessione della Fondazione Palazzo Strozzi)

Un altro aspetto al quale la Fondazione tiene particolarmente è quello dell’accessibilità: l’arte diventa un percorso per tutti, abbattendo, così, barriere fisiche, sensoriali e relazionali.​​

Una suggestiva immagine dello spazio espositivo e di due opere di Mark Rothko 21-DSB08205©photoElaBialkowskaOKNOstudio (Foto per gentile concessione della Fondazione Palazzo Strozzi)

La collaborazione con scuole, biblioteche, università, associazioni e istituzioni del territorio rendono ancor più Palazzo Strozzi un punto di riferimento per l’arte e per la città: lo scorso anno sono state quasi 48000 le persone che hanno partecipato alle attività educative e culturali promosse dalla Fondazione.

Un fascino indiscusso, quello che Palazzo Strozzi esercita in particolar modo sugli amanti dell’arte contemporanea, come dimostrano i 385000 visitatori dello scorso anno, di cui 214300 “esclusivisti”,  come vengono denominati coloro i quali si sono recati a Firenze principalmente per visitare le esposizioni ospitate nello storico edificio, così come si legge nel Comunicato Stampa della Fondazione Palazzo Strozzi.

La mostra attualmente vede protagonista Mark Rothko, maestro dell’arte moderna, in un percorso espositivo che si snoda cronologicamente: dalle opere degli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso,  le quali risentono del linguaggio proprio dell’Espressionismo e del Surrealismo, per arrivare agli anni Cinquanta e Sessanta, caratterizzati dalle celebri tele astratte create con campiture cromatiche. Le opere esposte provengono dai più celebri musei del mondo: il Museum of Modern Art (MoMA), il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate di Londra, il Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington.

Le iconiche tele con campiture fluttuanti 14-DSA08128©photoElaBialkowskaOKNOstudio (Foto per gentile concessione della Fondazione Palazzo Strozzi)

Più di 70 opere, molte delle quali mai esposte in Italia prima d’ora, potranno incantare, fino al 26 agosto prossimo, chi vorrà entrare nell’animo del grande artista Rothko, attraverso le sue iconiche tele di grandi dimensioni composte da “campiture fluttuanti e sovrapposte di colore”, come si legge nel comunicato stampa.

Altre tre grandi tele 16-DSA08146©photoElaBialkowskaOKNOstudio (Foto per gentile concessione della Fondazione Palazzo Strozzi)

La prossima mostra, dal 25 settembre 2026 al 24 gennaio 2027, sarà: “Broken. Il potere del frammento” che evocherà, attraverso ottanta opere, il fascino evocativo esercitato dal frammento nella storia della scultura, dall’archeologia all’arte contemporanea. Ottanta saranno le opere esposte a Palazzo Strozzi, capace di unire il fascino di un edificio rinascimentale con quello dell’arte contemporanea e dei suoi maggiori esponenti a livello mondiale.

Alessandra Fiorilli

Palazzo Medici Riccardi: tutto il  fascino della prima residenza della famiglia simbolo di Firenze

di Alessandra Fiorilli

La facciata austera di Palazzo Medici Riccardi fu voluta personalmente dal committente Cosimo il Vecchio che preferì Michelozzo a Filippo Brunelleschi, il cui progetto fu giudicato dallo stesso Cosimo “troppo sontuoso e magnifico”, in grado di suscitare invidie, da evitare accuratamente.

Dimora privata dei Medici, dove soggiornò uno tra i più illustri della casata, Lorenzo il Magnifico, accolse nelle sue stanze anche personalità di spicco dell’epoca, come Gian Galeazzo Maria Sforza, che fu poi riprodotto tra i personaggi della Cappella dei Magi.

Il 1494 è l’anno della cacciata dei Medici da Firenze e la Repubblica Fiorentina ne confiscò il Palazzo dove , però, nel 1512, la casata tornò a risiedervi fino al 1540, quando Cosimo decise di trasferire la loro residenza nel cuore della città, a Palazzo della Signoria.

Per quarantamila scudi, nel 1659, la dimora fu poi venduta al marchese Gabriello Riccardi il quale, ritenendo eccessivamente austero il palazzo, decise di intervenirvi con una serie di ampliamenti.

Le difficoltà economiche costrinsero la famiglia Riccardi a vendere l’intera proprietà che entrò nell’orbita del demanio nel 1819, salvo poi essere acquistata nel 1874 dalla Provincia di Firenze.

La facciata del Palazzo Medici Riccardi, ph.M. Quattrone (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

Il “fil rouge” che legherà la famiglia Riccardi all’illustre casata dei Medici, lo si rintraccia ovunque nel Palazzo, a partire dal Giardino Mediceo, luogo molto amato dalla famiglia fiorentina per eccellenza, che qui vi trascorreva gioiosi momenti di convivialità.

Il Giardino Mediceo ©NicolaNeri298WEB_Firenze (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

 I Medici, fino al giorno del loro trasferimento a Palazzo della Signoria, intesero, infatti, quest’area verde come un matrimonio perfetto tra siepi, tra le quali spiccavano quelle di bosso, e capolavori d’arte, quali il gruppo “Giuditta e Oloferne” di Donatello. Durante gli anni in cui fu la famiglia Riccardi a godere di questo spazio verde, si intervenne con delle piccole trasformazioni, che non hanno fatto perdere, però, il fascino di un angolo dove l’animo respira e quasi  palpita all’unisono con le piante, i grandi vasi in terracotta ed i vialetti in ciottoli di fiume.

Uno scorcio del Palazzo dal Cortile delle Colonne ©NicolaNeri328WEB_Firenze (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

Anche nel Cortile delle Colonne, realizzato anch’esso da Michelozzo, che volle un  loggiato di cinque campate per lato, c’è il segno della continuità tra la famiglia dei  Medici e quella dei Riccardi che, nel 1700, intese trasformare il cortile in una sorta di museo dell’antichità, difatti è possibile ammirare busti antichi e frammenti di rilievi, mentre la statua “Orfeo che incanta Cerbero” di Baccio Bandinelli raffigura la concordia e l’armonia.

Il Cortile delle Colonne (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

Dopo aver percorso lo scalone che conduce al primo piano, si accede alla Cappella dei Magi, una stanza quadrata con una scarsella sopraelevata che accoglie l’altare. Anche questo prezioso scrigno è stato progettato da Michelozzo, mentre fu Pagno di Lapo ad intagliarne l’incantevole soffitto ligneo.

La volta lignea della Cappella dei Magi ©NicolaNeri327WEB_Firenze (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

Sul pavimento, pregiati marmi policromi commessi, e sulle pareti gli affreschi realizzati da Benozzo Gozzoli che ha dipinto ciascuno dei tre Magi su altrettante ma distinte pareti.

La Cappella dei Magi_ ©NicolaNeri056_web (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

Un ambiente raccolto, la Cappella dei Magi, ma che dà il benvenuto al visitatore con la sua eccelsa capacità di incantare. 

La ricchezza dei dettagli degli abiti dei Magi che stanno andando in corteo ad omaggiare Gesù bambino, la si ritrova anche nella raffigurazione del paesaggio e degli altri personaggi che Benozzo ha voluto accompagnassero, idealmente, i magi: troviamo, infatti, Cosimo e Piero de’ Medici, i giovani Lorenzo e Giuliano, Gian Galeazzo Sforza e Papa Pio II Piccolomini.

Terminata la visita alla Cappella dei Magi si prosegue verso il Salone Carlo VIII che prende il suo nome dal sovrano, il quale, nel 1494, incontrò proprio in quest’ambiente il Senatore della Repubblica Pier Capponi. Tra arazzi alle pareti, lampadari scenografici, tappeti e divani rossi, il visitatore entra, così,  nella quotidianità della famiglia Medici.

Le grandi feste ed occasioni della famiglia Riccardi avevano invece come scenografica cornice la Galleria degli Specchi, che ancora oggi rappresenta uno dei migliori esempi del tardo-barocco fiorentino.

Realizzata tra il 1670 ed il 1677, l’incantevole volta fu decorata solo a partire dal 1682 ad opera di Luca Giordano, il quale  concluse il lavoro commissionatogli dal marchese Francesco Riccardi, nel 1685.

La Galleria degli Specchi ©NicolaNeri284WEB_Firenze (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

Le quattro virtù cardinali segnano gli altrettanti angoli dell’ampio ambiente che avvolge, abbraccia con la forza di una pittura dolce ma capace di rapire i sensi.

Le scene mitologiche sono arricchite dall’omaggio che la famiglia Riccardi ha voluto tributare a quella dei Medici, i quali occupano il centro della volta. Le porte finestre che si affacciano sul Giardino delle Colonne sono decorate da stucchi, mentre, sul lato opposto,  quattro specchi dipinti da Bartolomeo Bimbi, Pandolfo Reschi e Anton Domenico Gabbiani fanno sentire il visitatore parte di una storia e ospite di uno dei tanti ricevimenti  che ivi si tennero a partire dal 1689, anno delle nozze tra Ferdinando de Medici e Violante di Baviera.

Palazzo Medici Riccardi, Museo dal 1974,  ospita anche mostre temporanee, attualmente ce ne sono due: “Firenze Decò. Atmosfere degli anni Venti”, visitabile fino al 25 agosto,  e “Paolo Antonio Martini. Disegno e dunque sono” in allestimento fino al 13 settembre.  

Stampe storiche della mostra “Firenze Deco. Atmosfere degli anni Venti” _Foto_Nicola Neri jpg (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

La prima, promossa dalla Città Metropolitana di Firenze, ha visto la collaborazione tra la Fondazione MUS.E e la New York University Florence, il Gabinetto Scientifico  Letterario GP Vieusseux, il Museo Archivio Richard Ginori e attraverso arredi, gioielli, tessuti, abiti e manifesti pubblicitari, racconta la Firenze protagonista degli Anni Venti, grazie al fermento culturale che la rese un importante centro creativo.

Alcune valigie degli anni Venti Foto_Nicola Neri jpg (1) (Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

 Dalle produzioni di Richard Ginori all’estro straordinario di   Salvatore Ferragamo che elesse Firenze sede della sua attività, fino alla rivoluzionaria realizzazione della prima tuta di Thayaht del 1920, il visitatore riesce a rivivere quegli anni e ciò che hanno rappresentato per la città.

Abiti degli anni Venti in mostra _Foto_Nicola Neri jpg (1)(Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

La seconda mostra dedicata a Paolo Antonio Martini, a quattro anni dalla sua scomparsa, ne celebra l’estro creativo con una esposizione che spazia dai disegni raccolti in oltre centro quaderni ad acquerelli e illustrazioni.

Disegno dunque sogno_Edoardo-Agresti-Fotografo-023(Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

Il genio di questo architetto che ha saputo precorrere i tempi, data la sua attenzione già negli anni ‘70 ed ’80 del secolo scorso, , verso l’architettura bioclimatica e la qualificazione delle aree verdi. 

Alcuni disegni della mostra PAM_Disegno dunque sogno_Edoardo-Agresti-Fotografo-066 Foto per gentile concessione del “Museo di Palazzo Medici Riccardi – Fondazione MUS.E”)

Dalla visita di Palazzo Medici Riccardi si ritorna come dalla casa di un amico, perché in ogni stanza, in ogni affresco, in ogni suppellettile, si percepisce l’amore di chi l’ha voluta e scelta come dimora… una dimora  dalla facciata austera ma dagli ambienti che coccolano il cuore ed abbracciano l’animo

         Alessandra Fiorilli

La Mostra “Salvatore Ferragamo 1898-1960” a Firenze: un itinerario affascinante tra genialità e passione.

di Alessandra Fiorilli

Acquistarne un paio per molti può rappresentare la necessità del momento, per altri può significare la ricerca di un semplice accessorio da abbinare ad un abito da cerimonia, per altri ancora un momento di puro shopping.

Ma non per lui.

 Per Salvatore Ferragamo la scarpa è stato l’inizio del tutto, della sua passione della sua sperimentazione, della sua vita.

Alcune delle centinaia di scarpe esposte alla Mostra (Foto per gentile concessione del Museo Ferragamo)

Nato il 5 giugno 1898 a Bonito, un piccolo centro dell’Irpinia, la sua è una famiglia numerosa, di agricoltori.

Il lavoro e la fatica sono tanti, ma le entrate sempre troppo poche, talmente poche da non consentire al piccolo Salvatore di proseguire oltre la terza elementare e così, a nove anni, è costretto a trovarsi un mestiere: inizia quello di calzolaio e si incanta a guardare la maestria del suo primo datore di lavoro.

I “ferri del mestiere” di Salvatore Ferragamo (Foto per gentile concessione del Museo Ferragamo)

Quando arriva il giorno della Prima Comunione delle sue sorelline, non ci sono soldi per acquistare due paia di scarpe bianche: le realizzerà Salvatore e saranno le sue prime scarpe.

Alla bottega di Mastro Luigi fa di tutto, ma dopo la morte improvvisa del padre è costretto a lasciare il suo paese d’origine per recarsi a Napoli, città nella quale, nonostante le prime difficoltà, impara tutto sulla scarpa artigianale perché, come Salvatore amerà spesso dire di sé stesso: “In una vita precedente ero un calzolaio”.

Tornato poi a Bonito, apre un negozio tutto suo e ha successo, ma il 24 marzo 1915 è sul piroscafo Stampalia diretto da Napoli a New York: la cabina a sei posti dove viaggerà è sporca e maleodorante e il 7 aprile, dopo i necessari controlli a Ellis Island per entrare negli Stati Uniti, sbarca a New York.

Si traferisce a Boston, impara subito l’inglese, poi va a Santa Barbara, in California, dove aprirà un suo negozio che si affollerà di personaggi famosi.

Comincia a studiare l’anatomia umana e tre-quattro volte la settimana percorre 60 chilometri per assistere alle lezioni.

Nel 1926 torna in Italia e dal 1927 è a Firenze.

E proprio di questa città comincia ad apprezzare l’antica tradizione della lavorazione della paglia, sviluppatasi già nel 1700. E così alle famose “paglie” di Firenze, i cappelli che i turisti portano a casa come souvenir, ora si affiancano anche le tomaie per le scarpe estive create da Salvatore Ferragamo.

L’acquisto di Palazzo Spini Feroni a Firenze, poi la Seconda Guerra Mondiale, i brevetti depositati e l’estate del 1947, quando Salvatore è chiamato a Dallas per ricevere l’Oscar della Moda.

 Fin dai suoi esordi la passione di Ferragamo per le scarpe incontra il mondo del cinema.

Ferragamo e la sua passione per il cinema (Foto per gentile concessione del Museo Ferragamo)

E moltissime saranno le dive che si rivolgeranno a lui per le sue creazioni,  e neanche  la  malattia   riesce a  spegnere il suo ottimismo, tanto da fargli scrivere :” E se non sarà con questo corpo vuol dire che compirò la mia missione con un altro. Tutti viaggiamo nel flusso di un’eterna marea. Un eterno scorrere che non avrà mai fine”.

Ferragamo amò il cinema che lo riamò (Foto per gentile concessione del Museo Ferragamo)

Questa, in pochissime righe, la vita di Salvatore Ferragamo al quale è dedicata una retrospettiva, inaugurata il 26 ottobre 2023 e prorogata due volte e visitabile fino al 6 aprile 2026. Una mostra sul genio di Ferragamo, un percorso museale durante il quale si è proiettati nelle sue origini, nel suo cuore, nella sua maestria, nell’intuizione di un artista che, partendo dall’osservazione della natura, creava le proprie opere d’arte, usando, oltre ai classici pellami, anche materiali naturali come il sughero, la canapa, il fustagno, la paglia.

Sandalo in canapa e cordoncini intrecciati di cotone (Foto per gentile concessione del Museo Ferragamo)

In una Sezione della Mostra, dal titolo Equilibrio e Anatomia, è esposto l’archivio delle forme dei piedi delle clienti più famose e realizzate dallo stesso Ferragamo che, nel corso degli anni, depositò i suoi brevetti presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma.

Scarpe e relativi brevetti (Foto per gentile concessione del Museo Salvatore Ferragamo)

La Sezione Nuovo Rinascimento rappresenta un felice e riuscito parallelismo tra l’arte di Ferragamo e il suo intuito che ricorda la creatività degli artisti rinascimentali e, a dar forza a tale parallelismo, una creazione unica, alla quale è dedicata un’intera Sezione della Mostra: custodito sotto una teca, il sandalo in oro 18 carati nato dal genio di Ferragamo in collaborazione con gli orafi del Palazzo dell’Oro, vicino Ponte Vecchio a Firenze.

La retrospettiva termina con il tuffo più glamour: quello dedicato alle dive, alle principesse, alle donne impegnate nei vari settori, accomunate dal desiderio di vedere ai propri piedi le creazioni di Ferragamo.

Alcune delle celebri forme di legno realizzate da Ferragamo (foto per gentile concessione del Museo Ferragamo)

Si va dalle dive internazionali come Marlene Dietrich, all’esuberanza della cantante e attrice Carmen Miranda, dalla sensuale Ava Gardner all’eterea Audrey Hepburn, ma non mancano le principesse come Grace Kelly e le nostrane Anna Magnani e Sophia Loren.

Salvatore Ferragamo, Sophia Loren e una delle tante creazioni realizzate per la nostra Diva (Foto per gentile concessione del Museo Ferragamo)

E poi, ecco arrivare lei: Marilyn Monroe.

Marylin Monroe e le sue iconiche decolleté realizzate per lei da Ferragamo (Foto per gentile concessione del Museo Ferragamo)

Le sue décolleté, realizzate da Ferragamo, hanno fatto storia e sono diventate il simbolo della sua sensualità senza tempo. Anche grandi artiste come Georgia O’Keeffe e Palma Bucarelli sono state illustri clienti di Ferragamo il quale, da un piccolo paese,  ha saputo esportare, in tutto il mondo, il suo genio e la sua maestria, condensate nella Mostra a Firenze “Salvatore Ferragamo 1898-1960”: un inno alla creatività italiana, alla passione che non conosce né limiti né confini, ai sogni che possono realizzarsi, se ci si crede fermamente, proprio come ci ha creduto Salvatore Ferragamo.

                             Alessandra Fiorilli

Firenze: una passeggiata lungo la storia

di Alessandra Fiorilli

Firenze…Firenze…Firenze… parte dell’immancabile e classica triade, insieme a Roma e Venezia, che i turisti stranieri non si lasciano sfuggire quando visitano l’Italia, meta di gite scolastiche organizzate per ammirare da vicino i capolavori dei grandi artisti rinascimentali, luogo dove i cinque sensi vengono rapiti da cotanta maestosa bellezza e perfezione.

Quando arrivi a Piazza Duomo, non puoi trattenerti dal rimanere immobile, ammaliato dalla grandiosità della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, del Campanile di Giotto e del Battistero.

Il Duomo, uno scorcio del Campanile e il Battistero (da sinistra nella foto di Lorenza Fiorilli)

E tu sai che per costruire quella cupola, simbolo di Firenze e che domina l’intera città, Filippo Brunelleschi impiegò 16 anni, usando una tecnica costruttiva che oggi, a quasi 7 secoli di distanza, e con tutti i mezzi e le innovazioni di cui si dispone, sembrerebbe un’opera impossibile.

Il capolavoro di Filippo Brunelleschi: la cupola, simbolo di Firenze (foto di Lorenza Fiorilli)

Quel trionfo di marmi bianchi di Carrara, verdi di Pisa e rossi di siena,  che ricoprono l’intera facciata sia della Cattedrale che del Campanile, regalano un’atmosfera, al tempo stesso, dolce ed austera, imponente e magica.

Il Duomo che accoglie i turisti con la sua maestosa bellezza (foto di Lorenza Fiorilli)
Gioco di luci tra il Battistero, il Duomo e il Campanile (da sinistra nella foto di Lorenza Fiorilli)

Nell’istante in cui riesci, seppur a fatica, a staccare lo sguardo da tanta magnificenza nata dall’estro e dalla capacità sovraumane di artisti immortali, ti incammini verso Piazza della Signoria e lì la storia ti viene incontro, ti prende sotto braccio, ti parla dei grandi eventi vissuti dalla città di Firenze e che hanno avuto proprio in questa piazza il loro centro nevralgico.

Palazzo Vecchio in Piazza della Signoria (foto di Lorenza Fiorilli)

Guarda…sembra quasi di vedere il rogo che, proprio in Piazza della Signoria,  Girolamo Savonarola impose, nel 1497, ai libri e dipinti non graditi alla  sua ortodossia, rogo sul quale lui stesso brucerà, l’anno successivo e che sancirà la fine del suo governo.

Pochi decine di metri oltre, ecco gli Uffizi, che possono essere considerati un doppio capolavoro: capolavoro come edificio e capolavoro per le opere ivi ospitate.

Lasciati gli Uffizi alle spalle ci si incammina di nuovo e si sa che lui è lì ad attenderci: lui , il ponte più antico di Firenze, lui, che è stato risparmiato dalla furia distruttrice dei nazisti e che si è salvato dalla piena disastrosa dell’Arno nel   novembre 1966.

Ecco, dunque, Ponte Vecchio le cui botteghe degli orafi che costeggiano le due ali del ponte, sono sormontate dal corridoio vasariano progettato appunto da Giorgio Vasari per consentire il passaggio da Palazzo Vecchio, in Piazza della Signoria, centro nevralgico politico-amministrativo della città, a Palazzo Pitti, dimora della famiglia dei Medici.

Particolare di Ponte Vecchio (foto di Lorenza Fiorilli)

Su Ponte vecchio le botteghe degli orafi presero il posto, dietro ordine di Ferdinando I dei Medici, delle macellerie che furono spostate altrove, in quanto il lezzo che da queste si diffondeva, era ritenuto poco consono alle attività politico-amministrative che si svolgevano nei dintorni.

Firenze da Piazzale Michelangelo (foto di Lorenza Fiorilli)

Non puoi andare via da Firenze senza aver visitato  Palazzo Pitti e il suo Giradino dei Boboli,  anche se  un degno saluto alla città lo puoi fare solo dall’alto, solo da Piazzale Michelangelo e lì…lì ti commuovi, ti commuovi per tanta bellezza, e ti immagini che per quelle stesse vie e piazze dove hai camminato, sono nati, vissuti, e hanno patito le alterne vicende politiche della città, grandi artisti come Benvenuto Cellini, Filippo Brunelleschi, Cimabue, Sandro Botticelli, Dante, Guido Cavalcanti.

Arrivederci Firenze… e grazie per questo tuffo nella storia italiana che ci hai regalato.

Alessandra Fiorilli